08 luglio 2009

INIZIATIVA STUPENDA!


da L'ESPRESSO:

attualità

Da Facebook a Repubblica: una pagina contro il Premier
In uscita mercoledì 8 la prima pagina pubblicitaria nata in crowdsourcing on line, finanziata attraverso un sito Internet, ma finalizzata a un "vecchio" giornale di carta

L'idea è nata su Facebook, il social network più usato per le battaglie politiche. Il risultato è una pagina in uscita su Repubblica mercoledì 8 luglio, proprio in contemporanea con l'inizio del G8 a L'Aquila. E' la prima pagina pubblicitaria 'ad acquisto diffuso', cioè comprata grazie all'autotassazione di circa 500 persone - comuni cittadini, nessun politico di professione - che hanno voluto in questo modo far sentire la loro voce, con un appello per la libertà di stampa in Italia rivolto ai sette "grandi" in arrivo a Roma in questi giorni.

A inventarsi il tutto è stato Geronimo Emili, 38 anni, un consulente di comunicazione milanese. Nessuna esperienza politica alle spalle, mai una tessera di partito in tasca o un corteo da ricordare ("Sono un tipico ragazzo degli anni Ottanta, superficiale e disinteressato", ironizza). Che un bel giorno di giugno si è detto: "Berlusconi invita gli imprenditori a non investire sui giornali a lui ostili? Bene, proviamo a fare il contrario e a vedere che cosa succede".

Detto fatto, nasce il gruppo su Facebook "Una pagina di pubblicità su Repubblica" . Semplice e breve il testo di presentazione: "Silvio Berlusconi dice di non dare pubblicità a La Repubblica. Diamo quindi una risposta forte e veloce a questo indegno attacco alla libertà di stampa: compriamo una pagina di pubblicità su Repubblica. Un euro a testa per pubblicare la prima pubblicità social mai realizzata. Compriamo tutti assieme una pagina per pubblicare una lettere aperta a Silvio Berlusconi firmata da tutti coloro che si iscriveranno al gruppo e che doneranno un euro per partecipare all'acquisto".

Nel giro di poche ore, c'erano già dozzine di iscritti (ora sono 2.500). Dalla pagina Facebook è nato un blog, "Pagina su Repubblica". Altre centinaia di adesioni.

Emili si è dovuto subito attivare per aprire un conto su PayPal a cui far arrivare i contributi. «Sapevo che l'idea era buona, ma non mi aspettavo una risposta così forte e immediata. E' arrivato di tutto: dal cassintegrato che mandava appunto un euro, fino al benestante che ne mandava 300. Ma la media era tra i venti e i trenta euro a testa, molto di più rispetto a quello che avevamo chiesto». E tutti i contributi venivano da semplici cittadini: «Nessun partito ha messo una lira, nessuna organizzazione politica o d'altro tipo, nessun parlamentare. E' tutta un'iniziativa nata dal basso e nutrita dal basso».


A risultato economico raggiunto, naturalmente, sono sorti altri problemi: bisogna far stare in pagina tutte le cinquecento firme degli autotassati («Piuttosto le metto in corpo uno, ma le metto», spiega Emili) e bisogna far tradurre l'appello ai potenti della Terra in inglese, francese, tedesco, russo e giapponese («in modo che poi la pagina finisca anche nelle rassegne stampa estere, e ovviamente di lì sui tavoli dei sette capi di Stato e di governo che si incontrano a L'Aquila»).

A poche ore dall'invio del layout a Repubblica, Emili non sa ancora bene come farci stare tutto. Ma mercoledì 8 la pagina esce. La prima pubblicità nata in crowdsourcing on line, finanziata attraverso un sito Internet, ma finalizzata a un "vecchio" giornale di carta: «Una prova, tra le tante, che Web e cartaceo non sono conflittuali ma complementari. Per le battaglie civili così come per le inserzioni pubblicitarie», spiega Emili. E lo dice uno che di mestiere fa il consulente di comunicazione.

(07 luglio 2009)

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Iniziativa stupenda, di cui sono venuta a conoscenza tardi... ma appoggio pienamente!

Altre notizie qui: sul Blog "22 Passi d'amore e d'intorni"

07 luglio 2009

I gironi infernali della "Divina Italia"


stampa estera
Da Paris Match al Times

Il quotidiano di Murdoch replica al Cavaliere

MILANO — Le foto. Se ci siano davvero oppure no, in giro per l’Eu­ropa e pronte a deflagrare all’alba di questo G8, nessuno lo dice. Il Sun­day Times, però, è sicuro di quanto appena scritto sull’«intreccio lesbo che ha fatto ridere Silvio» e sul finto matrimonio celebrato tra i viali di Villa Certosa. Perciò — nonostante la certezza del presidente del Consi­glio su quegli scatti «frutto di mani­polazione o di fotomontaggi digita­li » e il comunicato di Palazzo Chigi contro l’«attacco concertato» e la «morbosa campagna di stampa» — il domenicale britannico tira dritto con la versione del suo corrispon­dente da Roma John Follain: «Io ho fatto tutte le verifiche possibili e ho ascoltato le mie fonti». Stop.

The Times, invece — testata di­versa dal Sunday Times, ma medesi­mo editore: Rupert Murdoch — sta­mattina «alza il sipario» con un arti­colo sulle prospettive per il G8, si domanda se Coppito sia la sede giu­sta per un incontro tra i grandi e ri­serva un breve commento alla rea­zione di Berlusconi su ciò che è com­parso sui giornali stranieri. Se poi si chiede un’opinione personale al cor­rispondente Richard Owen, il bri­tannico rigore si trasforma in prag­matismo: «La spiegazione che offre Palazzo Chigi semplicemente non è vera. Io sono un giornalista della stampa estera ma non mi limito a ri­portare quello che scrivono i colle­ghi italiani. Per seguire le vicende del vostro premier sono stato a Na­poli, i miei colleghi a Bari e a Porto Rotondo: qui al Times facciamo le nostre verifiche e sì, certo, leggia­mo la stampa italiana ma non solo quella accusata di essere contraria al vostro esecutivo: nei miei articoli ho citato Il Giornale e Libero. E non ci vedo niente di male». E se la nota di Palazzo Chigi citava espressamen­te il gruppo Murdoch, Owen ribatte che «l’attenzione alla vita privata di Berlusconi è puro interesse giornali­stico avanzato anche dal Daily Mail, dal Daily Telegraph e dall’Observer, per non parlare del País o dei gior­nali di Francia e Germania: il vero problema è che l’Italia non è abitua­ta al giornalismo anglosassone ed europeo. E, soprattutto, che la mag­gior parte di voi apprende le notizie non dai giornali ma da una tv che non informa».

A Parigi, più che delle fotografie preferiscono parlare del Cavaliere e del suo ruolo sulla scena internazio­nale. Se il progressista Le Monde avesse avuto gli scatti in questione la scelta editoriale sarebbe stata rapi­dissima: «Non è il genere di immagi­ni che pubblichiamo — spiega il cor­rispondente Philippe Ridet —. Il punto però è un altro: Berlusconi ha detto tutto e il contrario di tutto. Non si può avere fiducia nelle sue giustificazioni». Sul fronte conserva­tore, il settimanale di destra Le Point sta preparando per giovedì un lungo servizio sul Cavaliere a cura del corrispondente Dominique Dun­glas, che si è concentrato «sulla per­sonalità di Berlusconi per cercare di spiegare ai nostri lettori, che sono al corrente di vicende ormai pubbli­che, come un uomo della sua età ami circondarsi da ragazze. Gli scat­ti di Zappadu? Se sono rilevanti si pubblicano senza se e senza ma. Quelli che pubblicò Oggi nel 2007, ad esempio, lo erano eccome: dimo­stravano una complicità collettiva sconcertante». Giovedì sarà nelle edicole francesi anche una lunga in­tervista a Patrizia D’Addario su Pa­ris Match, a firma François de Labar­re.

Infine, «Berlusconi sotto il fuoco delle polemiche aspetta i leader mondiali» è il tema che oggi affron­ta El País con la penna di Miguel Mora, che al Corriere dice: «Nessu­no esprime un giudizio personale su cosa fa Berlusconi a casa sua, quello che per me è assolutamente rilevante è la non coerenza tra le sue proposte politiche e la sua vita priva­ta. Lui rappresenta l’Italia davanti al G8 e al mondo intero e oggi i valori dell’Italia sono politica, sesso e dena­ro: se tutto questo non danneggia l’immagine del vostro Paese, cos’al­tro? ».

Elsa Muschella
07 luglio 2009
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Roma brucia - «I G8 come Nerone, mentre il mondo brucia»: è il titolo dell'azione dimostrativa al Circo Massimo di Roma da Oxfam e Ucodep, con le sagome dei leader del G8 vestiti da Nerone e indifferenti alle (simboliche) fiamme che divorano la città. Una denuncia contro il mancato rispetto degli impegni assunti verso i Paesi in via di sviluppo: «A poche ore dal vertice dell'Aquila, Oxfam International e Ucodep avvertono che milioni di vite saranno perse se i leader del G8 non agiscono con urgenza per proteggere i più poveri dalla triplice minaccia della crisi economica, dell'aumento dei prezzi alimentari e dei cambiamenti climatici» si legge in un comunicato (Afp)
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Il Guardian: "Agenda inesistente gli Usa hanno fatto tutto il lavoro
La Spagna sarebbe un miglior membro". Frattini: "Una buffonata"
"Italia fuori dal G8, vertice caos"

La Farnesina: "Confusione con il G20". La direzione del quotidiano: "Confermiamo tutto"
Il "Financial Times": Kofi Annan ha scritto a Berlusconi, furioso per i mancati aiuti per l'Africa
di ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA - Un summit che sta "discendendo nel caos", su cui è meglio avere "basse aspettative" e che potrebbe addirittura produrre, oltre al rischio di nuove "gaffe di Berlusconi" e controversie sulla sua vita privata, proposte per "espellere l'Italia dal G8" e sostituirla con la Spagna. Sono le indiscrezioni raccolte dalla stampa estera tra le delegazioni degli altri paesi invitati al vertice che si apre domani all'Aquila e i commenti e le previsioni che alcuni dei più autorevoli giornali del mondo, dal Financial Times al Wall Street Journal, fanno sull'appuntamento internazionale che richiama i grandi della terra, e le luci dei riflettori, sul nostro paese.

