^^^^ Roma, 7 marzo 2008 ^^^^

Dora Salinas aveva corso nell’attraversare il viale, sui tacchi degli stivali, sgattaialondo veloce tra l’arrivo d’un auto e l’altra. Era giunta alla vettura posteggiata accanto al marciapiede con la borsa di traverso. Appena sul sedile, con lo sportello ancora spalancato, aveva sommariamente controllato che nulla le fosse balzato fuori dalla sua tracolla rossa sempre aperta e gonfia di cose infilate. Un’occhiata superficiale a cui era sembrato che nulla mancasse, quindi aveva chiuso la portiera ed era ripartita.
Erano giorni che s’affannava in corse contro il tempo che incalzava, con la testa zeppa di roba da non dimenticare. Un sospiro... aveva appena ritirato dall’amministratore la documentazione cartacea che le serviva. Fino al Circo Massimo era dovuta arrivare!
Adesso era la volta del bancomat, aveva solo pochi centesimi nel portamonete, poi doveva ricordarsi di fare benzina. Guardò l’orologio, mancava mezz’ora alla lezione di Pilates in palestra… sì, ce l’avrebbe fatta.
Soddisfatta per la riuscita degli incastri, nel giusto orario aveva varcato l’entrata della palestra e afferrato un tappetino, iniziando l'allenamento.
Ascoltava intenta il corpo e il funzionamento dei suoi muscoli nella piena concentrazione della prima metà della lezione, quando fece improvvisamente ingresso nella sala una delle promoter della palestra che, brandendo un cordless e scavalcando i corpi stesi a terra, chiese: “Qui fra voi c’è Dora Salinas?”
Disorientata Dora si volse, per qualche attimo riflettè all’inaspettata domanda, poi si scosse:
“Sono io!”.
Si alzò per andare incontro alla ragazza che le porgeva il telefono.
- Pronto?Dora, confusa, cercava di riordinare le idee, si avvicinò alla sua borsa appoggiata in un angolo sul parquet, e vi guardò dentro. Il cellulare non c’era.
- Mamma!? Hai perso il cellulare?
- Il cellulare? …no! …non penso!
- Sì, mamma, lo hai perso! L’ha trovato un signore, è uno straniero. Ha chiamato Cinzia, non so come e perchè proprio Cinzia! Lei ha provato a telefonare a casa, ma io non ero ancora tornata. Quindi sua figlia ha avvisato Elena appena è uscita di scuola, ed Elena ha chiamato me. Ho cercato il numero della palestra per rintracciarti! Sei veramente fortunata! Hai trovato una persona onesta… È al Circo Massimo, ma ha detto che adesso prenderà la metropolitana e tornerà a casa, a Ostia. Che vuoi fare? Gli dico che andrai a Ostia?
- Sì… è vero, non ho il cellulare… a Ostia? Eh, va bene, andrò a Ostia… Accidenti!In fondo alla borsa Dora aveva un vecchio cellulare che usava raramente. Lo accese.
- Allora? Che faccio? Dai! Lui deve prendere la metropolitana per tornare a casa!
- Aspetta! …Sta andando alla metropolitana? Allora digli se per piacere può scendere alla fermata di S. Paolo, io fra 10 minuti sarò lì. Accendo l’altro cellulare, richiamami per dirmi che cosa ti risponde.
Gli occhi che prima erano socchiusi e sdraiati sui tappetini, ora erano tutti puntati su di lei. Si giustificò: “Ho perso il cellulare!”
Qualcuno replicò: “E quello?”
- No, questo è uno vecchio, che non uso…Raccolse tutta la roba e si defilò nello spogliatoio. Squillò il vecchio cellulare.
- Mamma, sei proprio fortunata! È una persona buona e onesta! Veramente una persona gentile! Sta andando a San Paolo per riportarti il cellulare!In un battibaleno aveva di nuovo i vestiti addosso, e in un lampo era in auto diretta alla Basilica di S.Paolo. Quando si fermò, provò a comporre il proprio numero dal vecchio cellulare con la batteria già scarica. Squillò a lungo, un tempo interminabile. Infine una voce pacata, bassa, dal timbro straniero le rispose.
Dora improvvisò.
- Salve! Sono la proprietaria del cellulare che ha trovato…- Signora… non si preoccupi… sto arrivando, sto arrivando… Cinque minuti… signora, cinque minuti e sono lì. …Sono a fermata di Garbatella. Cinque minuti, signora.
- Va bene, grazie!
Dora Salinas entrò nell’atrio della Metropolitana. Si avvicinò alla barriera, e pensò che non sapeva come riconoscere quell’uomo. Sentì il rumore del treno che giungeva da Garbatella. Ormai stava per scendere.
Vide arrivare molte persone dalla scala mobile, pensò di richiamare per riuscire a individuarlo tra la gente. Dopo molti squilli sentì la voce straniera spazientita:
- Signora… Ecco… Ora!La batteria del vecchio cellulare cedette e si spense.
