17 maggio 2007

"IL DISEGNO MURALES"


“Quando avrai 18 anni farai quello che vuoi! Ora sono io responsabile di te, e non puoi.”
“Quando compio 18 anni posso fare quello che voglio, l’hai detto mamma, hai detto così!”
“Sì, a 18 anni sono affari tuoi, ora no, e basta!”
Scalpitava Andreina, scalpitava nei suoi 17 anni e mezzo. Le mancava poco, poco…
L’estate precedente voleva partire per Umbria Jazz, con sacco a pelo e amici. No, divieto.
Ah, ma quando avrebbe raggiunto la maggiore età, non avrebbe più potuto impedirglielo. Aveva promesso e doveva mantenere.
Mancava poco ormai, poco.
Avrebbe festeggiato per l’intera giornata quel compleanno, era un traguardo che spalancava le porte alla sua vita! Voleva le amiche per condividerlo, voleva la primavera e il sole, voleva delle corse in bicicletta attraversando la città pervasa dai profumi dei fiori da captare nel vento! Voleva un vestito rosa e leggero come i suoi diciotto anni.
Mancava poco, mancava poco…
Era marzo. Si scendeva in corteo per le strade a manifestare, a gridare slogan con le sue coetanee, fra mille ragazze insieme ad una moltitudine di donne. Mimose fra i capelli, volti dipinti, sciarpe colorate, calzettoni a righe, zoccoli neri, girotondi attorno ai malcapitati:
“Maschi,
maschietti,
non state lì a guardare!
A casa ci sono
i piatti da lavare!”
…Timido, uno, sorridendo alzava la mano chiusa a pugno per manifestare la sua fede politica, quasi a giustificarsi e voler suggerire: “Dai, sono dei vostri…”

Mancano pochi giorni! Andreina è entusiasta della vita, del vento della primavera, del profumo delle mimose, dell’energia delle donne, di quei cortei variopinti e ridondanti di canti, della solidarietà che l’avvolge come un mare in cui nuotare ad ampie bracciate, felice!
Torna a casa col volto raggiante, i racconti di quella giornata scorrono, acqua vivace di torrente, verso la madre che in piedi davanti al tavolo su cui si pranza, senza alzare gli occhi, continua a comprimere il ferro da stiro, su e giù, per gli indumenti distesi sulla coperta.
Parla, Andreina, con la voce che è un canto di gaudio, nel silenzio di marmo della madre che stira in cucina. Le note felici si alzano, riportano ridenti le rime gridate a squarciagola, volano sull’intimorito ragazzo che hanno fotografato, soffiano sulla forza che l’ha pervasa: onda prorompente che si è propagata sulle ore di quella giornata fra donne unite e vocianti.
Bruscamente viene spezzato il suo assolo vibrante:
“Ah, sì? Bella libertà tutto questo! Io qui a stirare, e tu a divertirti per le strade! E la mia libertà dov’è? Potevi starci tu qui a stirare!”
L’arcobaleno che brillava nel firmamento, sottile cristallo di mera illusione, va in pezzi. Andreina ammutolisce. Preferisce chiudersi nella sua stanza mentre la madre continua a inveire.
Cerca tra i fogli, cerca i colori. Estrae un cartoncino nero, afferra i pastelli a cera, e disegna.
Disegna una donna che urla, urla col suo pugno alzato. La lotta, la lotta delle donne: la lotta per la libertà.
Quale libertà?

Piena primavera. Eccolo il giorno del compleanno!
Affittano le bici, lei e due amiche, e sotto il sole romano pedalano per i vicoli del centro, salutano l’isola Tiberina, traballano sui sampietrini di Campo di Fiori, il vento volteggia sotto il velo del vestito dai colori pastello stretto alla vita da un nastrino nero…
La sera la festa continua, e dopo la pizza con gli amici si va al Giardino degli Aranci, a cantare con la chitarra sotto le stelle.

Pochi giorni dopo, incrociando il padre in ascensore, l’uno esce, l’altra entra, Andreina dà la sua notizia:
“Papà, io a Pasqua vado in Sardegna!”
Lui, con sguardo indignato, non proferisce sillaba. Andreina sa che basta avere il permesso materno. Ora è maggiorenne, il permesso è automatico.
Zaino in spalla, parte con gli amici. Una settimana in tenda davanti al mare, vicino ad un campo dove pascolano mucche.
La libertà è iniziata, l’avventura ha sapore selvatico e sconosciuto.


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“Mamma, è fatta! Nonna mi lascia la casa! Lei va a vivere da zia, preferisce così. Ma, come ha sempre detto, mi lascia la sua casa!”
“Non ci posso credere! E’ bellissimo!”
“Sì, da domani inizio a portarmi tutta la mia roba lì. Ho preso degli scatoloni al supermercato per cominciare ad impacchettare un po’ di cose.”

Girandosi con le mani ingombre nel ristretto spazio del corridoio, Gaia urta un quadro che, sganciandosi dal chiodo, precipita a terra.
Il vetro va in frantumi.
Andreina guarda Gaia che già sbuffa contrariata:
“Ecco, lo sapevo che prima o poi finiva a terra! In questo spazio così piccolo il quadro è in pericolo!”
“Tu ce l’hai con questo quadro, non ti è mai stato simpatico!”
“E’ vero. La faccia di questa donna mi ha sempre messo paura!”
“E’ un disegno che ho fatto moltissimi anni fa, quando avevo 18 anni…”
“Lo so, lo conosco bene! Anche se per molto tempo lo hai lasciato chiuso in una cartella. Però è inquietante…”
“Ma non è vero! Non fare la bambina!”
“Oh, ma che bambina!! Anzi, mi devo spicciare, ho poco tempo. Devo inscatolare, e anche togliere i vetri dal pavimento… Scusami, mi dispiace di averlo rotto, più tardi passo a comprare un altro vetro, così si può riappendere.”
“Sai, Gaia… Mi sta venendo in mente una cosa… Potrei dartelo da portare nella tua casa…”
“Mamma? Dai i numeri? Non mi piace! Mi inquieta, te l’ho detto! Ed è una cosa tua: ha significato per te.”
“È vero… fa parte della mia storia. Pensavo di dartelo come regalo... ma in effetti è stupido, mica parti per l’Australia! E poi... ci sono molto legata. Non avrebbe alcun senso darlo a te! E’ un disegno che racconta tutto ciò che ho sempre avuto dentro... ”
“Senti, scusami, adesso non ho tempo, devo mettere un po’ di cose negli scatoloni.”
“Sì, va bene, ho capito. Vado di là.”

