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09 settembre 2007

Quante Pomarance? Tredici o quattordici ce ne erano!


Appuntamento alla stazione di Cecina in un assolato sabato d’inizio settembre.
Il treno da Bologna è in orario. Quello da Roma è in ritardo, ma la porta del vagone s’apre proprio di fronte a Lucia seduta in attesa su una panchina.
Risa di stupore e di gioia.
Aspettiamo gli altri sorseggiando un caffè d’orzo e raccontandoci le novità più urgenti.
C’è tutto il tempo dell’infinito universo, tra il vento e il sole, l’ombra degli alberi, la spensieratezza e le grida di rondini dell’ultima vacanza estiva.
Henry giungerà su una due posti cabriolet, insieme al Principe Sofisticato, mentre Hertz darà un passaggio a Rodocrosite da Firenze.
Chi viene dalla Costa Azzurra, chi da Ferrara, chi dalla Norvegia, chi dal Veneto, chi da Frascati, chi da Perugia... e fra i tanti qualcuno mancherà!
L'unica mia conoscenza è Lucia.

«Mi è giunta un'e-mail da Artemisia per invitarmi a un incontro tra blogger, partiamo?»
C’eravamo salutate sul binario della stazione Termini solo una settimana prima.
«Ma non conosco nessuno! Non sono blog su cui capito!»
«Sui blog di Henry e Artemisia sei passata… Dai, se non vieni tu, io non vado!»
La complicità dell’amicizia
è una vite che non smette mai di girare cercando profondità nell’incessante avvitamento.
Mi basta una notte, il giorno dopo sono già lì a controllare gli orari dei treni. Cecina sarà il luogo dell’appuntamento che dal virtuale condurrà al reale.
Per me è un’avventura nell’incognito.

Ma chi sono i blogger?
Uomini, donne, giovani, adulti, che scrivono e allacciano ponti virtuali tra esseri umani confusi nella vasta rete dell’immaginario.

Quando Henry, il Principe, Hertz, Rodocrosite passeranno a prenderci, ci siederemo sorridenti ed emozionati davanti a una birra, tra l’ombra, il sole, e il vento che scompiglia i capelli.
«Che blog sei tu?»
Visi sorridenti, sconosciuti, simpatici, un filo ci lega e raccontiamo di noi con entusiasmo fanciullo, smarriti nella novità, nel rituale iniziato da bimbi sulla spiaggia: «Ciao bambino, come ti chiami? Vuoi giocare con me?»

Poi due là, quattro di qua, distribuiti all’interno delle auto e di nuovo in viaggio sulla strada, cercheremo Il Guado del Sole. Luogo da fiaba tra morbide colline, immerso in uno sperduto cuore toscano di fertili onde verdi.
All’arrivo ancora smarrimento, altri visi sconosciuti ci vengono incontro. Presentazioni, baci, saluti. Gli occhi accarezzano e s’adagiano nello spettacolo della natura circostante, il tramonto ci sorride festoso, e un’azzurra piscina richiama con i suoi bagliori. Qualcuno vi sguazza alle ultime lingue di luce dorata.

Tu che blog sei?
Rimbalza la domanda, mentre si catturano nomi difficili da trattenere.
C’è chi indossa di corsa il costume, c’è chi già si conosce, e l’abbraccio è una spirale a fiato sospeso.
Tuffi nell’acqua tra brividi a pelle d’oca. Io osservo ancora stordita.

Il tramonto indora ogni cosa, si aprono le danze a scatti fotografici senza tregua, e a disagio di fronte agli obbiettivi che inquadrano, penso a via Veneto de “La Dolce Vita”, certamente meno immortalata di quell’ora a fine giornata sui bordi d’una piscina.




Fotografi professionisti e fotografi amatoriali, i blogger si scatenano fra lucenti riflessi liquidi, verdi tonalità collinari e oro di sole scendente, sui volti appena scoperti.