"Crescono le pressioni all'interno del G8 per espellere l'Italia, mentre i preparativi per il summit scendono nel caos", è il titolo del Guardian di Londra. Nell'assenza di qualsiasi iniziativa sostanziale da parte italiana per organizzare l'agenda del vertice, scrive il quotidiano della capitale britannica, "gli Stati Uniti hanno assunto il controllo", con un giro di conferenze telefoniche effettuate dai loro "sherpa", come si chiamano in gergo gli alti funzionari che pianificano i temi e le iniziative del G8, per "iniettare all'ultimo momento qualche significato" nell'incontro dell'Aquila. "Che sia un altro paese a organizzare le telefonate degli sherpa è un fatto senza precedenti", dice al Guardian un alto esponente della delegazione di un paese del G8. "Gli italiani sono stati semplicemente terribili. Non c'è stata organizzazione e non c'è stata pianificazione".

La reazione del governo. "Una grande cantonata di un piccolo giornale" dirà Silvio Berlusconi ma fin dalla mattina immediata e durissima era stata la reazione del governo. "Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest. Il ministro ha poi definito una "buffonata" la notizia che gli Usa abbiano dovuto prendere in mano l'organizzazione del summit con una videoconferenza tra gli sherpa. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia c'è "un evidente fraintendimento" perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh. Più tardi, il ministro si sfoga su Twitter: "Che topica il Guardian! Scambia l'italia per l'Uk. Dice che gli Usa hanno preso in mano l'organizzazione del G8 dirigendo una conference call e non si accorge che si trattava invece del G20... Un caso di friendly fire (fuoco amico, ndr). Se fossero così onesti dal riconoscerlo...". Un portavoce della Farnesina precisa poi un altro punto dell'articolo, e cioè che "L'iniziativa food è un'iniziativa del nostro Paese, non degli Usa, come dimostra il policy paper che l'Italia aveva fatto circolare nel 2008 fra i partner G8".

"Una sciocchezza", commenta secco il ministro della Difesa La Russa. "Basta non comprare il quotidiano inglese. Io non leggo i giornali stranieri, né le notizie riprese dai giornali stranieri".

La replica dei quotidiani. Da parte sua, il quotidiano inglese rilascia una breve nota in tarda serata. "Confermiamo quanto scritto nell'articolo di oggi del nostro corrispondente diplomatico Julian Borger e respingiamo sentitamente qualsiasi affermazione che l'articolo in questione sia infondato".

Una dura replica arriva anche dal Sunday Times. Il direttore John Witherow scrive: "E' stupido parlare di una campagna (orchestrata dai giornali del gruppo Murdoch contro Berlusconi, ndr.). Il Sunday Times, insieme ad altri svariati giornali britannici, ha dedicato un'ampia copertura alle storie su Berlusconi perché crediamo che siano sia interessanti che divertenti. Il nostro corrispondente è stato a Bari, in Sardegna e a Roma, conducendo indagini per settimane. Ha citato di tanto in tanto i giornali italiani ma ha sempre controllato direttamente le proprie fonti".

"Meglio la Spagna". Torniamo all'articolo del Guardian. Un altro diplomatico europeo coinvolto nei preparativi del vertice dice: "Il G8 è un club e per far parte di un club ci sono le quote d'iscrizione. L'Italia non ha pagato la propria". Le proteste dietro le quinte del summit sono arrivate al punto, prosegue l'articolo del Guardian, da far circolare suggerimenti di espellere l'Italia dal G8 o da un gruppo che ne diventi il successore. Una possibilità che circola nelle capitali europee, secondo il giornale, è che la Spagna, che ha un reddito pro capite più alto e versa in aiuti al Terzo Mondo una percentuale più alta del pil, "prenda il posto dell'Italia".

Il ministero degli Esteri italiano, afferma Julian Borger, corrispondente diplomatico del Guardian e autore dell'articolo, non ha risposto a richieste di commentare simili critiche. Oltre alle fonti anonime, il giornalista riporta il parere di Richard Gowan, un analista del Centre for International Cooperation presso la New york University: "I preparativi italiani per il vertice sono stati caotici dall'inizio alla fine", dice il politologo. "Già in gennaio gli italiani dicevano di non avere una visione per il summit e che se l'amministrazione Obama aveva delle idee loro erano pronti a seguire le istruzioni degli americani". Il giornale conclude che l'Italia ha cercato di coprire la mancanza di sostanza aumentando la lista degli ospiti, che secondo una stima saranno ben 44. "Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è allargare l'agenda al massimo in modo da oscurare il fatto che non hanno un'agenda", dice ancora il professor Gowan.

"Obama non ha bisogno di Roma". Giudizio analogo è espresso da un editoriale non firmato, dunque espressione della direzione del giornale, sul Financial Times. "Da settimane", scrive il quotidiano finanziario, "le notizie sulla vita privata del 72enne leader italiano sono stato un totale imbarazzo, ma la sua reputazione è calata per ragioni che vanno al di là dei recenti titoli di giornale". Il Ft afferma che Berlusconi è sempre stato giudicato all'estero come una figura controversa e imprevedibile. Durante il suo precedente governo, dal 2001 al 2006, Bush "aveva bisogno di corteggiarlo" perché Washington era in conflitto con Chirac e Schroeder, "ma oggi tutto è cambiato, Francia e Germania hanno leader fortemente pro-americani, sicché Obama non ha bisogno di essere tollerante verso Berlusconi come il suo predecessore". Il giornale cita le questioni che hanno irritato gli Usa e gli altri membri del G8: l'inadempienza dell'Italia sugli aiuti all'Africa, lo scarso interesse del premier italiano sull'impegno per combattere il cambiamento climatico, la sua ambizione di mediare sull'Iran e sulla Russia. "Le previsioni non sono buone", conclude il Financial Times, ricordando che la prima volta che Berlusconi presiedette un summit del G8 gli fu inviata una comunicazione giudiziaria (Napoli, 1994), la seconda volta il summit fu rovinato dalle proteste e dagli scontri (Genova 2001): meglio tenere "le aspettative basse" per la terza volta.

La lettera di Annan. Sempre sul Financial Times, un secondo articolo, firmato dal columnist più autorevole di affari internazionale Quentin Peel, rivela che l'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan, noto per essere uno dei diplomatici più tranquilli e posati della scena internazionale, ha perso la pazienza e ha scritto "una dura lettera personale" a Berlusconi, rimproverandolo per non avere mantenuto gli impegni da lui presi al precedente G8 sugli aiuti all'Africa. In proposito, un corsivo del Guardian ironizza che il premier italiano potrebbe venire ribattezzato "mister 3 per cento", come lo ha chiamato Bob Geldof, il cantante paladino degli aiuti ai paesi poveri, nel senso che Berlusconi "mantiene solo il 3 per cento delle promesse fatte".

La ministra "in topless". A Berlusconi dedica la prima e la terza pagina anche il Daily Telegraph, il più diffuso quotidiano "di qualità" britannico. In prima pubblica una gigantografia di una giovane donna con una maglia traforata sotto la quale non indossa niente: "Quale leader europeo porta il suo ministro pieno di glamour al G8?" è il titolone che l'accompagna. La donna è Mara Carfagna, rivela un articolo a pagina 3, e il leader ovviamente è Berlusconi: "la modella in topless che è diventata ministro riceve il compito di intrattenere le moglie al G8", afferma il servizio all'interno, a causa dell'assenza di Veronica Lario che ha chiesto il divorzio accusando il marito di avere "rapporti con minorenni" dopo la sua partecipazione alla festa per il 18esimo compleanno di Noemi Letizia.

La Merkel e gli scatti con Silvio. Altri articoli sulle difficoltà logistiche e politiche del summit, che si sommano agli scandali sulla vita privata del premier, appaiono sull'Independent, sul Times e su giornali di altri paesi. Il Wall Street Journal scrive che un politologo dell'influente European Council on Foreign Relations ha avvertito Angela Merkel di stare attenta a come verrà fotografata accanto a Berlusconi durante il summit: un'immagine ridicola o offensiva, ha detto alla cancelliera tedesca, potrebbe costarle la rielezione.

(7 luglio 2009)

03 luglio 2009

Un Paese Anormale- "Berlusconi’s scandal, Italy’s tragedy "

Lo scandalo Berlusconi, una tragedia per l'Italia
"A causa dell'erosione della vita politica del Paese di cui Berlusconi si è reso responsabile nemmeno la sua dipartita potrebbe offrire all'Italia una chiara via verso il rinnovamento"
di GEOFF ANDREWS


pubblicato su www. opendemocracy. net il 29 giugno 2009

Silvio Berlusconi, lo statista-populista di maggior successo dell'era moderna, ha messo a punto ormai da molto tempo l'arte di passare oltre la testa dei politici di professione per mirare direttamente alla "pancia" - anziché al "cervello" - dell'italiano medio. Durante i suoi tre mandati da primo ministro (dal maggio 1994 al gennaio 1995, dal giugno 2001 al maggio 2006 e dal maggio 2008 a oggi) Berlusconi ha assistito all'alternarsi di sette leader del centrosinistra, finendo cosí per affermarsi come figura dominante del panorama politico italiano. In questo, la sua abilità nel controllare i mezzi di comunicazione e trarre vantaggio persino dalle critiche che gli vengono rivolte si è rivelata una risorsa di valore inestimabile.