Andreina, con in mano il suo trentennale disegno impresso dai pastelli di cera, si siede sul bordo del letto, restando ad osservarlo come fosse una foto sfumata nell’ocra del seppia, l'ambrata tinta d'infinite storie intrecciate.

C’era la sua rivoluzione in quelle sagome che spiccavano dal fondo nero: il suo urlo, il suo pugno alzato. Sagome che raccontavano della capacità di raziocinio nelle donne non presa in considerazione quanto le loro sinuosità. Era la denuncia al mondo del Mercato che utilizzando le forme femminili su di una bottiglietta, richiamava al consumo, rendendo famosa la bibita contenuta nel corpo di vetro.
C’era il cammino del vivere delle donne cantato da Edoardo Bennato.
La Fata, bella odalisca dalle generose forme, che con una mano sfornava un bebè, e con l’altra aveva già preparato il pranzo sul vassoio. Senza alterare la sua bellezza, senza perdere procacità.
C’era il corteo delle donne che unendo fra loro l’indice e il pollice delle due mani, urlavano: “Io sono mia!”.

C’era ciò che Andreina aveva coltivato dentro nel suo lottare verso una libertà che a 18 anni era solo pallidamente iniziata, sempre in procinto di essere inghiottita ad ogni passo dell’esistenza, ad ogni nuovo amore, ad ogni nuova lotta.
Era un murales quel quadro, disegno dai graffiti di cera, linee scolpite dalla durezza di pastelli senza punta.

“Mamma? Sei di là?”
Andreina sente la porta di casa che sbatte.
“Eh? Che c’è?”
“Guarda, sono già tornata con il vetro nuovo. Mi servivano altri scatoloni, e ne ho approfittato.”
“Ah, grazie! Così lo riappendo subito.”
“Meno male che hai deciso di tenerlo… Poco fa stavo ripensando al tuo volermelo regalare, e l’ho immaginato in camera da letto: sai che paura svegliarsi con quella faccia davanti? E poi mi fai scappare tutti i ragazzi!!”
“Ma quanto sei spiritosa!”
“Mamma, dammi retta! Questa è roba vecchia!!”
“Gaia, sei una sbruffona! Se certe lotte non fossero state fatte… Ancora oggi il rapporto tra uomo e donna è molto difficile, ma tu neppure immagini la mentalità che c’era trent’anni fa!”
“Va bene! Tagliamo corto! Ecco il vetro. Tu la pensi a modo tuo, io a modo mio, e quel quadro in camera da letto mi farebbe avere gli incubi!”
“Infatti lo rimetto qui, nel corridoio stretto, e cerca di non farlo cadere di nuovo.”

Gaia ritorna a riempire gli scatoloni.
Andreina assicura il quadro ai chiodi. Controlla che sia dritto. Resta per qualche secondo pensierosa, poi si dirige verso la libreria da cui estrae un album. Cerca una fotografia.
Sorride.
La storia ha camminato, e Gaia è già questo cammino.


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"e tu regina o fata tu
non puoi pretendere di piu'

e insegui i sogni da bambino
e chiedi amore e sei sincera
non fai magie, ne' trucchi, ma
nessuno ormai ci credera'
c'e' chi ti urla che sei bella
che sei una fata sei una stella
poi ti fa schiava, pero' no,
chiamarlo amore non si puo'"

40 commenti:

panzabiker ha detto...

ho fatto fatica a leggerlo tutto.non certo perchè è brutto,anzi complimentissimi di cuore. ma per motivazioni mie personali, per il concetto che ho di vita stessa,la mia incapacità di accettare il tempo che passa,il mio non voler ritrovarmi tra trentanni a ripensare ai miei ideali in un "museo",da sottovetro perchè sarei da museo anch'io e la vita non avrebbe più senso per me.non smorzare quell'urlo con un vetro. quel pugno serrato lo rompa!


p.s anche mia mamma era così .. il giorno del mio 18° mi sono comprato il mio primo pacchetto di lucky strike,ho messo l'orecchino e mi sono presentato a cena completamente ubriaco^.^non vedevo l'ora!

danDapit ha detto...

@Panzabiker
Ah Ah Ah! Allora se anche tua mamma era così, puoi capire!!
Pure io ho messo gli orecchini a 18 anni! Prima non potevo perchè lei non voleva...
Infatti quando sono tornata con i lobi forati, ha esordito:
"E la sveglia al collo, quando?"

Il pugno non è sottovetro, te lo assicuro! Affatto!
E il racconto stesso "è" il pugno chiuso che lotta fiero, altrimenti l'avrei nascosto, e mai sarebbe apparso "in pubblico"!
Un abbraccione!

panzabiker ha detto...

bene.. se non è sottovetro ora respiro meglio..grazie.stringo i pugni anch'io e sfondo le porte a testate(le mani mi servono per lavorare^.^)

un ottima giornata di quel bel sole romano ..

rosex ha detto...

Danda...mi hai fatto fremere con questo racconto. Io non ho camminato per le strade, urlando slogan e cantando... Non è una cosa che mi appartiene, eppure la sento mia. È come hai scritto anche tu: un cammino partito tempo fa e che continua ad avanzare nel tempo.. Non l'ho iniziato di persona, ma lo porto avanti grazie a chi l'ha fatto prima di me e ha tramandato quell'entusiasmo e quell'orgoglio capaci di far crollare i muri del silenzio. Il tuo racconto per immagini è un’opera d’arte. L’ho sempre pensato e lo ribadisco qui, perché non potrei trovare posto migliore per farlo. :)

danDapit ha detto...

