## § Woman Surprise § ##

“Spingeva decisa e con vigore sui pedali della bicicletta, voleva la strada libera davanti a sé, senza pedoni, auto o animali che la costringessero a frenare. I pensieri bruciavano e i muscoli delle gambe imprimevano velocità mentre lei a collo eretto tagliava l'aria col viso scorrendo in avanti, scorrendo via, inseguendo una pellicola di film che andasse oltre, in un tempo che con un balzo fosse già il successivo… «Six months later».
E via! Obliate le scene più drammatiche, via, verso la felicità.
Poco prima era ancora in cucina, l'usuale buongiorno alla mattina, sfogliando il giornale.
Lo sguardo s'era appoggiato là, assorbendo l'articolo mentre la mente, formica instancabile, allineava sequenze di scene recenti, tornate di botto a schiumare in lei. Cold case della vita.
La giornalista aveva forgiato col fuoco il suo pezzo denunciando l'ennesima violenza su di una donna, e Dina, sorseggiando orzo bollente, era rimasta impigliata –come lana su ritorti fili metallici- alle parole dell'Altieri. (*)
«Proprio non mi riesce di intascare indifferentemente la notizia: un'altra donna violentata e massacrata di botte . Quanto fa? cinque, dieci, venti?
Sì, torno a parlare di donne e ci tornerò ancora e ancora, fino a quando avrò un filo di voce e una tendinite fulminante non m'impedirà di schiacciare lettere sulla tastiera.
Io provo rabbia. Non si tratta di provenienza geografica, ma di uomini e donne che non si riconoscono ancora la medesima qualità di persone.
E allora lo domando agli uomini: «cosa dobbiamo fare? Cosa dobbiamo fare per farvi entrare nelle teste che non siamo solo un buco con un po' di curve attorno? »
Mi pare che non abbia funzionato il sistema di ammantarci con veli e burqa, dobbiamo forse rispolverare le cinture di castità e buttare le chiavi nell'oceano? Iniziare a fare a botte da adolescenti sì da temprare le ossa per una futura lotta? Armarci e sparare in fronte al primo che ci fa un complimento? Mortificare cura e bellezza, in modo che questo corpo non susciti più istinti se non di disgusto? O forse potremmo cavalcare le strade ammiccanti, con un cartello al collo: sotto non indosso slip, accomodatevi!
Donne, la dobbiamo smettere di attenderci che “loro” capiscano: basta con questa femminilità che ci hanno cucito addosso. Basta!»

Parole che evocano immagini, lo scomparto di memoria e pensieri fragilmente socchiuso, s'apre. Pinze, martelli, spilli e chiodi si rovesciano nel cuore. Dina smette di sorseggiare il suo orzo, appoggia la tazza sul tavolo. Lo stomaco è chiuso mentre gli occhi cercano svago. Davanti alla porta di casa staziona la bicicletta. La sua bici. La imbraccia e scende le scale.
Pedala con foga. Le frasi della giornalista le sfrecciano in testa come pietre scagliate.
“Rispolverare le cinture di castità e buttare le chiavi nell'oceano?” …“Mortificare cura e bellezza, in modo che il corpo non susciti più istinti?” …“Cavalcare le strade ammiccanti, invitando con provocante nudità suggerita?”…
Una morsa alla coscienza collegare la lapidaria realtà, schiacciata al muro da quelle frasi, alle risposte che lui era stato capace di darle.
Respira a fondo l’aria che va schiaffeggiandola in corsa libera. All'interno si compone la scena, uguale a fotogrammi proiettati su di uno schermo.
- Chuck? Ciao, sono Dina.Sembrava fossero passate poche ore dall'ultima volta, non trecentosessantacinque giorni.
- Ciao Dina… come stai?
- Com’è che mi chiami?Dentro di lei s’erano sovrapposti e premevano pensieri e memorie nel caos d’un silenzio forzato. Aveva troncato di netto, ma lo aveva amato. Ancora si chiedeva perché l’avesse tradita. E adesso? Le loro vite scorrevano distanti, sconosciute, conservando risentimento.
- Vorrei vederti. …Per un confronto.
L’accaduto era irrecuperabile, ma guardarsi in faccia aveva il valore d’una pietra miliare.
Erano saliti in auto dopo un breve saluto, lui alla guida, lei accanto. Una sconosciuta sensazione di riserbo la permeava nell’incrostazione d’un ghiaccio cresciuto giorno dopo giorno. Doveva superare l’ostacolo dell’orgoglio ferito e lo desiderava, per creare terra di scambio.