Formeremo una lunga tavolata, come un pranzo di Natale, tredici a tavola? No! Si aggiunga un posto! Ci sono anche due bimbe, delle mamme, ragazzi dell’86... Dell’86?!? Esclamazioni di sconcerto. Sono i ragazzi del ’69 che barcollano increduli di fronte a quell’anno di nascita. Sono la più grande, e dire che una volta mi trovavo ad essere sempre la più piccola del gruppo!
Vino, risate, battute… Forse ci eravamo incontrati in qualche precedente vita? L’emozione si spande, complice di sguardi che s’intrecciano e di brindisi che si levano.
La cena scorre come un banchetto luculliano fino al caffè. È solo mezzanotte. Eh, già! Solo mezzanotte e il mal di testa mi atterra.
Donna Danda De’ Pit si ritirerà nelle sue stanze, intanto nei saloni proseguirà la festa sino al mattino, la corte è al completo: il Principe Valerio di Caropepe, Donna Violante Marchesa di Belmonte, il Conte Federigo Della Spiga, Sua Eccellenza Danilo Di Calcata, Donna Lucia De' Tre Desideri, Sua Eccellenza Luigi degli Orefici, Donna Claudia di Mergellina, Donna Roberta din'goppa o’ Vomero, Sua Eminenza Don Antonio dell'ordine dei Gesuiti, Sua Eccellenza Fabio della Scala, Donna Camilla di val Pedrosa, Sua Eccellenza Paolo dei Nordisti.

So che assenzio, vino e altri liquori hanno scaldato i cuori, insieme a letture di poesie e racconti che ciascun membro di Corte ha liberato dal blog-scrigno per condividerle, a lume di candela, tra soffici cuscini nei saloni dell’incontro.


Due giorni da fiaba immersi nelle colline, tra sorrisi di persone che, appena abbracciate, sembrava di conoscere da sempre. L’animo fanciullo ha sorriso, riso e giocato. Ha osservato, fotografato, ritagliato. L’azzurra acqua della piscina ha accolto ancora la realtà di corpi virtuali, e le chiacchiere di vita si sono espanse nell’aria insieme al sole e alle pelli abbronzate.
La mattina ha l’oro in bocca e Donna Laura dell'Imago è giunta al tavolo della colazione in quel mentre, assente prima, presente finalmente.

Gli scatti fotografici ininterrottamente hanno continuato solerti il lavoro per documentare ciò che da virtuale s’è trasformato in realtà, e la creatività s’è sbizzarrita nel cogliere particolari e armonie d’ogni oggetto e volto.

E se la cena era stata una vigilia natalizia, il pranzo è divenuto una merenda scolastica. I compagni di classe ormai affiatati immaginavano già il prossimo incontro, inventavano trame per storie da continuare, nuovi personaggi, quelli da far sparire. C’era chi si emozionava al pensiero del saluto ormai prossimo, e chi faceva confessioni sulla propria fama.

La foto di gruppo, ritratto di Corte al completo, ha coronato, con smorfie e moine, aggiustamenti di corsetto e scelta del pittore, l’ultimo istante d’un film sceneggiato dalla fantasia dei suoi interpreti.

Sul treno del ritorno non sono rimasta immersa nel silenzio del ricordo.
Il mio viaggio verso Roma è stato in auto, in compagnia della coppia più simpatica e innamorata che mi è capitata d’incontrare in questi recenti anni di perpetue fughe dai sentimenti.
Dolce conclusione al bel week-end da fiaba alla corte del Guado del Sole, sono stata cullata da racconti di vita miscelati a confidenze sorridenti fin sulla soglia di casa.



12 dicembre 2006

"La Donna Scheletro" favola offerta da Mary Uukalat



Il motivo per cui stavo facendo una ricerca sugli scheletri...
è perchè avevo intenzione di postare una favola, tratta dal libro:
"Donne che corrono coi lupi", di Clarissa Pinkola Estés.
(cliccando sul titolo altri libri della stessa autrice)

Tutte le favole contenute in tale libro sono bellissime, e la loro analisi è un pozzo di saggezza da scoprire... Ma una in particolare mi vive dentro in un ricordo significativo e, per certi versi, triste.
Oggi volevo postarla, prima che la mia ricerca venisse deviata dalla storia di un'altra donna/cadavere, no, per l'esattezza: "donna-scheletro".