@Panzabiker
Grazie per l'ottima giornata!! Qui c'è un bellissimo sole, e vento che spazza via, via...
Anche a te ottimo pomeriggio e serata!

@Rosex
Oh, come sono contenta di leggere queste tue parole!
Contenta di sentirti dire che ti ha fatto fremere, che hai provato emozioni, e che ...tutto ciò è anche dentro la tua vita!
Be'...riguardo all'opera d'arte, grazie Rosex, qui arrossisco direttamente!!
Un bacione felice!

Sanny ha detto...

Non posso pensare al rapporto uomno-donna di trent'anni fa. Mi viene da vomitare.
Mia nonna non ha mai goduto un briciolo di vita. Quell'uomo la teneva come una schiava. E so che non è l'unica.
Mi piace passare qui da te. Mi fai pensare a Lucia e alle sue parole per te.
bacioni

ASSU ha detto...

Dandina, è incredibile non tanto la comunanza di pensieri quanto la sincronicità. I tempi! Dunque mi spiego meglio: in questi giorni sto preparando il mio intervento per un convegno al quale sono stata invitata a parlare del ruolo della donna in pubblicità, e riflettevo sul femminismo e pensavo che oggi non ha più senso. Noi abbiamo avuto già tutto servito su un piatto. Certo, ci sono ancora oggi difficoltà da superare, ma se solo provassimo a immaginare quello che era allora. In fondo, anche il diritto di voto è cosa relativamente recente. Il diritto di voto! E, tutto sommato, penso che se adesso possiamo fare le lotte perché gli stipendi siano equiparati a quelli maschili, c"è chi ha dovuto lottare affinché per noi fosse "ovvio" immaginare un futuro non dissimile da quello maschile. E oggi mi ritrovo questo bel post.

Ma questo tuo pezzo non è bello solo per la riflessione cui accennavo sopra, ma per tanti altri motivi.

Quel dialogo fra due donne della stessa generazione fa venire la pelle d"oca perché è senza tempo.

E, infine, mi ha fatto ripensare a un libro che ho letto tanti anni fa ma mi è rimasto particolarmente impresso. Pensa che si tratta di un libro per ragazzi. Lo avevo acquistato per mia figlia e ho finito per leggerlo io un paio di volte. S"intitola "Graffi sul tavolo" e traccia il racconto di una donna (la nonna della protagonista) che si svela piano piano da donna dura (amara) a donna che un tempo aveva sognato un futuro libero. Nelle prime pagine la protagonista nota sulla scrivania di legno della nonna alcuni graffi: un cerchio dietro delle linee. Entrando sempre di più a contatto con la vera essenza di questa nonna che lei non ha praticamente conosciuto, scopre che quei graffi rappresentano la donna in una gabbia: la libertà negata.

Forse ho scritto troppo, ma domenica parto e per qualche giorno sarò assente, quindi...

Un abbraccio
assu

Casa Russia ha detto...

Incontro questi pochi versi di Osip Mandel'stam in una raccolta (Einaudi). La cortesia del testo russo a fronte mi spinge a tentarne pr esercizio una traduzione. Nel maggio del trentacinque, secolo corrente, il poeta si trova a domicilio coatto a Voronez, città stesa presso un affluente del Don. Ha quarantasei anni e morirà in Siberia due anni dopo. Scrive: "Avendomi privato di mare, di rincorsa e volo/ e avendo dato al piede l'appoggio di un forzato suolo/ cosa immaginavate di ottenere? Una brillante prova:/ bloccare non poteste chi le sue labbra muova".
L'antica usanza di rinchiudere, isolare, costringere, trova in ogni secolo un pugno di poeti, e di poeta, contro.
L'essere umano non è del tutto circondabile, c'è una feritoria attraverso la quale può forzare l'accerchiamento. Ha bisogno di labbra, di scrittura, capace di andare lontano. E' la sua resistenza: Per contro la sua resa è starsene zitto. Perciò resta in ascolto di ogni voce, scritta o smozzicata, che esce dai recinti, che insiste a pronunciarsi anche se non ha speranza di finire udita. Anni fa quelle voci si unirono in rivolte, finirono schiacciate, ottennero la chiusura del carcere sull'isola Asinara, campo di pene per loro e per i familiari che tentavano di raggiungerli. Erano voci più dure, ma più facili, da intendere.
Poche sere fa assistevo al buon lavoro di un giornalista andato a trovare qualche scampato albanese del Kossòvo da noi tenuto in sorvegliata e circondata accoglienza in fondo alla penisola. Il timbro di voce, la faccia, lo sforzo di spiccicare italiano erano somma di una guerra fuggita e del recinto alzato intorno alla sua fuga.
Sto in un popolo che sta sulla difensiva e affida a democratiche segregazioni la cura delle proprie ansie. Sto con i versi di Mandel'stam che istigano i chiusi ad aprire la breccia della voce.

erri de luca

giulia ha detto...

Devo fare un OT. Quello che mi ha colpito di più è stato la "Fata", avevo la febbre alta quando l'ho conosciuta, una compagna di scuola mi aveva prestato la cassetta di Bennato ed io l'avevo sentita per giorni e giorni durante quella "malattia". Non riuscivo a smettere. Un abbraccio.

P.S. Le lotte a qualcosa saranno servite se è vero come è vero che quella stessa "compagna" (che era rossa e figlia di operai!) adesso fa la dirigente al Parlamento e credo che se la cavi anche piuttosto bene ... così mi dicono.

daniela ha detto...