Le prime parole entrarono fra di loro nell’abitacolo arrancante su strade notturne.
Inaspettate urla le si spinsero in improvvisa eruzione dal petto. Non era così che aveva immaginato l’incontro, eppure stava gridando fuori di sè mentre lui guidava, e ogni particella di pensiero, emozione, dolore custoditi fino a quel momento si rovesciò, torrente in piena, scroscio violento che trascina detriti, rami, fango, sassi, giù giù, rovinando a valle, denso e torbido di fango e sporcizia.
- Allora… perché volevi vedermi?
- Te l’ho accennato, mi piacerebbe un confronto fra noi.
- Ah, già! E spiegami, come hai scoperto di Anna?
- Inevitabile… La mia psicoterapeuta!
- No… Non è per quello che l’hai scoperto, chi te l’ha detto? Eh? Sentiamo!
- Ma scherzi, vero? Sarei forse io a nascondere qualcosa? Sarei io a falsare la realtà?
- Ah, non rispondi, eh? Stai cambiando discorso! Sono certo che non è accaduto per caso. Ne sono sicuro! Sicuro. Sii sincera, tanto so che non è come dici.

- Non aveva valore per te ciò che c’era fra noi? La nostra sessualità? Non avevi sempre detto che era speciale? Avevi bisogno di scopare con un’altra?Aveva voluto incontrarlo per un confronto. Un amore da non gettare nella spazzatura, con un passato da rinnegare. Di fronte a lei un uomo che l’aveva tradita con l’orgoglio d’averlo fatto. Non c’era altro.
- Uh, ma che vuoi che sia!
- Cosa? …E se io avessi scopato con altro? …Eh?
- Tu saresti stata una puttana! Ha, ah! Per te dovevo essere importante solo io! Ma dai, che vuoi che siano le scopate con Anna… Per un uomo è diverso. Certo che la nostra sessualità aveva valore! Anna non toglieva nulla, anzi! Con te era molto più bello! …E poi sapessi quanto era gratificante volare di fiore in fiore, il mio ego era così pieno, così …ah! Forte! …Ed ora cosa dovrei fare? Cospargermi il capo di cenere?
- “Che vuoi che sia”, rispondi? Che vuoi che sia? …Cospargerti il capo di cenere? A me non interessa la colpa. L'attenzione prima di agire, è responsabilità. Con il tuo finto senso di colpa non ci faccio niente! Nelle tue parole c’è la superiorità di qualcuno che non ritiene d’aver sbagliato, potresti rovesciarti un secchio di cenere sulla testa, io non sono il sacerdote che ti dà l’assoluzione! Ma riesci a renderti conto di ciò che dici?
- Ecco, è questo modo di fare che non sopporto. Tu vuoi impormi la tua visuale. Ciò che per te ha valore, deve valere anche per me? Siamo diversi, non la vedo come te. Meglio restare distanti, lo abbiamo fatto finora. Non c'è comunicazione.
Pedalava con lentezza adesso, lasciando che lo sguardo si perdesse tra le foglie gialle ormai rade sugli alberi, seguendo poi il loro staccarsi e volteggiare smarrite nell'aria umida. Sentì tristezza e delusione unite in un vuoto, poi la musica d'una vecchia canzone che emergeva attraversandole la mente, come fantasma, girando a disco in parole galleggianti a ritmo, dolcezza in amarezza.
« Andrea aveva un amore, Riccioli neri »
« Andrea aveva un dolore, Riccioli neri »
Le foglie si sdoppiarono attraverso la lente delle lacrime che affioravano.
« E Andrea l'ha perso, ha perso l'amore, la perla più rara »
« E Andrea ha in bocca un dolore, la perla più scura »
In una lacrima che il vento raffreddò sulla pelle canticchiò ancora.
« Andrea aveva un amore Riccioli neri »…
Andrea ha in bocca un dolore.
Aveva tentato, lei, di comunicare con un cuore. La perla più rara.
Non le restava che pedalare. Oltre.”