Ho avuto fra l'altro la fortuna di trovarmi il lavoro in gran parte fatto!
Infatti esiste un sito ("inventati.org/donn(ol)a") in cui hanno riportato la maggior parte delle favole contenute nel testo della Pinkola Estés, con la relativa analisi!
Posto ugualmente la "mia favola preferita" (anche se già c'è sul circuito web): avrà altri occhi che la leggono, spero!!
L'analisi è abbondante e lunghiiiissiiiiimaaaa, se sarà possibile ne ricercherò il succo essenziale...

Chi sta leggendo, si immerga, ne vale la pena!


LA DONNA SCHELETRO
Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l'aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. Ma quel pescatore veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga da quella piccola baia che dicevano frequentata da fantasmi.
L'amo del pescatore scese nell'acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: "Ne ho preso uno proprio grosso!" Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo. E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all'amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all'amo.
Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d'avorio.
Quando si volse, l'intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.
"Ah!", urlò l'uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. "Ah!" gridò, e la gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva. Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.
"Ahhhhhhh!", gemeva cercando di raggiungere la terra. Saltò giù dal kajak, prese a correre tenendo stretta la lenza, e il cadavere bianco corallo della Donna Scheletro, sempre impigliata alla lenza, lo seguiva a balzelloni. Corse sugli scogli, e lei lo seguiva. Corse sulla tundra ghiacciata, e lei lo seguiva. Corse sulla carne messa a seccare, riducendola in pezzi poichè vi affondava con i suoi mukluk.
Lei gli era sempre dietro, e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perchè da gran tempo non si rimpinzava. Alla fine l'uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all'interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell'oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro...finalmente.
Ma quando accese la lampada all'olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito. Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza.
"Ecco, ecco", prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. "Ecco, ecco". E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell'ordine che dovevano avere in un essere umano.
Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po' più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza. E lei non diceva una parola - non osava - perché altrimenti quel cacciatore l'avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.
All'uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall'occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all'uomo. La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d'improvviso sentì un'immensa sete. A fatica si trascinò accanto all'uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima.
Quell'unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell'uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: "Bum! Bum!".
Mentre suonava si mise a cantare: "Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!". E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno. E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell'altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.
Quelli che non rammentano il perchè della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott'acqua.
Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno.

l'analisi della favola - di C. Pinkola Estés (estratto)