Il racconto è molto bello, davvero. Mi piace soprattutto la conclusione, "La storia ha camminato, e Gaia è già questo cammino".
Invece riguardo ai contenuti, mmm... io odio profondamente il "femminismo" e le sue icone, le frasi di rappresentanza ("io sono mia" esprime proprio quel senso del possesso che non condivido affatto, dal momento che credo fermamente che tutto ciò che si ha, vita in primis, sia un dono e non un possesso) e fosse per me tornerei tranquillamente ai matrimoni combinati. Lo dico con una vena di provocazione, ma non senza consapevolezza: penso che non è importante sposare chi si ama, ma amare chi si sposa.
Mi fermo qui, altrimenti so che susciterei polemiche e proprio non ne ho voglia. Anche perchè so che sarei inevitabilmente fraintesa.
La Fata di Bennato mi ricordo che ti piaceva! Dalla festa donne/giovani donne di un anno fa! Allora vedi che ogni tanto qualche riferimento musicale lo fai anche tu? Bacio!

Sergio ha detto...

Purtroppo il tempo non cammina in egual misura per tutti. Conosco una donna di circa 60 anni, una bella donna, mia parente acquisita, che ha un marito talebano. Oh no, non un talebano pakistano, ma pugliese. Quando esce, lei deve chiedere il permesso e dire dove va e con chi va. Alle sette di sera deve essere a casa per preparare la cena al maritino che non si sogna neppure di mettere o togliere un bicchiere dalla tavola. Lei è sempre "una stupida ignorante che non capisce nulla", lui, che non sa neppure avvitare una lampadina o farsi un caffè o cambiare una pila all'orologio a muro, è "un padreterno, il signor sottuttio". Io mi incazzo perchè la vedo sempre più triste e le dico di mandarlo a fare in c... di lasciarlo e trovarsi un altro (ha ancora dei corteggiatori), ma lei non può farlo perchè la religione (la sua religione) non lo permette. Pensate veramente che il tempo sia passato per tutti?
Un caro saluto. Sergio.

angelo ha detto...

Splendido post: mi ha riportato indietro nel tempo, e trent'anni fa io c'ero.

Trent'anni fa non era diverso da adesso, non a Genova, non tra i ragazzi che vivevano il post-68. Probabilmente era diverso in altre realtà, e certamente lo era cinquanta anni fa, quando una generazione usciva faticosamente dal dopoguerra e tuttoera da costruire.

Ma è bello e dolce lo schema madre-figlia-madre-figlia che percorre 30 anni attraverso due dialoghi e sensazioni di vita.
In realtà in questo periodo di tempo, in una società che se non altro ha il merito di non sclerotizzare i ruoli sociali ma, anzi, di trasformarli rapidamente, siamo cambiati tutti, uomini e donne.

Le donne hanno avuto l'opportunità di studiare, e non è affatto una cosa da poco: un tempo far studiare una ragazza era considerato un cattivo investimento ("tanto poi si sposa ..."), mentre il diploma per il maschio era garanzia di un lavoro migliore e più renumerativo. Poi la guerra aveva portato molte donne ad uscire di casa e ad arrangiarsi, anche nelle fabbriche, perché l'ultima guerra era stata caratterizzata, anche da noi, dalla necessità di una forte produzione, per la quale gli uomini non bastavano.

Queste donne, che negli anni cinquanta avevano anche partecipato alla lotta partigiana, si erano politicizzate e avevano preso coscienza del loro ruolo (merito anche del pensiero marxista), per cui diventava naturale che anche in società cominciassero a spingere per vederlo riconosciuto.

Le loro figlie avevano l'età di Andreina, o dieci anni di più, e spesso erano impegnate politicamente nella sinistra (che all'epoca era solo quella extraparlamentare) più che nel femminismo vero e proprio, da noi, per quanto ricordo, vissuto come eccessivamente borghese.

Naturalmente le idee femministe erano portate nei gruppi stessi, e i compagni che, per comodità o retaggio, non le recepivano erano a loro volta porci borghesi...

Non era facile per i maschi all'epoca, stretti tra femminismo, politica e ruolo atavico, e le radici dell'atteggiamento un po' distaccato di oggi si possono forse trovare in quel senso di sbandamento che ha reso molti uomini gentili, disponibili e... sfuggenti.

Libertà per Andreina, libertà per Gaia si, ma libertà all'interno dei rapporti famigliari: ha ragione Assu quando dice che la strada da fare è ancora tanta, e passa prima di tutto dai luoghi di lavoro, in Italia e nel resto del mondo.

danDapit ha detto...

A TUTTI:
Sorry!!
Sono stata fuori un paio di giorni, tornata da poco!
Presto rispondo...
Intanto GRAZIE per le parole lasciate!
Un salutone e un abbraccio a tutti voi!

panzabiker ha detto...

ciaooooo! come è andato il week end? per questa settimana ti risparmio il racconto del mio anche perchè non me lo ricordo o non l'ho ancora capito...hic!buona settimana!

panzabiker ha detto...

ah! oggi ho letto un libro che mi hanno regalato ieri sera:Baol di Benni. quando mi ha visto con un libro in mano mio fratello mi ha chiesto se lo stavo prendendo in giro...un abbraccio!!

Pier ha detto...

Guarda guarda... Io intitolo un post con la canzone di Cat Stevens "father to son" e tu mi posti questo racconto sul rapporto genitore-figlio!
Beh, la trama è avvolgente e non lascia sfuggire il lettore. C'è tutto il senso della storia che non va dimenticata in quello che hai scritto, la storia della vita di ognuno inserita come una matrioska nella storia di tutti, nel contesto storico generale.
Come cantava il De Gregori:

La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano...


Se posso permettermi due appunti, il mondo del mercato non mi sembra però cambiato rispetto ad allora, anzi, le forme femminili rimangono sempre più scoperte rispetto alla loro mente...
Per quanto riguarda la fata di Bennato io le avevo invece sempre dato una connotazione di delicata canzone d'amore...

juliette ha detto...

Il racconto mi è piaciuto molto...Anche se non ho vissuto quegli anni sento la loro importante eredità. A volte rimpiango di non avere vissuto quegli anni così ricchi di voglia di innovare, di cambiamenti.
Non capisco invece le donne che dicono di odiare il femminismo: certo è stato estremo, pieno di errori, rivoluzionario nel bene e nel male, ma senza di esso, dove saremmo?
E' ovvio che oggi le cose sono diverse, e gli slogan del passato non hanno più tanto senso. Ma c'è stato bisogno di quell'estremismo, secondo me, altrimenti nulla sarebbe cambiato e a quest'ora non sapremmo nemmeno usare il computer.
Baci*

ABICETTA ha detto...