Questo modello di dominazione potrebbe forse cambiare di qui a breve? Che la lunga egemonia di Berlusconi abbia ormai i giorni contati? L'ultima raffica di vicende e scandali - riguardanti i suoi rapporti con giovani donne, a cominciare da Noemi Letizia, l'amica diciottenne di Napoli che lo chiama "Papi" - sono certamente le più compromettenti tra quelle che Berlusconi ha dovuto affrontare, e il fatto stesso che egli non sia più in grado di controllare gli eventi è di certo molto significativo.

ORIGINAL ENGLISH VERSION

Si è intanto diffusa la sensazione che nell'ambito della vicenda il destino di Berlusconi abbia assunto un rilievo secondario, dal momento che gli eventi che hanno travolto il premier settantaduenne e a cui la stampa nazionale e internazionale dedicano ormai ampio spazio non possono più essere ridotti ad una semplice questione di condotta personale. La crisi di Berlusconi rispecchia semmai la singolare tragedia dell'Italia moderna.

Una bufera che investe i media e la politica. In passato, Silvio Berlusconi aveva già richiamato su di sé le critiche dei mezzi di comunicazione. Questa volta però dalle continue affermazioni di giovani donne che dichiarano di aver ricevuto da lui denaro in cambio di prestazioni sessuali rivela al cuore della politica italiana la presenza di una trama di raggiri e inganni.

È vero, malgrado le smentite del premier al riguardo, raramente nel corso della sua carriera sfera pubblica e privata sono rimaste separate. Gli ultimi eventi hanno però rivelato con grande eloquenza sino a che punto i valori di Silvio Berlusconi siano profondamente radicati nella vita pubblica italiana.

La sua sprezzante reazione di fronte alle affermazioni di diverse donne - che dichiarano di aver avuto con lui incontri sessuali in cambio di denaro, dell'opportunità di lavorare nel suo network televisivo o della candidatura nel suo partito - indica una tale mancanza di trasparenza all'interno del sistema politico italiano e rappresenta una minaccia alla libertà dei mezzi di comunicazione che in qualsiasi altra democrazia occidentale sarebbero considerate inaccettabili. Per diverse settimane Berlusconi ha ignorato queste dichiarazioni, rifiutandosi inoltre di rispondere alle domande che gli venivano rivolte (tra gli altri, da Open Democracy: vedi Silvio Berlusconi: ten more questions [5 giugno 2009] e Silvio Berlusconi: answers, please [9 giugno 2009]).

Era dunque prevedibile che il primo ministro decidesse di ignorare i tradizionali canali di trasparenza democratica per affidare alla rivista di gossip Chi, di cui è proprietario, le proprie smentite. Il suo comportamento lascia pensare che alla politica, in Italia, sia subentrata la personale esibizione di onnipotenza. In quali abissi potranno ancora sprofondare la decrepita cultura politica nazionale e il suo corpo politico degenere?

Dall'otto al dieci luglio l'Italia ospiterà il G8, e in quell'occasione la condotta del premier sarà al centro dell'attenzione. Nell'ambito della comunità internazionale, Berlusconi è più isolato che mai, e conta come unico stretto alleato il presidente russo Dmitry Medvedev. I segnali che indicano come l'indebolirsi della sua posizione nuoccia alla reputazione stessa dell'Italia sono numerosi, e vanno dalle imbarazzate reazioni degli altri leader di fronte alla sua condotta al tentativo compiuto da un gruppo di esponenti del mondo della cultura di convincere le "first ladies" del G8 a boicottare l'incontro de L'Aquila. Persino i suoi rapporti con la Chiesa cattolica sono tesi: dopo un fugace riavvicinamento avvenuto in occasione del suo tentativo di far approvare un decreto che salvasse la vita di Eluana Englaro, le ultime indiscrezioni emerse sul conto di Berlusconi hanno spinto alcuni autorevoli rappresentanti ecclesiastici ad ammonirlo (l'arcivescovo Angelo Bagnasco, di Genova, ha esplicitamente condannato "gli uomini ubriachi di un delirio di grandezza").

La crisi però non riguarda solo i suoi rapporti con giovani donne. Il 21 maggio scorso Berlusconi aveva definito il Parlamento italiano "inutile", aggiungendo che cento parlamentari sarebbero sufficienti a svolgere il lavoro necessario. Lo scorso febbraio, una sentenza del tribunale ha stabilito che Berlusconi ha corrotto l'avvocato britannico David Mills affinché questi affermasse il falso - Berlusconi intanto, è al riparo da eventuali accuse grazie alla legge sull'immunità parlamentare approvata dal suo governo. Il primo ministro non ha dato alcuna spiegazione al riguardo.
La reiterata mancanza di rispetto nei confronti della trasparenza dei procedimenti democratici da parte del leader eletto del Paese ha spinto La Repubblica - che ha svolto un esemplare lavoro di ricerca della verità nell'operato di Berlusconi - a sottoporgli altre dieci domande (vedi Le dieci domande mai poste al Cavaliere, [14 maggio 2009] e Le dieci nuove domande al Cavaliere [La Repubblica, 26 giugno 2009]).

Anche l'atteggiamento del governo nei confronti dei mezzi di comunicazione che non sono sotto il suo controllo appaiono però problematici. Berlusconi ha esortato le aziende a non comprare spazi pubblicitari sul settimanale L'Espresso, pubblicato dallo stesso gruppo editoriale di cui fa parte La Repubblica, mentre il ministro per la Cultura (nonché stretto alleato di Berlusconi) Sandro Bondi ha definito il quotidiano "una minaccia alla democrazia". Un modo decisamente insolito per definire il normale funzionamento di un giornale nell'ambito di una società libera.

Inoltre, il direttore della rete pubblica Rai - che rientra nell'impero mediatico di Berlusconi - ha deciso di non mandare in onda alcuni particolari riguardanti le accuse che vedono coinvolto il premier, con una decisione che in Gran Bretagna corrisponderebbe al rifiuto da parte delle Bbc di coprire lo scandalo sui rimborsi dei parlamentari.

Berlusconi e quel che verrà. L'Italia è un Paese molto diviso, e le condanne che la stampa internazionale ha lanciato al suo leader toccano solo una parte della popolazione - ma contribuiscono a diffondere un clima di vergogna e imbarazzo tra gli italiani che vivono dentro e fuori l'Italia, la cui identità è legata al personaggio di Silvio Berlusconi. La consapevolezza che le cose non possono continuare in questo modo è sempre più diffusa; e insieme all'intensificarsi delle critiche sollevate dalla stampa estera è aumentato il numero degli italiani che hanno deciso di dare sfogo alla propria rabbia e appellarsi agli alleati occidentali affinché proseguano con le loro indagini.

Tra l'altro, alcuni dei più stretti alleati di Silvio Berlusconi hanno indicato a Guy Dinmore, corrispondente da Roma del Financial Times, di volersi preparare ad un futuro senza di lui (vedi Berlusconi whispers grow louder, pubblicato dal Financial Times il 25 giugno scorso): sono chiaramente molto preoccupati al pensiero di dove possa condurli questa pista di comportamenti dubbi e forse illeciti. Secondo Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio nonché uno dei più scaltri alleati di Berlusconi, l'Italia potrebbe presto trovarsi di fronte ad un nuovo "24 luglio" - in riferimento al giorno (del 1943) in cui Mussolini fu allontanato da Vittorio Emanuele III e in seguito al quale fondò la Repubblica di Salò.

L'Italia si trova ancora una volta alle prese con un leader ossessionato dal potere, che dopo essersi posto al di sopra della legge e ritenendosi invincibile potrebbe decidere, in un estremo gesto di sfida, di far cadere altri insieme a sé.

Viviamo tempi inquietanti per tutti coloro che - a prescindere dal proprio orientamento politico - hanno a cuore l'Italia. Berlusconi non rassegnerà facilmente le dimissioni: se rinunciasse al potere - volontariamente, o sulla scia di pressioni - perderebbe l'immunità parlamentare e rischierebbe di dover rispondere di nuovi capi d'accusa. All'interno del suo partito intanto non è ancora emerso un possibile successore in grado di raccogliere ampi consensi.

L'opposizione continua ad essere molto debole, e non si scorge alcuna imminente possibilità di riforme - di cui il sistema costituzionale italiano ha grande bisogno - né il sorgere di alcun movimento popolare mirato al rinnovamento.

Gli unici a trarre vantaggio politico dai problemi di Berlusconi sono, ad oggi, gli xenofobi della Lega Nord, che alle elezioni per il Parlamento europeo del 6-7 giugno hanno ottenuto dei buoni risultati. La Lega si dimostra ancora una volta un alleato scomodo, come accadde nel dicembre del 1994, quando cadde il primo governo Berlusconi.

Ammesso che sopraggiunga, la fine del regno di Berlusconi potrebbe essere lunga e dolorosa, e annunciare per l'Italia un avvenire cupo. Una vera tragedia.