Il ritrovamento accidentale del tesoro.
In questo racconto il pescatore trova molto più di quello che si sarebbe aspettato. Non si rende conto di sollevare il tesoro più allarmante che gli sarà dato di conoscere, più di quanto egli possa governare. Non sa che tutti i suoi poteri saranno messi alla prova. E' lo stato di tutti gli innamorati all'inizio: sono ciechi come pipistrelli.
Restare inerti e limitarsi a sognare l'amore perfetto è facile. E' una sorta di anestesia dalla quale potremo non risvegliarci mai. E' compito dell'anima riconoscere il tesoro in quanto tale, indipendentemente dalla sua forma insolita, e riflettere sul da farsi. Talvolta anche gli innamorati all'inizio di una relazione cercano soltanto un po' di eccitazione, un pizzico di sedativo. Senza rendersene conto, entrano in una parte della psiche, propria o dell'altro, dove risiede la Donna Scheletro. Il pescatore pensa di cercare semplicemente di che nutrirsi, mentre in realtà fa risalire la natura femminile essenziale nella sua completezza, la natura Vita/Morte/Vita.
Una parte di ogni uomo e di ogni donna oppone resistenza al sapere che in tutte le relazioni amorose la Morte deve avere la sua parte. Fingiamo di poter amare senza che muoiano le nostre illusioni sull'amore, fingiamo di poter andare avanti senza che muoiano le nostre aspettative superficiali, fingiamo che le nostre ebrezze e i nostri impeti preferiti non moriranno mai. Ma in amore tutto, ma proprio tutto, viene accantonato, e la persona dalla natura profonda e selvaggia è irrefutabilmente attirata dal compito. Che cosa muore? Muore l'illusione, muoiono le aspettative, la bramosia di avere tutto, il desiderio di prendere solo il bello, tutto questo muore.
Il pescatore della storia è lento nel rendersi conto della natura di quel che ha preso. E' difficile rendersi conto di quel che si fa, quando si pesca nell'inconscio. Laggiù vive la natura Morte. Non appena scoprite con chi avete a che fare, il vostro primo impulso è gettarla via. Le relazioni spesso vacillano quando passano dalla fase dell'anticipazione a quella in cui bisogna affrontare quello che in realtà è preso all'amo. Se gli amanti si ostinano in una vita di gaiezza forzata, di perpetue piacevolezze o in altre forme di intensità, se insistono con il lampo e il fulmine sessuale, o nella corrente del dilettevole senza conflitti, la natura Vita/Morte/Vita torna dalla scogliera da cui viene gettata in mare. Gli amanti che si ostinano a tenere tutto su una cima scintillante vivranno una relazione sempre più ossificata. Il desiderio di vivere l'amore nella sua forma positiva soltanto, lo porta a un punto morto.
La sfida per il pescatore è affrontare Signora Morte, il suo abbraccio, i suoi cicli di vita e di morte. Senza di lei non può darsi una vera conoscenza della vita, e senza questa conoscenza non può darsi né amore vero, né devozione. L'amore costa coraggio e resistenza a percorrere un lungo cammino.
Due persone iniziano la danza per vedere se va bene loro amarsi. La Donna Scheletro viene accidentalmente presa all'amo. Si iniziano a vedere le parti fragili e lese dell'altro, o la sua inadeguatezza come trofeo. Quando emerge la donna scheletro si offre una vera opportunità di mostrare coraggio e conoscere l'amore. Amare significa emergere da un mondo di fantasia, per affrontare la possibilità di un amore faccia a faccia. Amore significa restare quando ogni cellula dice: "Scappa".
Al primo confronto con la Donna Scheletro quasi tutti provano l'impulso di volare via come il vento. Anche la corsa rientra nel processo.

La Caccia e il Nascondimento.
La natura Morte ha la strana abitudine di emergere nelle storie d'amore proprio quando pensiamo di aver vinto un amante, un "pesce grosso". Ecco il perché di tanto correre e nascondersi. Ma non c'è nessun posto dove nascondersi. All'inizio, quando impariamo ad amare davvero, fraintendiamo molto. Pensiamo di essere inseguiti mentre in realtà è la nostra intenzione di metterci in relazione con un altro essere umano in modo speciale, che aggancia la donna scheletro. Ovunque stia nascendo l'amore, sempre affiora la forza Vita / Morte / Vita. Sempre.
Paradossalmente, quando uno dei due innamorati tenta la fuga, la relazione è investita da più vita. E più si crea vita, più il pescatore è spaventato. E più corre, più si crea vita. La fase della corsa e del nascondimento è quella in cui gli amanti tentano di razionalizzare la loro paura dei cicli Vita/Morte/Vita.
Dicono: "Può andare meglio con un altro", oppure "Non voglio rinunciare a..", o "non voglio cambiare la mia vita", o "non voglio affrontare le mie e le altrui ferite", "non sono ancora pronta", "non voglio essere trasformato". Si cerca disperatamente un riparo e il cuore batte, non perché si ama e si è amati, ma per vigliacca paura. Abbiamo trovato un tesoro, e cerchiamo di fuggire.
Lo stesso processo segue l'amore. Vogliamo soltanto la bellezza e non vogliamo affrontare il "brutto". La donna scheletro ci insegue. E' la grande maestra che avevamo detto di volere. "No, non questa maestra!". Peccato: è la maestra che tocca a tutti.
Molti temono che quando le cose si ingarbugliano in una storia d'amore la fine è vicina, mentre non è così. L'idea di "prendersi dello spazio" è come l'igloo del pescatore, dove pensa di essere al sicuro. Cercare di prendere solo i lati piacevoli di una relazione d'amore non funziona mai. Gli amanti si sono preparati, si sono rafforzati, stanno cercando di mantenere in equilibrio le loro paure. E ora, proprio quando stanno per battere sul cuore come su un tamburo e cantare, uno grida: "Non ancora!", oppure "No, mai e poi mai".
Tutti quelli che non sono pronti, hanno bisogno di tempo, è comprensibile! ma la verità è che mai nessuno è completamente pronto. Per amare il piacere non ci vuole molto, per amare davvero ci vuole un eroe capace di governare la propria paura.