Purtroppo si pensa ancora troppo in termini di uomo e donna e non di individuo.

danDapit ha detto...

Scusate, non riesco a dedicarmi ai commenti di risposta, ma arrivo presto!!
Promesso!

Morgan ha detto...

quella dei 18 anni non mi ha mai convinto, mi è sempre sembrata una paura dei padri soprattutto di fronte alla crescita dei figli.

danDapit ha detto...

Inizio a rispondere...

@Sanny
Ciao! Il rapporto uomo-donna di trent’anni fa in fondo già poteva essere migliore di quello di 50’anni fa! Sì, ho conosciuto donne come tua nonna, che hanno “lavorato” in silenzio per una vita: dentro casa, con i figli, schiacciate dal principio, ritenuto un valore, del “Sacrificio e dell’umiltà”, con emicranie taciute, e panni sporchi da non mostrare…
Qualcosa è cambiato. Qualcosa!
Ma non ovunque…
Ti ringrazio per il tuo passaggio e per ciò che dici,
tanti baci anche a te!

@Assu
Ciao Cara!
Tutto è unito, vedi?
Continua ciò che ci stupisce, eppure sembra manifestarsi sempre di più, quasi a volersi porre ben bene sotto ai nostri occhi!
È fantastico!!

Riprendo una tua frase:
“c"è chi ha dovuto lottare affinché per noi fosse ovvio immaginare un futuro non dissimile da quello maschile.”
Sì, alle spalle d’ogni evoluzione c’è una lotta, una spinta di rivoluzione; poi tutto si dimentica, sfocato nel passaggio del tempo e di ulteriori accadimenti… Ma dietro alle quinte di grandi movimenti sociali c’è la “Storia”!

Una cosa è importante dalla nascita del femminismo ai tempi attuali: un’ulteriore evoluzione del pensiero. Allora le donne puntavano a sentirsi al pari degli uomini, uguali in tutto e per tutto!
Oggi si valorizza l’aspetto peculiare di ciascuno: una donna non potrà mai fare ciò che fa un uomo, e viceversa, ma insieme siamo importanti e peculiari!
Per arrivare a ciò la donna ha dovuto protestare ed urlare il proprio valore!

Grazie per ciò che dici sul racconto, mi fa molto piacere!

Il libro di cui parli mi colpisce… Anch’io scarabocchiando spesso traccio tondi e linee, tondi e figure geometriche, e poi ombrelli … Dopo mi soffermo a guardare i miei scarabocchi e rifletto…
;-]
Non hai scritto troppo, mi fa piacere il tuo coinvolgimento!
Un bacio!!

@CasaRussia
Acci, Grig, cos’è? Mi vuoi mettere in difficoltà??
È un paragone tra la lotta dei popoli e la lotta portata avanti dalle donne? Paragone o similitudine?
“La resa è stare zitto”, dice il brano.
Infatti la rivoluzione si fa parlando, discutendo, affrontando, non restandosene nella segregazione dove “un certo potere” spinge, chiude.
“Un certo potere”: il desiderio di possedere un potere è proprio dell’essere umano, che sia su popoli, su bambini, o … su donne?
”Sto con i versi di Mandel'stam che istigano i chiusi ad aprire la breccia della voce.”

…” cosa immaginavate di ottenere? Una brillante prova:
bloccare non poteste chi le sue labbra muova".


E’ vero! il buddismo dice: “LA VOCE FA IL LAVORO DEL BUDDA”
Grazie Grig/Erry De Luca

(p.s. – la storia del post racconta di un disegno; dietro al disegno c’è una motivazione. Dietro alla motivazione, c’è una sofferenza: una voce che vuol dire qualcosa…)

danDapit ha detto...

@Daniela
Comincio dalla fine, folletto impertinente!
La Fata di Bennato m’è rimasta dentro, vero!

I matrimoni combinati: amare chi si sposa e non sposare chi si ama.
Tu sai (ne parlammo) che sono contraria al matrimonio…! Quindi per me è importante stare con chi si ama e non solo! Anche che la relazione viaggi su un terreno di reciprocità e completezza, senza compromessi.
Matrimonio, legame riconosciuto socialmente, questioni legali connesse a tale riconoscimento, nel mio vivere fra le nuvole li ritengo “optional”!
Sarà che il nucleo centrale per me è che funzioni un legame? E come si fa a farlo funzionare?????
;o))
Circa il Femminismo: le posizioni estreme non sono mai quelle “giuste”!
Eppure quel movimento è servito a cambiare qualcosa! Anche se poi si è aperta –inevitabilmente- una crisi di ruoli che tutt’oggi persiste! La strada da fare è lunga…come in ogni percorso evolutivo!

La frase “io sono mia”, mi fa sorridere…
Allora significava veramente TANTO!
Significava lo riscoprire una sessualità che alla donna era “negata” dalla religione e dal moralismo, da un’educazione cattolica e dall’oppressione data dal senso del “Peccato”.
“Io sono mia”, aveva il significato insito di un altro slogan di allora:
“Non più Puttana, non più Madonna, d’ora in poi solo Donna!”
Ed allo stesso tempo però scopriva la sessualità fra donne: il lesbismo, che è stata un’altra corrente interna allo stesso femminismo.
Eppure c’è voluto tutto questo estremismo, questa provocazione, questi strappi (forti) al moralismo, al perbenismo borghese di allora, per allargare la strada, per aprire altre vie, e perché oggi queste cose facciano sorridere o ci facciano sentire completamente aliene!