Geoff Andrews è docente di politca presso la Open University, è co-direttore della rivista Soundings e autore di Un Paese Anormale (effepilibri, 2007) e The slow food story: politics and pleasures (Pluto Press/McGill-Queen's, 2008).

(Traduzione di Marzia Porta)

(3 luglio 2009)

02 luglio 2009

"Fin quando ci sono io tutto ciò che avviene in mia presenza non può essere men che normale, e men che morale"

La storia. Sembra un reality, invece è la creazione di un finto paesaggio che ai cittadini deve apparire reale
Noemi, Domenico e quell'amore finto
costruito dal regista del "Grande Papi"


Ogni puntata è stata scritta dagli sceneggiatori che
da sempre si occupano di gossip e rotocalchi della Casa

di NATALIA ASPESI

IL FIDANZATO che si faceva fotografare mentre bacia la sua biondina, curvo su di lei come negli spot dei maxiconi, se ne va dal set su cui era stato spinto da registi imprevidenti e pasticcioni. Piantandoli lì, si immagina, in grande imbarazzo ed ambascia. Anche questo è nel copione. Lui era un personaggio chiave di una disastrosa fiction tipo "La vergine di Casoria" o di un disordinato casting di un reality che potrebbe chiamarsi "Il grande Papi"; ma Domenico Cozzolino, 21 anni, bel moro atletico, tronista di "Uomini e Donne" e aspirante al "Grande Fratello 10", si è velocemente stancato del ruolo fasullo di salvatore del buon nome di Noemi Letizia (e non solo): e ha trovato subito un settimanale, rivale di quello cui aveva rivelato il fidanzamento, per annunciare la rottura dello stesso. Per dire, anzi, che a cercarlo era stata Noemi, probabilmente indirizzata da qualcun altro. Se è ormai normale che non ci sia più confine tra il reale e il virtuale, non fa più scandalo neppure la fine della separazione tra la verità e la menzogna, che anche se balorda, smentita, continuamente corretta, divora trionfalmente la verità, la sostituisce, diventa la verità vera.

L'episodio, la puntata, Cozzolino-Letizia, nasce tutta all'interno dello stesso grandioso gruppo di menti raffinate che fa capo alle aziende del premier: infatti, in un momento particolarmente allarmante per il suo privato, il 12 maggio interviene il glorioso settimanale rosa della Casa, "Chi", pubblicando un lungo articolo e molte fotografie romantiche che rivelano come la ragazzina napoletana Noemi Letizia che sta eccitando l'informazione internazionale per l'amicizia sua e della famiglia con il premier, sia fortunatamente provvista di fidanzato, anche un tipo molto probo, il che mette al riparo lei e tutti quanti da vergognose illazioni. E non importa se il fidanzato viene da una trasmissione della Casa, "Uomini e Donne", officiata da una star della Casa, Maria De Filippi. Inspiegabilmente la rivista in cui pullulano showgirl che cambiano marito e fidanzato ogni settimana insiste su un particolare di cui dai tempi della Delly, nessuno si occupava più: l'illibatezza, rimessa in auge solo per la bionda diciottenne, che certo deve difenderla con le unghie e coi denti, visto che nelle foto distribuite ad altre testate-gossip, appare virginale in un abitino nero, con le mani tra le gambe aperte. "Sono ancora illibata" dice il titolone.

Lo show era cominciato domenica sera 26 aprile, nella Sala Miami di un locale di Casoria dove si festeggiavano i 18 anni di Noemi e dove improvvisamente si materializzò addirittura il premier, il che non capita a tutte le fanciulle ancorché graziose che diventano maggiorenni, mentre contemporaneamente, in altri luoghi, altre belle maggiorenni ma non troppo venivano velocemente istruite per potersi candidare alle elezioni europee, ovvio nel partito del generoso premier. In poco più di due mesi, è successo di tutto, di più, sempre sull'onda di un tipo di comunicazione da parte di protagonisti e sceneggiatori che all'informazione, alle notizie, preferiscono il format televisivo da plasmare come si vuole, o come vuole il capo, che conosce bene i gusti dell'audience, quindi del suo popolo. L'accumularsi di diverse verità da parte dei creativi del premier e della prontezza comunicativa del premier stesso, che per ragioni sue in questo caso rifiuta la strada più semplice, quella della totale sincerità, non riesce però in questo caso a cancellare la realtà dei fatti: non bastano le tante signore fedeli al suo fascino che rimbrottano la moglie rea di voler divorziare da uno che frequenta minorenni, che sarà mai, lo fanno tutti, non bastano le sue smentite-fiume nelle trasmissioni condotte da amici che piuttosto di interromperlo preferirebbero la tortura, non bastano i servizi fotografici di lui, nonno appassionato con i suoi bei nipoti che fissano adoranti il suo make up. Ci vuole un colpo di genio e chi è più adatto ad averlo se non gli specialisti dei reality e delle fiction e dei gossip della Casa? Ecco apparire quindi il bel Cozzolino, già volto della Casa con un probabile futuro nella Casa, ben disposto a fidanzarsi con quella ragazzina sapiente la cui principale virtù, a parte essersi fatta da mora, seria e cicciottella (come nel book fatto a 14 anni, già ansiosa di gloria), bionda, maliziosa e sottile, è la verginità, che il padre decanta appena può (in un'intervista sul Mattino del 25 maggio puntualizza la cosa ben 4 volte).

Però il giovanotto non perde tempo: si fa fotografare il 25 giugno con statuario torso nudo insieme a Cristina Tatenko, che si autodefinisce modella russa e che, gentildonna, rivela: è il mio fidanzato, la storia con Noemi è forzata, fa parte del suo lavoro perché ha bisogno di pubblicità per la sua carriera. In tutto il foto-teleromanzo, compare ogni tanto il fastidio della verità, che mette sottosopra la regia del caso: come quando su "Repubblica" del 24 maggio parla per la prima volta Gino Flaminio, giovane operaio con scippo alle spalle che per 16 mesi è stato il vero fidanzato di Noemi: è da lei che ha saputo come il presidente, dopo aver visto le sue foto sul suo book da modella in cerca di scrittura, le abbia telefonato direttamente. Anche Gino ne ha sentito la voce al telefono, a lui lei ha raccontato di essere stata ospite, ancora minorenne, assieme all'amica Roberta che lo è tuttora, e senza i genitori, a Villa Certosa. Noemi e i suoi segreti e le tante verità sono state oscurate dall'irrompere nella cronaca di altre storie, di altre ragazze, legate al modo in cui il premier, col massimo plauso dei suoi sodali, intende rallegrare la sua vita. Ma la graziosa ragazza, che assomiglia molto (solo fisicamente, ovvio), alla escort D'Addario, non ha nessuna intenzione di farsi dimenticare. Anche se ci appare, come tante altre, la pedina di una soap-opera mossa da un regista che sta mettendo in scena qualcosa di molto più grande e pericoloso di un format televisivo, con l'obiettivo di creare un paesaggio fittizio che a noi cittadini e telespettatori deve sembrare reale per consentirgli di meglio occultare le sue bugie.

(2 luglio 2009)
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by danDapit -
Il 26 giugno, Silvio Berlusconi ha dichiarato:

"Io sono fatto così, gli italiani così mi vogliono, quindi io non cambio.
Mi vogliono perchè sentono che sono buono, generoso, che sono sincero, che sono leale, che mantengo le promesse.
Fin quando ci sono io tutto ciò che avviene in mia presenza non può essere men che normale, e men che morale."

No Comment.
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Analisi della parabola del premier: dalla grande popolarità della crisi del terremoto alle sempre più frequenti contestazioni
Il Times su Berlusconi
"Da eroe a buffone"
di ENRICO FRANCESCHINI


LONDRA - "Da eroe a buffone": così il Times di Londra riassume gli ultimi mesi per Silvio Berlusconi. Ovvero dal ruolo di salvatore nei giorni del terremoto in Abruzzo, quando il premier volava nei sondaggi, alle sempre più frequenti contestazioni, ai fischi, agli insulti come appunto "buffone", che accompagnano le sue apparizioni, come accaduto dopo la sciagura di Viareggio. Il premier, scrive il quotidiano londinese, sembra sorpreso ed incerto davanti al mutato atteggiamento dell'opinione pubblica nei suoi confronti: lui che è sempre stato "orgoglioso del suo rapporto con l'uomo della strada", all'improvviso si sente messo nel mirino. E reagisce, afferma il Times, dando prova di nervosismo e frustrazione, con le solite accuse a "comunisti e complottatori".

Un secondo articolo, sul medesimo giornale, riferisce le rivelazioni di Domenico Cozzolino, il finto fidanzato di Noemi Letizia, che ha raccontato a un settimanale di come il suo presunto rapporto con la 18enne napoletana "è stato organizzato da qualcuno" nei giorni successivi alla festa di compleanno della ragazza a cui partecipò Berlusconi, e da cui è iniziato lo scandalo. Il Times ha chiesto a un portavoce di Palazzo Chigi se questo "qualcuno" sia il premier, ma ha ricevuto solo un "no comment". Il giornale nota che tutta la vicenda ha provocato la crescente ira del Vaticano e scrive che, dopo le critiche di giornali e cardinali cattolici, perfino il papa ha "apparentemente alluso al primo ministro" quando l'altro giorno ha sottolineato "l'importanza dell'etica e della morale in politica".