Sbrogliamento dello scheletro.
Se stiamo facendo l'amore, anche se siamo apprensivi o spaventati desideriamo liberare le ossa della natura Morte. Vogliamo toccare il non-bello dell'altro, e in noi medesimi.
Che cos'è il non-bello? La nostra segreta fame di essere amati è il non-bello. La nostra negligenza quanto a lealtà e la nostra devozione, sono poco attraenti! Il nostro senso di separazione dall'anima è scialbo; i nostri bitorzoli psicologici, le inadeguatezze, gli equivoci e le fantasie infantili sono il non-bello. Sbrogliare la donna scheletro significa comprendere che l'amore non è tutto un luccichio di candeline. Significa trovare coraggio e non paura nell'oscurità della rigenerazione. Significa balsamo per le ferite. Cambiare i nostri modi di essere per riflettere la salute e non la povertà dell'anima.
La paura è una scusa modesta per non fare questo lavoro, tutti abbiamo paura! Se sei vivo, hai paura.
Tre cose differenziano il vivere con l'anima di contro al vivere solamente con l'io: la capacità di sentire e apprendere modi nuovi; la tenacia per percorrere una strada impervia; la pazienza di apprendere nel tempo l'amore profondo.
Non è con l'io mutevole che amiamo l'altro, ma con l'anima selvaggia. Una selvaggia pazienza è necessaria per sbrogliare le ossa, per imparare il significato di signora Morte. Ci vuole un cuore desideroso di morire e rinascere, morire e rinascere.
La persona che ha sbrogliato la donna scheletro conosce la pazienza, sa meglio come aspettare. Non è traumatizzata né spaventata dalla magrezza, e neanche sopraffatta dal godimento. I suoi bisogni di "avere tutto subito" si trasformano nella capacità di trovare tutte le sfaccettature della relazione. Non teme di correlarsi con la bellezza della furia, la bellezza dell'ignoto, la bellezza del non-bello. Nell'apprendere e nell'elaborare tutto ciò diventa l'amante selvaggio per eccellenza.

Il sonno della fiducia.
In questa fase l'amante torna a uno stato di innocenza, in cui è ancora intimorito dagli elementi emotivi, uno stato di desideri, speranze e sogni. Il pescatore ha affrontato la donna scheletro, l'ha toccata. Questo lo porta ad una trasformazione, all'amore. Qui il sonno simboleggia la creazione e il rinnovamento, la rinascita. L'innocenza è uno stato che si rinnova con il sonno, bello sarebbe portare con noi un'innocenza vigile e tenerla stretta per averne calore.
Il pescatore mostra tanta fiducia nella natura Vita/Morte/Vita da riposare e vivificarsi in sua presenza. Quando gli amanti giungono a questo stato, dormono il sonno del saggio invece che del diffidente. C'è una cautela realistica e una ingiustificata, che deriva dall'essere stati feriti in passato. Coloro che temono di "essere presi in giro" o "intrappolati", che proclamano a gran voce di voler "essere liberi", sono quelli che si lasciano sfuggire l'oro dalle dita. Talvolta non ci sono parole per dare coraggio, talvolta bisogna semplicemente buttarsi. Dev'esserci un certo punto nella vita di un uomo in cui fiducioso va dove l'amore lo conduce. Quando una vita è troppo controllata, sempre più diminuisce la vita da controllare.
Nella psiche maschile c'è una creatura, un uomo non ferito, che crede nel bene, è saggio e non ha paura di morire. La fiducia non dipende dal fatto che sa che l'amante non lo ferirà. La sua è la fiducia che qualunque ferita riceva, essa potrà essere curata, che una vita nuova segue la vecchia. La fiducia consiste nel sapere che dopo una fine ci sarà un nuovo inizio. Talvolta più un uomo diventa libero e vicino alla donna scheletro, più la sua amante si spaventa e deve fare un suo lavoro sullo slegare e l'osservare. Perché l'amore fiorisca bisogna aver fiducia nel fatto che qualunque cosa accada, comunque apporterà una trasformazione.