Infine: grazie per ciò che dici del racconto e della sua conclusione, guarda come sorrido soddisfatta e felice!! ^___________^
Baxxxxx

@Giulia
Benvenuto OT!
A me “La Fata” piaceva molto, la sentivo dentro… e pensavo che Bennato fosse ...”un uomo da sposare”! ah ah!!
(vedi --> commento sopra a Daniela)
Scherzo!
Dovrei dire molte cose di ciò che pensavo dei ragazzi della mia generazione! Tipo che fossero dei “gran fichi” rispetto ai nostri padri…
Con l’andar del tempo mi sono alquanto ricreduta: qualche delusione, e la discesa dal tappeto volante!
Un abbraccio anche a te!

Diego D'andrea ha detto...

Sono sincero, ho un pò di allergia nei confronti degli slogan e di certe transumanze che talvolta generano, nonostante le motivazioni possano essere giuste e sacrosante.
A parte ciò, il finale di questo racconto (che nonostante la lunghezza si legge d'un fiato) è veramente veramente bello... complimenti!
D

danDapit ha detto...

Quanti ostacoli!!
Non avevo più collegamento alla rete internet!
Posto ancora qualche commento di risposta, e continuerò "POI"...quando?
^___^ (non lo so!)


@Sergio
Grazie per questo “documento” in versione di racconto che qui riporti!
Descrive esattamente la situazione vissuta da molte donne nel passato, ma –appunto- anche nel presente!
La rivoluzione che è scesa in piazza, è poi entrata nelle case, e oggi fa parte del mondo quotidiano: è una realtà, Sergio!
La tua amica, però, manca di coraggio!
Per lei la situazione, nonostante il tempo, nonostante le battaglie, nonostante le ovvietà del passato messe in discussione, è rimasta cristallizzata.
La sua in fondo è una scelta. Sono parole dure le mie, lo so. Eppure, come si fa a restare “prigioniere” di confini tanto ristretti, e di svalutazioni così pesanti nel vivere quotidiano, se non perché si ha bisogno di àncore, di argini, per paura di perdere l’equilibrio nel vasto mondo e nell’aria piena d’una libertà …che in fin dei conti non è LIBERTA’, ma “Diritto” ad ESSERE…!
Nel suo caso è spazio di libertà che può dare vertigini se non ci si è più (o mai) abituati…!
Non tutti/e vogliono aprire le porte che hanno davanti come opportunità a cambiare qualcosa, anche se oltre la porta la strada sta già lì.
La strada c’è, ma ciascuno deve desiderare aprirla anche nella propria vita, lottando lì dove è!
Il principio è: “alzarsi in piedi da soli”, il resto ti seguirà!!!
Sembrerebbe che lei non lo desideri; piuttosto lo desideri tu per lei! …
Un caro saluto anche a te!

@Angelo
Il tuo commento è un percorso storico!
Bellissimo!!
Fra ciò che hai scritto, evidenzio questo:
“Non era facile per i maschi all'epoca, stretti tra femminismo, politica e ruolo atavico; le radici dell'atteggiamento un po' distaccato di oggi si possono forse trovare in quel senso di sbandamento che ha reso molti uomini gentili, disponibili e... sfuggenti.”
Sì, mi trovo molto d’accordo sul fatto che gli uomini oggi siano “Sfuggenti”!
E che questo sia collegato anche alla crisi aperta nei ruoli…

Però… mi viene da riflettere anche su un altro aspetto dell’essere “sfuggenti” degli uomini.
Una volta l’uomo era colui che parlava pochissimo.
Lavorava, andava all’osteria, giocava a carte con gli amici, il suo ruolo all’interno della famiglia era portare a casa i soldi per vivere. Comunicava con la donna?
Il silenzio imperava.
Ciò che si sa dei rapporti sessuali è che avvenivano come routine, come bisogno maschile, e dubito che anche lì ci fossero parole!
Quindi, tra l’essere sfuggenti come risultante di una rivoluzione sui ruoli uomo/donna, e l’atavico retaggio di una tradizione maschile incline alla chiusura, al silenzio, c’è una trasformazione invisibile, anche se i risultati non cambiano?
?__?

Mi fa molto piacere che ti sia piaciuto il dialogo e il modo di impostare il racconto!
Come ho già scritto a CasaRussia, il racconto è nato dal Disegno-Murales: si è costruito attorno ad esso…
Desideravo raccontare quel disegno.
Grazie Angelo, un salutone!

@Panzabiker
Ciao, bentornato!
Prima di tutto ti rispondo per una cosa che ho dimenticato dal tuo PRIMISSIMO commento: Grazie per i “complimentissimi di cuore” per il racconto!

Riguardo al week-end, ti sei ubriacato? Hic!
Il mio??? Un disastro! Sono partita e, come sono giunta, sono stata malissimo!! Il giorno dopo peggio del precedente: sempre a letto, sotto 4 coperte! Lunedì mattina stavo meglio e mi sono rimessa alla guida per tornare a Roma: fantastico, no???

Circa il libro che hai letto (finito?), cosa è successo? Sei stato influenzato dall’aria che gira per blog? =_____=

Tuo fratello, bibliotecario… Fa il disfattista??
;O)
Baci!!

panzabiker ha detto...

ciaociaooo!! si appena posso mi ubriaco.. no scherzo^.^ ..a volte. per me la birra è una delle cose più buone che ci siano..e quindi.. appena posso...ne assaggio qualcuna!il libro l'ho finito lunedì.l'ho letto perchè chi me l'ha regalato ha detto che sono un vero Baol e quindi ero curioso^.^..si forse quel senso di ignoranza che mi sono ritrovato girando per "sti bloggacci" deve avermi fatto male^.^ . complimenti vivissimi anche per il week end! niente male^.^ ora devo scappare un abbraccio grosso cao ciao

angelo ha detto...

Io credo che i ruoli all’interno della società e della famiglia siano cambiati moltissimo in pochi anni, sia per gli uomini che per le donne. Ed il ruolo è quello che permette di superare la paura atavica dell’isolamento sentendosi pecora nel gregge semplicemente uniformandosi a modi di comportarsi e di esprimersi.

Il fatto che siano state le donne a premere per il cambiamento rivendicando, per usare il termine di Assu che mi piace molto, pari dignità ha spiazzato i maschi, costringendoli a mutare un modo di vivere che si era formato nel tempo. Non è trascurabile neanche il fatto che molte donne lamentino la latitanza di un modello maschile, in fondo rassicurante, che praticamente non esiste più se non in sottoculture periferiche.