Sempre sul Times, un terzo articolo affronta un tema lateralmente collegato al caso Berluscono: quello di giovani donne che si accompagnano per denaro a uomini anziani, ricchi e potenti. Alcune sono escrt, altre lo fanno senza arrivare necessariamnete al sesso, altre ancora fanno anche sesso ma invece di denaro ricevono regali, viaggi, favori. Il quotidiano ne fa parlare una, che cerca i suoi clienti su un sito chiamato Sugar Daddy", in italiuano diremmo "Paparino".

(2 luglio 2009)
---------------------From The Times:
July 2, 2009, by: Richard Owen in Rome

Berlusconi scandal 'boyfriend' says links with model were only a pose

Domenico Cozzolino says that he was asked to pose with Noemi Letizia

A reality TV show contestant says that he posed as the boyfriend of Noemi Letizia, the aspiring model from Naples, after Silvio Berlusconi attended her 18th birthday party in April.

Domenico Cozzolino, 21, said that his supposed relationship with Ms Letizia had been organised, but he did not say by whom. [...]
...

---------From The Times
July 2, 2009
Silvio Berlusconi can see no way out, says top commentator

Richard Owen: analysis

When Silvio Berlusconi went to Viareggio this week to “take charge” after a liquid gas explosion that killed 16 people, he clearly expected to be given a hero’s welcome.

Instead, he was greeted with boos, whistles and shouts of “go home”, “buffoon” and “shame on you”. There were even one or two isolated cries of “paedophile” and “whoremonger”.

Mr Berlusconi prides himself on his rapport with the man in the street. He cancelled a state trip to Libya yesterday to offer comfort — and state aid — to the homeless and injured at Viareggio.

But something has changed in the two months since the scandals broke over his private life and he was clearly disconcerted to find a crowd, ranging from students to pensioners, shouting abuse at him.

The whistles and boos started a month ago, when he attended Day of the Republic celebrations at the Presidential palace in Rome, and have continued at other events since then.

The shouts and insults, says Massimo Franco, a leading commentator, are a sign of “deep tensions” with only a week to go to the G8 summit. The overriding impression is of a Prime Minister engaged in a whirl of “hands-on activity but who is still dogged by problems”.

Mr Berlusconi’s response, despite a call this week by President Napolitano for a truce in “polemics” in the run-up to G8, has been to revert to ill-tempered attacks on “communists and plotters”.

The protests, he said yesterday, were down to personal envy and political hate and were all organised by the Left, “which is the enemy of Italy”.

This, Mr Franco says, suggests “frustration on the part of a Prime Minister who cannot see a way out”.
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ABRUZZO:
Cosa si sta facendo per l'Abruzzo dopo le sorridenti e incoraggianti promesse?

/e-mail d'uno studente abruzzese/

Data: Martedì 30 giugno 2009, 11:29


Le ho contate, dovrebbero essere una ventina circa.

Almeno una ventina di persone, conoscenti e amici che sanno quello che è accaduto alle 3:32 del 6 aprile, ma che nell'ultima settimana mi hanno chiesto se fossi tornato all'Aquila per preparare gli esami.

Forse mi devo scusare con loro, perchè la mia risposta ha sistematicamente destato un pò di imbarazzo:
"L'Aquila non esiste più"
"Ah già, scusami"

Ah già.

Ma è giustificabile.
Ormai le reti nazionali non parlano più del terremoto dell'Aquila,
troppo prese a parlare prima della crisi coniugale del premier,
poi della crisi economica ormai superata brillantemente dalla nostra nazione,
poi della pseudo-crisi dell'amministrazione siciliana,
poi delle quotidiane crisi di nervi di questo o quel politicante.

Queste sì che sono notizie.

E quelle rare volte che si parla ancora del terremoto dell'Aquila i toni sono esaltanti,
c'è chi lo definisce "il successo del governo",
chi parla del "miracolo del premier".
Si parla di ricostruzioni avvenute,
di problemi risolti.

NON È VERO.

Le notizie riportate sono solo specchieti per le allodole,
azioni di facciata per mostrare un fantomatico intervento-lampo del governo.

La verità è tutt'altra.
La gente ormai da quasi due mesi vive in tenda, e lo fa sia negli afosissimi pomeriggi dei giorni scorsi, sia nelle notti di vento e pioggia, come questa.
E quelli che sono negli alberghi sulla costa si godono ancora per poco il sogno di una lunga e gratuita vacanza al mare, ormai in attesa (a giorni) di essere messi alle porte in vista dell'inizio imminente della stagione balneare.

Di costruzioni per ora nemmeno l'ombra, perchè fino al G8 dell'Aquila si deve lavorare per accogliere i rappresentanti delle più grandi nazioni del mondo.

A mandare avanti la baracca ci sono i volontari della Protezione Civile, i volontari dei Vigili del Fuoco, i volontari delle varie Associazioni di Pubblica Assistenza, che si spaccano la schiena per mantere vivibile la condizione ma sempre più si lamentano della scarsa presenza dello Stato, della scarsità di fondi (3.1 miliardi in 24 anni sono BRICIOLE), dei ritardi nei lavori (ad ora, nessuna delle promesse fatte nelle subito successive al terremoto è stata mantenuta).
E se si lamentano di ciò i volontari che dopo una settimana tornano nelle loro tiepide case, come direbbe Primo Levi, pensate come possono stare le persone che una casa dove tornare non ce l'hanno affatto, che non sanno più cos'è la privacy, che sognano una doccia dignitosa.

Non mi sembra il quadro di un successo, questo.
Non mi sembra una situazione risolta.

Lo scopo di questa mail è solo ricordare a tutti che non sentire più notizie in tv non vuol dire che ora tutto sia tornato alla normalità.

RICORDATELO: L'EMERGENZA NON È FINITA.

Invia questo messaggio almeno a 10 persone, te ne prego.
Se non lo farai non ti accadrà nulla di male,
se lo farai non avrai soldi o amori stucchevoli.

...ma solo, nel frastuono del niente quotidiano occorrono tante piccole grida per ricordare cos'è
un briciolo di dignitosa umanità.

Grazie di cuore

Un ex-residente all'Aquila

30 giugno 2009

C'è il G8, siamo bravi!

Anche oggi la stampa straniera dedica attenzione
agli scandali e alle inchieste giudiziarie in corso

"Berlusconi non risponde alle domande"
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


LONDRA - "Si avvicina la tempesta mentre il cantante insiste che sulla nave è tutto a posto". E' il titolo di un'analisi sul Times di oggi a commento della conferenza stampa a bordo della "Fantasia", la nave da crociera su cui ieri Silvio Berlusconi ha illustrato alla stampa l'agenda del summit del G8 che si svolgerà la settimana prossima all'Aquila. Il quotidiano londinese dedica di nuovo una pagina intera, la prima della sezione "Mondo", agli scandali che riguardano il premier italiano, notando che Berlusconi si è messo a fare quello che tutti i leader del mondo fanno quando hanno problemi di politica interna: diventano attivissimi in politica estera.

La sua apparizione a bordo della nave, scrive il corrispondente da Roma, Richard Owen, avrebbe dovuto riassicurare l'opinione pubblica e i leader mondiali, ma ha avuto "solo parzialmente successo". La scelta di ospitare la conferenza stampa a bordo di una nave viene giudicata "singolare" dal Times, anche perché finisce inevitabilmente per ricordare le origini di Berlusconi come "cantante da piano bar sulle navi con un occhio particolare per le belle donne". Lo scenario era perfetto, osserva il giornalista: "C'era perfino un pianoforte. Ci si poteva quasi aspettare che il premier si alzasse in piedi e cominciasse a cantare una di quelle canzoni napoletane a cui è così affezionato e che compone di suo pugno".

L'unico promemoria della sua "debolezza per le donne", prosegue l'articolo, era la presenza in prima fila di Michela Vittoria Brambilla, "l'ex-reginetta di bellezza che egli ha nominato ministro del Turismo". Ma quella debolezza "sarà nelle menti del mondo all'Aquila, con dubbi sul fatto se le crisi politiche domestiche di Berlusconi limiteranno la sua capacità di affrontare le questioni globali" poste dal vertice del G8. Il Times nota che, durante la conferenza stampa, il primo ministro ha "ignorato una domanda gridatagli" da un cronista sul perché "avesse trascorso la notte delle elezioni presidenziali americane lo scorso novembre con una escort".

Sull'episodio scrive anche il Financial Times, osservando che Berlusconi ha accettato di rispondere solo a cinque brevi domande durante la conferenza stampa, e mentre se ne andava "un reporter straniero" gli ha chiesto "cosa avesse fatto la notte delle elezioni Usa", ma il premier "ha continuato a camminare, sorridendo". [Minimising the danger of embarrassing questions over his private life and a judicial investigation into the businessman suspected of procuring prostitutes, the premier took only five brief questions.
As Mr Berlusconi left, a foreign reporter asked him what he had done on the night of the US elections. But the prime minister walked on, smiling].

Il quotidiano finanziario smentisce poi l'affermazione, fatta da Berlusconi nel suo discorso sulla nave, secondo cui lui è "il capo di governo più popolare di tutto l'Occidente", con un indice di gradimento del 62,3 per cento: il Financial Times precisa che un sondaggio della Ispo, pubblicato lo scorso fine settimana, gli dava un indice di approvazione del 49,1 per cento, suggerendo che ha perso consensi tra le donne e i giovani.

A Berlusconi e al G8 dedica un ampio servizio anche un altro quotidiano inglese, il Guardian, titolando sull'appello del capo di stato Giorgio Napolitano: "Non imbarazzate l'Italia prima del summit - il presidente esorta i media". Il giornale rileva che la controversia sulle escort a Palazzo Grazioli ha temporaneamente offuscato il precedente scandalo sulla "misteriosa relazione" tra Berlusconi e la 18enne napoletana Noemi Letizia, notando che il premier aveva promesso di fare una dichiarazione in parlamento sui suoi rapporti con la ragazza "ma non lo ha mai fatto".