- No, la sto chiamando perché non so come riconoscerla…
Guardò le persone che a frotte arrivavano verso la barriera, cercò d'individuare volti stranieri. Sarà stato bianco o di colore? L’intuito le suggeriva bianco. Mentre osservava i volti che giungevano di fronte a lei, vide un uomo che lentamente abbassava il braccio, prima sollevato verso l’orecchio, e lo infilava in tasca. Fissò lo sguardo su di lui, gli puntò gli occhi negli occhi impunemente, lui si lasciò catturare dalla traiettoria visiva ma con perplessità. Dora invece fermò lì il suo sguardo, in quegli occhi di sconosciuto, senza distoglierlo all’avvicinarsi dell’uomo. Quando lui le fu ormai vicino, con sicurezza esclamò: “È lei!”.
Lo sguardo serio dell’uomo per un attimo divenne quasi divertito.
Prima di risponderle una pausa ancora, poi, nell’inizio d’un sorriso replicò: “No!”, burlandosi con gioco dell’audacia di Dora.
- È lei! -, ripetè Dora sorridendo certa.Dora lo prese incredula dalla mano dell’uomo, chiedendo notizie anche dell’involucro. Lui aprì l’altra mano, mostrandole la custodia rossa.
- È questo? - chiese lo straniero estraendo dalla tasca il suo piccolo trofeo, dando continuità al breve gioco di scambi.
- Ah, grazie! Grazie mille! È stato veramente gentile, non so come ringraziarla! Cosa posso offrirle? Non so come sdebitarmi!L’uomo sorrise, scosse la testa, la prese sottobraccio conducendola fuori dall’atrio della metropolitana.
- Signora, non importa. È stata fortunata! Ho visto che aveva molti numeri in rubrica, come faceva se lo perdeva?
- Sì, infatti! Per questo vorrei ringraziarla… Accetta dei soldi? Una ricarica per il suo cellulare? Come posso fare?
- Venga, Signora, cerchiamo un fioraio, con soldi compriamo due rose, una per lei, una per sua figlia… Domani è 8 marzo, festa della donna, sono io che devo offrire a lei!
Dora, che si era lasciata condurre, quando comprese sottrasse il braccio, pronta replicò:- Ah, no! Allora le offro un caffè! Un caffè lo accetta? Ecco, lì c’è un bar!L’uomo cambiò espressione, forse non aveva capito, ebbe un impercettibile dondolìo del capo, come un dissentire. Dora restò a guardarlo, lui riprese a parlare:
- Va bene, un caffè sì.
Entrarono, Dora ordinò.
Aspettando i due caffè presero a dialogare.
- Dove ha trovato il cellulare? M’era caduto mentre correvo!
- Era vicino al marciapiede, accanto a un auto posteggiata. La mia borsa era lì per terra, così. Poi aperto, e visti tanti numeri in rubrica… Fortunata signora, qualcun altro lo avrebbero potuto tenere! …Io invece non ho molta fortuna…
- Non ha fortuna? Da quanti anni è qui?
- Dal 2000, qui lavoro, sono solo…
- È solo? La sua famiglia è al suo paese?
- Sì, in Romania… Ho una figlia…
- Quanti anni ha?
- Il 28 marzo fa 23 anni…
- Ah, è dell’ariete, come me! Si intende dei segni zodiacali?
- Gli uomini rumeni come me, di 50 anni, o 45, o 40, hanno studiato molti anni, 20’anni. In Romania, con regime comunista, c’era obbligo di studiare tanto! Se io non andavo a scuola, veniva polizia ad arrestare mio padre… Oggi i ragazzi rumeni di 19, 20 anni, non sono come noi uomini più grandi, loro guardano ai paesi dove c’è democrazia… Ma non tutto ciò che c’è in democrazia è buono…Dora osservava il volto dell’uomo, volto segnato, ma mite. Gli occhi e la fronte esprimevano amarezza. Sembrava volerle trasmettere tanti pensieri, seppure le parole divenivano sintesi in una lingua che non gli apparteneva. Sembrava volesse dirle di non ritenere che i rumeni fossero cattivi, sembrava voler lavare, con la dolcezza dei suoi gesti, le idee infamanti scatenatesi sul proprio popolo. Lui aveva trovato un cellulare, lo aveva restituito.
Lei lo sapeva, e sapeva che quell’uomo aveva fatto molto più di ciò che avrebbe intrapreso qualsiasi altra persona della sua città. Addirittura glielo aveva riportato dopo essersi prodigato per rintracciarla.
Avrebbe voluto regalargli un dolce, c’era una pasticceria lì accanto, glielo propose, ma lui di nuovo rifiutò:

- Se dico no, resta no. Non insista - le rispose col sorriso.Si avviarono verso l’entrata della metropolitana in silenzio. La varcarono. L’uomo si volse verso di lei porgendole la mano.
- Va bene, smetto.
- Signora, la saluto.Dora gliela strinse forte sorridendo grata.
- Aspetti! Non so il suo nome! Come si chiama?
- Gheorghe. Giorgio…
- Le auguro buona fortuna, Gheorghe…





