Nonostante tutto continuo ad essere convinto che chi ama interrogarsi, capire, sperimentare sia una minoranza, forse meno risicata di quella di una volta per il diffondersi della cultura ma sempre molto stretta. Gli altri preferiscono vivere senza problemi e senza patemi, seguendo le mode e i bisogni indotti, costituendo una massa inerziale che è molto, molto difficile spostare. Per tutti.

danDapit ha detto...

@Pier
Ma come! Era stata la prima cosa che avevo notato…il fatto che avevamo postato in sincronicità un argomento “parallelo”!!!
Ormai una settimana fa…!
Anche se la mia intenzione era creare una storia che potesse raccontare “IL DISEGNO”, poi però il racconto ha tratto le sue radici dal dialogo madre/figlia, “prima e dopo”, ovvero: con uno scatto generazionale!
Penso che sia proprio questo che può dare la dimensione del cambiamento!
Tu parli di “matrioska” come contenitore della Storia e della storia di tutti, e a me come associazione di immagini e libera fantasia metaforica, mi torna in mente l’argomento del tuo post sulla maternità/paternità: la Matrioska che contiene all’infinito nel suo corpo un’altra bambolina, non simbolizza proprio la continuità e la maternità?

La canzone di Cat Stevens…DRRIINNN!!! Questa la conosco!!!
L’ascoltavo sempre, e mi piaceva moltissimo!
Quella che tu qui citi di De Gregori..ehm..ora mi sfugge, ma nei suoi versi sintetizza bene il tuo commento!
Il mondo del mercato non è cambiato?
Ma certo che Sì! È progredito nella sua peggiore evoluzione! È andato di pari passo con la libertà dei costumi (indotta proprio dalla rivoluzione voluta dalle Donne?) e con la conseguente trasformazione… Et voilà: ora ci sono anche molti corpi maschili - scolpiti, depilati, allettanti- esposti su fogli platinati e mega cartelloni pubblicitari… La parità a qualcosa è servita... =___= eh eh!!

La Fata una delicata canzone d’amore? Beh, come ho già scritto in risposta a Giulia: io ammirai Bennato per averla scritta! Perché nel porre in evidenza l’inesplicita ma consolidata richiesta rivolta alla donna di non essere se stessa e l’ambiguità con la quale a lei ci si rivolgeva (“se fai quello che voglio sei Fata, altrimenti Strega da bruciare sul rogo!”), lui ha amato la donna! …in questo senso potrebbe essere una canzone d’amore…

@Juliette
Sono pienamente d’accordo con quello che dici!
Fra l’altro sono le cose che ho risposto qui fra i commenti! E sono contenta di trovarti al posto della “voce” di Gaia: al suo contrario, senti l’importanza di quel passaggio storico, e questo al di là degli estremismi fatti di slogan e prese di posizione per cui è passato!
Un baciotto!

@Abicetta
Benvenuta, ciao!
PensarCI in termini di individui?
Sì, è vero! Ma a volte il meccanismo scatta, proprio perché di strada ancora ce ne è da fare! Dipende dal contesto in cui ci si trova! Sul lavoro, per esempio… O all’interno di una casa…
Quando a fronteggiarsi ci sono Un Uomo e Una Donna, al di là della verità che siamo tutti esseri umani con pari diritti e dignità, lì la storia e l’educazione premono alle spalle con i loro retaggi…
Un salutone e grazie!

danDapit ha detto...

@Morgan
Passi lasciando brevi frasi che si prestano a più interpretazioni…
Cosa non ti convince? Il fatto che dei genitori, scattati i 18 anni, lascino liberi sentendosi a propria volta liberi da ogni responsabilità?
Al di là della storia di Andreina, posso dirti che con mia madre è funzionato ESATTAMENTE così, anche se a te non convince! Non solo: tu parli di Padri, io ti parlo di Madre.
Mio padre non aveva voce in capitolo: si è assentato dall’educazione dei figli, chiudendosi nel suo mutismo per anni. Quando mia madre ha deciso che giunti i miei 18 anni, lei si poteva ritenere libera dalla propria responsabilità materna, mio padre ha lasciato che facessimo! E io ho iniziato a muovermi a mio piacimento, nei termini di una convivenza comunque da rispettare! (questo non mi impediva di rincasare alle 3 di notte, usare l’auto, viaggiare con i miei risparmi da baby sitter…ecc ecc…)
Non tutti i genitori sono così, c’è di peggio in quanto ad omissione di responsabilità genitoriale!!
Convinto? ^_^
Non importa!!
;o)
Ciao, a presto…!

@Diego d’Andrea
Ciao!
Slogan a parte (di cui ho già trattato qua e là tra i commenti), grazie per ciò che dici sul racconto, mi fa piacere!
E grazie dei complimenti, li prendo, li incarto e me li tengo! ^___^
Baci!

@Panzabiker
Beh, visto che ho scoperto che è stato il tuo compleanno…una sbronzetta ci stava bene, no?
E ti è piaciuto il libro? Ti ci sei ritrovato?
Ancora penso a quella foto, veramente bella!!!
Al tuo prossimo passaggio, navigatore e artista!
Ciao!

danDapit ha detto...