La scrittrice posò la penna.
Il racconto era pronto. L'indomani l'avrebbe trascritto al computer e inviato alla redazione.
Appallottolò i fogli scarabocchiati delle correzioni gettandoli nel cestino con un lancio di soddisfazione. Poi alzandosi si accese una sigaretta aprendo la finestra.
Sentì il motore di un'auto posteggiare lì sotto, si sporse e lo vide.
Aspirò con maggiore avidità dal filtro dirigendosi al fornello per bollire dell'acqua. Il campanello suonò perentorio. Restò davanti al boiler che si scaldava sulla fiamma.
Il suono della porta fu ancora più lungo e insistente.
Gli aprì.
- La devi smettere!La scrittrice si versò il tè.
- Di far cosa, Corrado?
- Di pubblicare racconti che parlano di noi, soprattutto di me!
- Non c'è il tuo nome, né l'indirizzo, né la foto, nessuno sa che sto parlando di te, o che ci siano riferimenti autobiografici.
- Perché lo fai? Ti vuoi vendicare?
- No. Voglio parlare di come gli uomini vivono le storie che per le donne sono d'amore. Per voi, invece, solamente sesso.
- È letteratura?
- Non lo so se può essere letteratura, è attualità. È valore che posso costruire attraverso la penna. Sono stufa di sentire e vedere che le donne sono solamente un corpo di cui sfamarsi.Estinta la fame, si butta via la persona, un involucro vuoto.
- Ma che dici? Di che parli? Amore? Amore? L'amore non esiste! Quando ripetevi d’amarmi stavi lì a criticarmi di continuo, sempre a fare la maestrina in cattedra. Ma quale amore? Balle!
- Ti amavo. Ti amavo come eri, comprese le tue numerose pecche. Amare non significa però ingoiare tutto, mettere un bavaglio e lasciare che l’amato comodamente calpesti chi ama… Poi l’amore s’è macerato. Consumato nell’impossibilità di comunicare, nelle prepotenze del tuo comodo egoismo d’uomo sposato, con una, due amanti… e via, quante ne vogliono entrare nell’harem!
-- Infatti è proprio qui il punto a cui non arrivi. Sono sposato! Perciò la devi smettere di tirarmi in ballo nei tuoi racconti. Se un giorno mia moglie dovesse capire e scoprire…
- Attraverso cosa? Su, dai, non t’ho mai tradito. Avrei potuto farlo! Svagandomi con un ulteriore uomo, pari a ciò che hai fatto tu con l’amante a me contemporanea, o svelando per vendetta a tua moglie la mia esistenza… E magari quella dell'altra! Perché no?
- Che maledetta! Ricordati che ho le tue foto, le potrei inviare alla rivista per cui lavori, tu prova soltanto a…
- Le tue paure sono infondate. Non l'ho fatto prima, di tradirti, non lo farei mai verso tua moglie neppure ora. Ricatti basandoti sulla malafede. Una mia saggia zia suggeriva: «Chi ha il sospetto, ha il difetto!». Tu ne sei la dimostrazione. ...Ma ancora hai quelle foto? Dovresti buttarle. Le tieni per ricordo, o per non sentirti inerme?
- Sei sempre stata una stronza, piena delle tue idee e del tuo egocentrismo. Abile a rigirare frittate. Ti saluto, ma bada a ciò che fai!
Una bolla d'aria affiorò galleggiante sulla superficie liquida, un ricordo di nebbia sembrò nuotarle incontro dalle Memorie di una maîtresse, suggerendole un'antica verità...
«Ogni ragazza siede sulla sua fortuna, e non lo sa».
Gli angoli delle labbra si tesero in amara smorfia.
Con la tazza fumante diresse i passi alla scrivania e osservò i fogli del nuovo racconto. Poi, quasi da bimba dispettosa, afferrò la penna e veloce gettò il suo scarabocchio facendo svolazzare le linee in una firma a riccioli e volte.
Lasciò cadere l’arma e sorrise al suo nome scolpito.

Nota: (*)
L’articolo qui riportato è stato estratto, con modifiche e tagli, dal post di Assu: «La parola al sesso forte», sul blog “Il Cassetto delle idee libere”.
Ringrazio molto Assu per l’ispirazione che mi ha fornito, e mi scuso per le modifiche apportate. Perciò invito a leggere il post in originale, nel rispetto della forma data dall’autrice.







