Il dono della lacrima.
Le lacrime hanno un potere creativo. La lacrima che viene pianta è la lacrima della passione e della compassione mescolate insieme, per sé e per l'altro.
La lacrima di chi sogna scende quando un aspirante amante consente a se stesso di sentire e fasciare le sue ferite, piange perché sente la sua solitudine, l'acuta nostalgia per un luogo psichico... per una conoscenza selvaggia. Amare l'altro non basta, non basta "non essere d'impedimento", o essere "di sostegno" o "presente". La donna scheletro attende quella lacrima che dice: "ammetto la ferita". Questo è l'inizio della conoscenza profonda dell'uomo. E' un errore pensare che qualcuno possa essere il nostro curatore, il nostro eccitante, il nostro riempitivo: dobbiamo curare la ferita dentro di noi. Quando l'uomo versa la lacrima si impadronisce del suo dolore, e lo conosce quando lo tocca. Vede come la sua vita è stata vissuta in modo protetto a causa della ferita, e che cosa della vita ha perduto. Vede come ha azzoppato il suo amore per la vita, per se stesso, per l'altro. La lacrima del pescatore avvicina la donna scheletro. Il pescatore lascia che il suo cuore si spezzi: non che vada in frantumi, ma che si apra. E' un amore che lo avvolge, ora nascerà in lui un cuore grande ed oceanico.

Un cuore per tamburo e un canto.
Il tamburo fatto con il cuore richiama... E' il cuore che ci fa amare come ama un bambino: appieno, senza riserve, senza sarcasmo, né dispregio o protezionismo. Consentite alla donna scheletro di diventare più palpabile nella vostra vita e lei a sua volta la renderà più ampia. Quando un uomo dona tutto il suo cuore diventa una forza sorprendente: diventa un'ispiratrice. Quando la donna scheletro dorme con lui, egli diventa fertile, è investito di poteri femminili in un ambito maschile. Porta i semi di una nuova vita e delle morti necessarie.

La danza del corpo e dell'anima.
Il simbolo della donna scheletro è un residuo del tempo in cui molto si sapeva della morte come portatrice di trasformazione spirituale. Nell'immaginario femminile la Donna Morte era intesa come la portatrice del destino, la ricreatrice...
L'amore nella sua forma più piena è un susseguirsi di morte e rinascita: il dolore viene cacciato e rispunta da un'altra parte, muore la passione e rinasce. Amare significa abbracciare e sopportare molte fini e molti inizi, il tutto nella stessa relazione.
Energia, sentimento, solitudine, desiderio, noia, tutto sorge e tramonta in cicli relativamente ravvicinati. Il desiderio della vicinanza e delle separazioni cresce e cala. La natura Vita/Morte/Vita ci insegna che la soluzione del malessere è sempre il contrario.
Un'azione nuova è la cura per la noia, la vicinanza è la cura per la solitudine, la solitudine è la cura per la sensazione di essere bloccati.
Nella storia il pescatore era prima inconsapevole, poi è spaventato e in fuga. Infine riflette e comincia a sciogliere i suoi sentimenti e a trovare un modo per correlarsi alla donna scheletro. Poi la sua lacrima di sentimento la nutre e il suo cuore la crea. Così è riamato e impara ad amare.
La donna scheletro viene prima gettata ed esiliata, poi acchiappata da un individuo che la teme. Comincia a tornare alla vita, si trasforma in essere vivente. E' amata e riama. Lei, la grande ruota della natura, e lui, l'essere umano, ora vivono in armonia insieme.
Vediamo nel racconto che il dono del corpo è uno degli ultimi delle fasi dell'amore, e così dovrebbe essere. Non accettate l'amante che subito vuole il corpo, insistete perché tutte le fasi si sviluppino. Fare l'amore è rimescolare spirito e carne, spirito e materia. La relazione amorosa dovrebbe svilupparsi come in questa storia: ogni partner dovrebbe trasformare l'altro. La forza e il potere di ognuno vengono liberati e spartiti.
Poi cacceranno insieme, e si arricchiranno...