Riguardo all'appello di Napolitano a una sorta di tregua, il Guardian riporta le parole di Antonio Di Pietro: "Il mondo intero ride di noi. Dovremmo risolvere questo cancro chiamato governo Berlusconi il più presto possibile, perfino prima del summit del G8".

(30 giugno 2009)
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da "La Repubblica" tema: POLITICA

Domenico Cozzolino si racconta al settimanale "Diva e Donna"
La rivelazione del fidanzato: "Racconto solo una piccola parte di questa storia"

"Finta la mia storia con Noemi"
Mi allontanano perché so troppo"


"Me l'ha chiesto lei, ma sono sicuro che qualcuno l'ha influenzata"

ROMA - Il sospetto c'era, ora Domenico Cozzolino conferma tutto al settimanale Diva e Donna: "Non è vero niente, il nostro fidanzamento era tutta una finta". Il giovane pr campano, abbronzatura e fisico da tronista (perfettamente in linea con il passato da "corteggiatore" dalla De Filippi a "Uomini e Donne"), ha parlato: "E' stata Noemi a chiedermi di mettere in scena questo finto rapporto, anche se credo che qualcuno l'abbia indirizzata". Tutto sarebbe successo pochi giorni dopo l'incursione di Silvio Berlusconi alla festa della ragazza.

Perché Domenico sia stato al gioco non è difficile da capire. Un paio di paparazzate, due uscite sui giornali, foto a tutta pagina su Chi. E ora che il gioco è finito, ha deciso di svelare l'intrigo: "Dopo il 7 giugno io e Noemi non ci siamo più sentiti. Mi volevano allontanare, so troppe cose". Non ha paura delle reazioni della ragazza, nè della famiglia. "Non mi interessa, ho la coscienza a posto. Finchè era un gioco sì, ma ora si stava iniziando ad andare oltre". E fa capire che di rivelazioni ne avrebbe ancora da vendere: "In questa intervista sto raccontando tutto com'è andata, anzi, non proprio tutto, solo una minima parte, un'infarinatura".

Un voltafaccia improvviso, se si rileggono le sue dichiarazioni di poco più di un mese fa: "A volte fa discorsi sulle gioie del matrimonio. Anche se ha solo 18 anni, ha la mentalità di un'adulta". Fino ad ora l'indiscrezione più sconvolgente di Cozzolino era stata "Noemi si è ritoccata le foto, lei è un fuscello, quel sedere a mandolino è tutto frutto di photoshop".

(30 giugno 2009)
by danDapit:

POLITICA!! non GOSSIP! Affari italiani ridicoli! Ridicole le bugie, ridicole le IMMAGINI scelte come panacea per il grande popolo in finestra.


Per l'appunto notare la copertina di "CHI".
Domanda: CHI c'è sullo sfondo che si bacia???

RIDICOLI GLI ITALIANI e il bisogno di credere al GOSSIP confezionato dal Gran Maestro delle televisioni: il tycoon Mediaset, super biscia furba!
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Videoforum con Antonio Di Pietro, leader Idv: appello a Napolitano
dopo la cena con Berlusconi e Alfano dei due membri della Corte Costituzionale

"Napolitano, non può esserci tregua
quei due giudici vanno puniti"
di EDOARDO BUFFONI


ROMA - Un appello a Napolitano perché intervenga sul caso dei giudici della Consulta a cena con Berlusconi e Alfano. Lo ha rivolto Antonio Di Pietro durante il videoforum a Repubblica Tv. Per un'ora il leader dell'Italia dei Valori ha risposto alle domande degli ascoltatori su tutti i temi principali della politica.

IL VIDEOFORUM

Lodo Alfano. "Presidente, le sembra normale che il premier e Alfano vadano a cena con due giudici della Corte Costituzionale?". Così si è rivolto Di Pietro a Napolitano, chiedendo un suo messaggio alla Consulta. "E' chiaro che un messaggio del capo dello Stato metterebbe con le spalle al muro anche questi giudici. Tecnicamente - aggiunge Di Pietro - un intervento del presidente Napolitano per rimuovere questi due giudici non è previsto da alcuna norma. Il problema però è di 'gentlemen's agreement' e di bon ton istituzionale".

Di Pietro ribadisce comunque la richiesta di dimissioni di due giudici della Corte Costituzione, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, per aver partecipato nei giorni scorsi a una cena "riservatissima e privatissima" con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

"E' come se il pm o il giudice invitasse il suo imputato a cena per parlare del più o del meno - dice Di Pietro - Dal ministro della Giustizia vogliamo sapere di cosa si è parlato quella sera perché ciò che è accaduto non ha senso in un Paese normale. Ed è un fatto gravissimo che non può essere taciuto in nome del G8.

Non c'entra nulla con il guardare attraverso il 'buco della serratura'. L'apparenza li ha dequalificati e declassati, per questo insistiamo per le loro dimissioni" o "comunque la non partecipazione a quella udienza che riguarda Berlusconi perché ormai è inquinata".

Di Pietro attacca poi il Pd: "E' una battaglia in solitario che solo noi dell'Idv facciamo - dice - perché anche parte dell'opposizione fa finta di non vedere".

Intercettazioni. Anche a proposito della legge che limita le intercettazioni, Di Pietro si rivolge al Presidente della Repubblica: "Noi più che attaccare Napolitano, adesso e tutti i giorni, gli chiederemo di non firmare la legge sulle intercettazioni. A chi la devo tirare la giacchetta? Il presidente della Repubblica è l'unico che può bloccare questa degenerazione dell'utilizzo del Parlamento per interesse privato. Non è che per rispetto non si possono dire le cose che non si condividono. Siamo andati dal Capo dello Stato per esprimergli la nostra contrarietà e preoccupazione sull'immoralità di una legge come quella sulle intercettazioni - spiega Di Pietro - Ci auguriamo che respinga alle Camere questo provvedimento, glielo abbiamo chiesto con tutto il cuore".

Di Pietro ricorda che l'Idv "in ogni caso allestirà dei gazebo dove raccoglieremo le firme per un referendum sulle intercettazioni, un referendum sulla libertà di informazione e sul dovere di investigare da parte dei magistrati. Il referendum - conclude - è l'unica arma che abbiamo. Abbiamo solo due mezzi contro questo regime: o usiamo la mazza come si fece per la presa della Bastiglia, ma non possiamo e non lo dobbiamo fare, o c'è il referendum".

Caso Berlusconi. "Noi siamo contro il gossip - dice Di Pietro - ma le cose che sono uscite in queste settimane su Berlusconi non sono affatto gossip, ma fatti gravi, che riguardano omissioni, falsità e abusi. Ad esempio, usare aerei militari con top gun usati come maggiordomi per veline e menestrelli, è uso privato di cose pubbliche. Ma tutta la politica di Berlusconi è fondata su motivi giudiziari e personali. E' la grande truffa agli italiani: promette che con lui al governo staranno meglio, ma alla fine chi sta meglio sono solo lui e i suoi amici".

Alleanze. L'Italia dei Valori si alleerà mai con i centristi di Casini? "Ma che ci azzecchiamo noi con l'Udc? Niente", risponde Antonio Di Pietro. "Non è vero che alle ultime amministrative l'Udc, là dove si è alleato con il Pd, ha fatto vincere il centrosinistra - spiega Di Pietro - In realtà, dove il centrosinistra si è alleato con l'Udc ha avuto uno scarto così grande che avrebbe vinto anche senza. Più che altro, se si fanno bene i calcoli, il centro sinistra senza l'Idv non avrebbe vinto in nessun comune. Con Bruno Tabacci - conclude - dialoghiamo sull'economia, ma se mi dici con Cuffaro è fuori tempo e fuori luogo".

Congresso Pd. "Il congresso del Pd - dice Di Pietro - oltre al segretario dovrà decidere da che parte stare. La questione non è cosa vuole fare l'Idv, ma cosa vuole fare il Pd". Il leader dell'Italia dei Valori non si sbilancia su una sua preferenza in vista della nuova segreteria del Partito Democratico: "Non è una questione che riguarda noi. L'Idv è pronta a dialogare sui programmi".

(30 giugno 2009)

28 giugno 2009

IL RUOLO DELLE DONNE

IL RACCONTO.

Lo scrittore su riti, comportamenti sessuali e regole imposti nelle terre di mafia
Quelle donne a Sud di Gomorra
di ROBERTO SAVIANO


ESSERE donna in terra criminale è complicatissimo. Regole complesse, riti rigorosi, vincoli inscindibili. Una sintassi inflessibile e spesso eternamente identica regolamenta il comportamento femminile in terra di mafie. È un mantenersi in precario equilibrio tra modernità e tradizione, tra gabbia moralistica e totale spregiudicatezza nell'affrontare questioni di business. Possono dare ordini di morte ma non possono permettersi di avere un amante o di lasciare un uomo. Possono decidere di investire in interi settori di mercato ma non truccarsi quando il loro uomo è in carcere. Durante i processi capita spesso di vedere donne accalcate negli spazi riservati al pubblico, mandano baci o semplici saluti agli imputati dietro le gabbie. Sono le loro mogli, ma spesso sembrano le loro madri. Vestirsi in maniera elegante, curarsi con smalti e trucco mentre tuo marito è rinchiuso, è un modo per dire che lo fai per altri. Tingersi i capelli equivale a una silenziosa confessione di tradimento. La donna esiste solo in relazione all'uomo. Senza, è come un essere inanimato. Un essere a metà. Ecco perché le vedi tutte sfatte e trascurate quando hanno i mariti in cella. È testimonianza di fedeltà. Questo vale per i clan dell'entroterra campano, per certa 'ndrangheta, per alcune famiglie di Cosa Nostra. Quando invece le vedi vestite bene, curate, truccate, allora il loro uomo è vicino, è libero. Comanda. E comandando riflette sulla sua donna il suo potere, lo trasmette attraverso la sua immagine. Eppure le mogli dei boss carcerati, sciatte sino a divenire quasi invisibili, sono spesso quelle che facendone le veci più comandano.