@Angelo
E’ vero che il ruolo fa sentire “pecore nel gregge”, ma, come dici dopo: è anche un binario certo da percorrere, che dà sicurezze quando non si ha voglia di inventare nuovi percorsi! E dei nuovi “sé stessi”.
Però…devo dirti che, nonostante molto sia cambiato (veramente una Bella Rivoluzione) io non posso fare a meno di notare che “ANCORA” ci si basa su certe fondamenta!
E questo proprio all’interno della famiglia e in campo lavorativo/professionale.
Una donna spesso si trova a dover fare scelte drastiche per salvaguardare la propria autonomia, per non vivere sotto un costante giudizio condizionante, per non cedere a dei compromessi.
C’è ancora strada da fare, da ambo le parti (Uomini e Donne): infatti è vero che accade, al pari di ciò che ho appena scritto, anche che un certo retaggio culturale femminile tenda –come dici tu- ad aspettarsi protezione e sicurezza dalla figura maschile!
Non saprei fare una stima sulla maggioranza e minoranza di coloro che si interrogano, che hanno uno spirito di ricerca attivo come individui, ma sono certa, ne ho piena fiducia, che la Storia cammini, e che in ogni cosa ci sia evoluzione, nonostante “una massa inerziale che è molto, molto difficile spostare.”
- Prima o poi si sposta!!-
Come “tutto” si è spostato! malgrado il tradizionalismo, il rigore religioso, le censure, e le paure indotte!
Panta Rei!!

panzabiker ha detto...

buonasera! oggi giornata faticosa... non sudavo così tanto da quando facevo sesso con Ilaria..sono distrutto. il libro mi è piaciuto...era corto^.^. ebbene sì ho scoperto che sono un baol,che non esisto ecc..se ti piace la foto puoi prenderla è lì a disposizione.. ora devo scappare che sono di super corsa. magari a stanotte!! ciao ciao

panzabiker ha detto...

buona notte!!stasera serata strana ma piacevole. devo pensare.a domani!

danDapit ha detto...

@Panzabiker
I tuoi paragoni sono molto colorati! E molto diretti!
;o))
Allora sei un Baol!
(ma io il libro non l'ho letto!!!)
Grazie per il "regalo" della foto, la prenderò!!
E infine GRAZIE per la buonanotte notturnissima...Serata strana ma piacevole?
Che hai combinato??
;-]

io invece ti dò il BUONGIORNO!
(e ora vado a postare un nuovo post...)
Ciao, Super Energy!

panzabiker ha detto...

buongiorno anche a te! sono troppo diretto? ma guarda che sudavo una cifra!!^.^ ieri in seconda serata sono uscito con una mia amica(niente di più e niente di che)era la 4 volta che uscivamo solo noi due e tre volte su quattro siamo finiti a conoscerci meglio.. ieri sera dopo un ora di intensa attività di scambi interpersonali senza che le chiedessi o dicessi niente mi fa:"si,no ,bè,però tu non mi piaci,di solito non mi comporto così,sono stata incoerente e solite frasi di circostanza, mi spiattella in faccia l'infinità dei miei difetti con un elenco da scontrino del supermercato. io un pò stupito/basito/kisito le dico: "va bene ti porto a casa" e invece che avviare il motore siamo andati avanti ... per un altra ora e mezza. certo che in giro ce ne è di gente strana!

la domanda è: ego forza 9 o bonaccia d'agosto? chi le capisce le donne!viva cuccu!^.^(profondamente scherzo)

non hai letto il libro?? miii non ci posso credere!!dicono che il personaggio mi assomiglia^.^.leggi leggi

buona giornata !!!

danDapit ha detto...

Panzabiker
Sei matto!!!
Sudavi una cifra???!!!
sei matto scocciato!!
(ovviamente in senso bonario)
Sono curiosa dell'elenco/difetti/scontrino del supermercato...
Troppo curiosa?

(ehm... sai, il fascino dell'abitacolo stretto, di un auto, al posto di un ambiente/appartamento, non è da sottovalutare... come donna capisco! ma non spiego!! ^___^ )

Benni non mi piace veramente, ma proverò con il Baol...vedremo!

byeeeee!!

panzabiker ha detto...

io ho un ducato..praticamente una piazza d'armi... volendo ci si può rotolare meglio che in una sala arredata,ho candele e copertine varie per creare atmosfera..è pure insonorizzato!!però devo trovare un frigoriferino da camper...dici che potrebbe essere un problema se non ho il frigorino da camper? ovviamente scherzo su tutto non sono mica così! poi io? con questa faccia? presidente della pro loco, responsabile della consulta giovanile, membro d'ufficio del consiglio pastorale parrocchiale redattore del giornalino giovanile comunale,docente della scuola sociale che fa certe cose? ma scherziamo?^.^

l'elenco dei miei difetti rimane segreto(anche perchè sono tanti e poi scusa...mi butto in rete per non farli vedere e tu me li chedi????^.^) se non ti piace benni puoi guardarti il grande lebownsky(non mi ricordo come si scrive) dicono che sono "il drugo"(non l'ho mai visto).


ora basta dire stupidatine mi aspetta un pò di lavoro

panzabiker ha detto...

buon proseguimento di giornata!!^.^ (mi ero dimenticato di salutare^.^)

lucia ha detto...

I 18 anni sono stati un miraggio anche a casa mia.
Mio padre tuonava promesse di una libertà che col tempo è arrivata ma non aveva più lo stesso sapore. Così come non hanno più lo stesso sapore le vecchie lotte e quei quadri che i figli non vogliono portare con sè. Forse la voglia di combattere si è incagliata negli anni a seguire, o forse brucia ancora sotto la cenere. Apriamo le finestre. Che entri il vento e rinvigorisca le fiamme.
io ti abbraccio mentre l'eco di temporali lontani scaldano il cuore
^_^

panzabiker ha detto...

per Lucia:"Si alza sempre lenta come un tempo l'alba magica in collina,
ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima."
il maest"r"o ha sempre una parola per tutte le situazioni:apriamo davvero le finestre e che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva

lucia ha detto...

@ panzabiker
"E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d' acciaio..."
^_^

danDapit ha detto...

Panzabiker
L'elenco dei difetti è molto interessante, ah ah!!
Siamo in rete, e perciò mostriamo ciò che non si vede!!!
^___^

Ovviamente scherzo e con molta provocazione...!

Lucia
"...o forse brucia ancora sotto la cenere. Apriamo le finestre. Che entri il vento e rinvigorisca le fiamme."
...E se "quel vento" fossimo proprio NOI?
il vento della rivoluzione umana!!
;o]
(a buon intenditor...)
smack!!

@Panzabiker e @Lucia

bel coro!!
=___=