Tutte le storie delle donne in terra criminale si somigliano, sia che abbiano un destino tragico sia che riescano a galleggiare nella normalità. In genere marito e moglie si conoscono da adolescenti e celebrano il loro matrimonio a venti, venticinque anni. Sposare la ragazza conosciuta da piccola è la regola, è condizione fondamentale perché sia vergine. In genere, invece, all'uomo è permesso di poter avere amanti, ma il vincolo dato dalle loro mogli negli ultimi anni è che siano straniere: russe, polacche, rumene, moldave. Tutte donne considerate di secondo livello, incapaci di costruire una famiglia, secondo loro, di educare i figli come si deve. Mentre farsi un'amante italiana o peggio del proprio paese sarebbe destabilizzante, e un comportamento da punire. Attraverso la sessualità passa molta parte della formazione di un uomo e di una donna in terra di mafia. "Mai sotto una femmina" è l'imperativo con cui si viene educati.

Se mentre fai l'amore, decidi di stare sotto, stai scegliendo pure di sottometterti nella vita di tutti i giorni. Farlo per puro piacere ti condannerà, nella loro logica, a sottometterti. "Mai sesso orale". Riceverlo è lecito, praticarlo a una donna è da "cani". "Non devi diventare cane di nessuno". Vecchio codice a cui si attiene ancora molta parte delle nuove generazioni di affiliati. E regole anche più rigide valgono pure al di fuori dell'Italia. La Yardie, la potente mafia giamaicana egemone in molti quartieri londinesi e newyorkesi, oltre che a Kingston, ne è un esempio. Vietato praticare sesso orale e riceverlo, vietato sfiorare l'ano delle donne e avere rapporti anali. Tutto questo è considerato sporco, omosessuale (i gay sono condannati a morte nella cultura mafiosa giamaicana), mentre il sesso dev'essere una pratica forte, maschile e soprattutto ordinata. Senza baci. La lingua serve per bere, un vero uomo non la usa se non a quello scopo.
Gli affiliati delle cosche sono ossessionati non solo dalla loro virilità, ma da come poterla esercitare: farlo secondo la rigida applicazione di quegli imperativi categorici, diviene un rito con cui si riconfermano il loro potere. Valgono, quelle norme chiare e inderogabili, in pressoché tutti i paesi di 'ndrangheta, camorra, mafia e Sacra Corona Unita. E sono, a ben vedere, qualcosa in più del semplice specchio di una cultura maschilista. Nulla come quel codice sessuale dice forse come in terra di criminalità non possa esistere ambito che si sottragga alle logiche ferree di appartenenza, gerarchia, potere, controllo territoriale. Potere sulla vita e sulla morte, di cui la morte subita o data è posta a fondamento. E chi crede di poter esserne libero, si sbaglia. Il controllo della sessualità è fondamentale. Anche corteggiare diventa marcare il territorio. Avvicinarsi a una donna significa rischiare un'invasione territoriale.

Nel 1994 Antonio Magliulo di Casal di Principe tentò di corteggiare una ragazza imparentata con un uomo dei casalesi e promessa in matrimonio a un altro affiliato. Magliulo le faceva molti regali, e intuendo forse che la ragazza non era felicissima di sposare il suo fidanzato, insisteva. Era invaghito di questa ragazza assai più giovane di lui e la corteggiava come dalle sue parti è abituale. Baci Perugina a San Valentino, un collo di pelliccia di volpe a Natale, "postegge" ossia attese fuori dal luogo di lavoro nei giorni normali. Un giorno in piena estate un gruppo di affiliati del clan di Schiavone lo convocò per un chiarimento al lido La Scogliera di Castelvolturno. Non gli diedero neanche il tempo di parlare. Maurizio Lavoro, Giuseppe Cecoro e Guido Emilio gli tirarono una botta in testa con una mazzola chiodata, lo legarono e iniziarono a ficcargli la sabbia in bocca e nel naso. Più inghiottiva per respirare più loro lo ingozzavano. Rimase strozzato da una pasta di sabbia e saliva che gli si è cementificata in gola. Fu condannato a morte perché corteggiava una donna più giovane, col sangue di un importante affiliato, già promessa in moglie.

Corteggiare, chiedere anche solo un appuntamento, passare una notte insieme è impegno, rischio, responsabilità. Valentino Galati aveva diciannove anni quando è sparito il 26 dicembre 2006 a Filadelfia, che non è la città fondata dai quaccheri americani, ma un paese in provincia di Vibo Valentia, fondato da massoni. Valentino era un ragazzo vicino alla 'ndrina egemone. Aveva sangue ndranghetista e quindi divenne ndranghetista, lavorava per il boss Rocco Anello. Quando questi finisce in galera per aver organizzato un sistema di estorsioni capillare (per una piccola tratta ferroviaria ogni impresa che vi partecipava doveva pagargli 50 mila euro a chilometro), sua moglie Angela ha sempre più bisogno di una mano da parte della 'ndrina per andare avanti. Spesa, pulizia della casa, accompagnare i bambini a scuola. A Valentino capita di essere uno dei prescelti. Così lentamente, quasi naturalmente, nasce una relazione con Angela Bartucca. Punirlo è indispensabile e quando non lo si vede più girare per il paese, nessuno si stupisce.

Condannato a morte perché è stato con la moglie del boss. Solo sua madre Anna non vuole crederci. Suo figlio amante della moglie di un boss? Per lei è impossibile: è divenuto da poco maggiorenne, è troppo piccolo. Ammette che Angela veniva anche in casa a prendere il caffè, e da quando suo figlio è sparito, non si è fatta più vedere. Ma per la madre di Valentino questo non dimostra nulla. "Mio figlio non c'entra niente con questa storia". Insiste a credere vi siano altri motivi, ma per la magistratura antimafia non è così. Per lungo tempo Anna ha dormito sul divano perché lì c'era il telefono ed ha aspettato una chiamata di suo figlio, terrorizzata che in camera da letto potesse non sentire il suono "dell'apparecchio", come a sud lo chiamano. Così, alla fine, la madre di Valentino si chiude nel silenzio di un dolore che rispetta il silenzio dell'omertà, continuando a negare contro ogni evidenza.

La stessa sorte era già capitata a Santo Panzarella di Lamezia Terme, ammazzato nel luglio del 2002. Santo si era innamorato di Angela Bartucca quattro anni prima. Sempre lei. Gli hanno sparato contro un caricatore, convinti di averlo ucciso lo hanno messo nel portabagagli. Ma Santo Panzarella non era morto. Scalciava nel portabagagli. Così gli hanno spezzato gli arti inferiori per non farlo continuare a intralciare con i calci il suo ultimo viaggio; infine gli hanno sparato in testa. Di lui è stata ritrovata solo una clavicola, che ha però permesso di far partire le indagini. Anche lui condannato a morte per aver sfiorato la donna sbagliata. Valentino quindi forse sapeva di rischiare la pelle, ma ha continuato lo stesso ad avere una relazione con quella donna proibita.

Ci si immagina Angela Bartucca come una sorta di donna fatale, una mantide come i giornali l'hanno spesso chiamata, capace con la propria seduzione di far superare persino la paura della morte. Una donna che amava e amando condannava a morte. Ma in realtà a vederla non sembra essere così come vuole la leggenda. Dalle foto si vede il viso di una ragazzina, carina, la cui colpa principale era la voglia di vivere. Un marito in carcere per le donne di mafia significa astinenza totale. Di affetti e di passione. Solo i boss maturi, se sono sposati con donne più giovani e sono condannati a pene pesantissime, permettono che le mogli possano avere qualche marito sostitutivo. Quasi sempre si preferisce il prete del paese quando disponibile o un fratello, un cugino, un parente comunque. Mai un affiliato non del sangue del boss, che godendo del rapporto con la donna potrebbe assumerne in qualche modo di riflesso il carisma e sostituirlo.

Molte donne vestono di nero, anche quelle giovani, e quasi perennemente. Lutto per un marito ucciso. Lutto per un figlio. Lutto perché è stato ucciso un fratello, un nipote, un vicino di casa. Lutto perché è stato ammazzato il marito di una collega di lavoro, lutto perché è stato assassinato il figlio di un lontano parente. E così c'è sempre un motivo per tenere il vestito nero. E sotto il vestito nero si porta sempre un panno rosso. Le anziane signore indossavano una maglietta rossa, per ricordare il sangue da vendicare, le giovani donne indossano un intimo rosso. Un ricordo perenne del sangue che il dolore non fa dimenticare, anzi il nero accende ancora più il colore terribilmente intimo della vendetta.

Rimanere vedove in terra criminale significa perdere quasi totalmente l'identità di donna e ricoprire soltanto quella di madre. Se resti vedova puoi risposarti solo con il consenso dei figli maschi. Solo se ti risposi con un uomo dello stesso grado del padre (o superiore) all'interno delle gerarchie mafiose. Ma soprattutto solo dopo sette anni di astinenza sessuale e osservazione rigida del lutto. Perché gli anni della vedovanza dovevano corrispondere al tempo che secondo le credenze contadine un'anima ci metteva per raggiungere l'aldilà. Così si aspettava che l'anima arrivasse nell'altro mondo, perché se ancora stava in questo avrebbe potuto vedere la moglie "tradire" con un altro. Antonio Bardellino, boss carismatico di San Cipriano d'Aversa, tendeva a liberare le vedove da queste regole medievali e da questo perenne dolore imposto. In paese molti ricordano che fino a quando comandò, don Antonio diceva: "Si mettono sette anni per raggiungere il paradiso, noi andiamo da un'altra parte. E quella parte si raggiunge presto, int' a nà nuttata".

Ma quando fu fatto fuori Bardellino arrivò l'egemonia degli Schiavone, e tornarono le vecchie regole sessuali. Nell'agosto del 1993 Paola Stroffolino fu scoperta con un amante. Lei moglie di un boss molto importante, Alberto Beneduce, tra i primi ad importare cocaina e eroina direttamente sulle coste del Casertano. Dopo che Beneduce fu ucciso, lei non rispettò i sette anni di vedovanza e intraprese una relazione con Luigi Griffo. Il clan decise che un atteggiamento del genere era irriguardoso nei confronti del vecchio boss. E così per eseguire la punizione scelsero un suo caro amico, Dario De Simone. Invitò la coppia in una masseria di Villa Literno con la scusa di volergli far assaggiare le prime mozzarelle dell'estate. Un solo colpo alla testa per l'uomo e uno per la donna. Non di più per due infami che avevano insultato la memoria e l'onore del morto. Poi, aiutato da Vincenzo Zagaria e Sebastiano Panaro, l'uomo che aveva mostrato la sua lealtà uccidendo scaraventò i corpi in fondo ad un pozzo molto profondo a Giugliano.

Sandokan, cioè Francesco Schiavone, e suo fratello furono accusati come mandanti. La vedova di un boss è intoccabile, ma se si sporca con un altro uomo, perde lo status di inviolabilità. I pentiti che cercavano di superare l'incredulità dei giudici, diedero una risposta che è anche una sintesi eccezionale: "Dottò, ma scopare qui è peggio che uccidere. Meglio se uccidi la moglie di un capo. Forse puoi essere perdonato, ma se ci scopi sei morto sicuro". Amare, decidere di fare l'amore, baciare, regalare qualcosa, fare un sorriso, sfiorare una mano, provare a sedurre una donna, esserne sedotto può essere un gesto fatale. Il più pericoloso. L'ultimo. Dove tutto è legge terribile, i sentimenti e le passioni che non conoscono regole condannano a morte.

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Il Sunday Times, più diffuso tra i domenicali "di qualità" con circa due milioni di copie vendute, scrive in una corrispondenza da Bari dell'inviato John Follain che "insiders", ovvero fonti dall'interno, fonti che conoscono bene Berlusconi e il suo entourage, "dicono che Gianni Letta si è distanziato dal premier e da alcuni mesi declina i suoi inviti a cena". Un collaboratore "disamorato" del presidente del Consiglio dichiara al giornalista inglese: "Berlusconi si è trasformato nell'opposto di re Mida, sporca tutto quello che tocca". [...]

L'articolo contiene anche una serie di dichiarazioni di Patrizia D'Addario, la escort pugliese che ha visitato due volte Berlusconi a Palazzo Grazioli e vi ha trascorso una notte con lui. "Non ho mai dormito", racconta la donna di cui Berlusconi sostiene di non ricordare il volto, "era instancabile, un toro". Secondo la sua ricostruzione, il premier la condusse in camera da letto quasi alle 4 del mattino, dopo che le altre ragazze se n'erano andate. La D'Addario dice che Berlusconi fece mezza dozzina di docce ghiacciate durante la notte e lei lo raggiunse sotto la doccia a sua richiesta. A un certo punto, secondo quanto la donna ha raccontato in seguito a un amico, "d'improvviso smise di muoversi e pensai fra me e me, grazie a Dio, si è addormentato. Ma non durò molto".

La escort confida di essersi sentita imbarazzata quando un membro dello staff del premier entrò in camera da letto al mattino, con un vestito per Berlusconi, ricordandogli che doveva fare una dichiarazione pubblica sulla vittoria di Barack Obama, eletto presidente quella notte. La D'Addario lo attese in bagno, dove scattò varie foto. Più tardi accese il registratore del suo telefonino, dove si sente la voce di un uomo che dice: "Vuoi tè o caffè?" Lasciò la residenza di Berlusconi alle 11, ma mentre tornava a Bari lui le telefonò: "Bambina mia!", le disse, chiedendo poi perché avesse la voce roca. E lei gli spiegò: "Per via delle docce".

Il Sunday Times riferisce anche il contenuto di una successiva telefonata fra la D'Addario e Barbara Montereale, un'altra partecipante alla cena a Palazzo Grazioli. "Ti ricordi come mi carezzava mentre eravamo sul sofà? E come carezzava te e guardava me?", chiede la D'Addario. E la Montereale replica: "Era disgustoso, faceva tutto di fronte alle guardie del corpo". Il domenicale inglese riporta poi le rivelazioni del settimanale L'espresso sulle conversazioni telefoniche in cui Berlusconi avrebbe descritto all'uomo d'affari pugliese Giampaolo Tarantini che tipo di donne voleva invitare a Roma e in Sardegna, compreso il colore dei capelli e le misure, con dettagli spesso "spinti" su cosa succedeva ai party notturni.
(28 giugno 2009) da La Repubblica: "La stampa inglese e lo scandalo di Silvio" di ENRICO FRANCESCHINI
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dal Sunday Times (estratto):
D’Addario described a dinner party that lasted until 3am and what followed. The other guests at the imposing Palazzo Grazioli were Tarantini and two young women — Barbara Montereale, 23, a model, and Lucia Rossini. After the dinner, Berlusconi led D’Addario and the two other women to another room.


“Do you remember how he caressed me while we were on the sofa? And how he caressed you and looked at me?” D’Addario asked Montereale in a telephone call recorded on June 7.

Montereale replied: “It was disgusting, he did everything in front of the bodyguards.”

Berlusconi asked D’Addario to stay and told the other two to leave. Photographs allegedly taken in Berlusconi’s bathroom by Montereale and Rossini before they left, in which they laughingly pose with a hairdryer, are timed 3.57am.

According to D’Addario, Berlusconi led her to a four-poster bed with white drapes and quilt which he said were a gift from Vladimir Putin, the Russian prime minister. She said he took half-a-dozen ice-cold showers during the night and she joined him at his request.

At one point D’Addario later told a friend: “He suddenly stopped moving and I thought to myself, thank God, he’s fallen asleep. But it didn’t last.”

D’Addario confided she had felt embarrassed when a staff member walked into the bedroom in the morning with a suit for the prime minister, reminding him he was due to make a statement about Obama’s victory. Berlusconi told her to wait because he wanted to have breakfast with her.

While D’Addario waited, she went to the bathroom and took photographs. She later switched her recorder on and the tape captured the voice of a man asking: “Do you want tea or coffee?” She left the residence at about 11am.

On her return to Bari that afternoon, D’Addario also recorded a call on her mobile phone. “Bambina mia !” Berlusconi greeted her. He asked her why she sounded as though she had a hoarse voice and she explained: “It was the showers.”

From The Sunday Times
June 28, 2009
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Ciò che ci dà da conoscere Saviano sui rituali e sui ruoli "Uomo/Donna" nelle vaste organizzazioni famigliari d'ogni genere di mafia, richiama il più rigido maschilismo, dalla virilità al controllo del potere realizzantesi nella semplice gestualità comportamentale, come un codice non iscritto ma dalla valenza pari alla Tavola dei Comandamenti ricevutà da Noè.

Potere e virilità, e consuetudini maschiliste che alla data di oggi, 28 giugno, ritrovo scorrere paralleli sullo stesso quotidiano in due articoli che apparentemente trattano argomenti diversi e distanti.
L'articolo del Sunday Times col racconto della D'Addario, accostato ad una parte del regime comportamentale mafioso descritto da Saviano.
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Dall'articolo iniziale di Saviano:
In genere, invece, all'uomo è permesso di poter avere amanti, ma il vincolo dato dalle loro mogli negli ultimi anni è che siano straniere: russe, polacche, rumene, moldave. Tutte donne considerate di secondo livello, incapaci di costruire una famiglia, secondo loro, di educare i figli come si deve. Mentre farsi un'amante italiana o peggio del proprio paese sarebbe destabilizzante, e un comportamento da punire. Attraverso la sessualità passa molta parte della formazione di un uomo e di una donna in terra di mafia. "Mai sotto una femmina" è l'imperativo con cui si viene educati.

Se mentre fai l'amore, decidi di stare sotto, stai scegliendo pure di sottometterti nella vita di tutti i giorni. Farlo per puro piacere ti condannerà, nella loro logica, a sottometterti. "Mai sesso orale". Riceverlo è lecito, praticarlo a una donna è da "cani". "Non devi diventare cane di nessuno". Vecchio codice a cui si attiene ancora molta parte delle nuove generazioni di affiliati.
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Gli affiliati delle cosche sono ossessionati non solo dalla loro virilità, ma da come poterla esercitare: farlo secondo la rigida applicazione di quegli imperativi categorici, diviene un rito con cui si riconfermano il loro potere. Valgono, quelle norme chiare e inderogabili, in pressoché tutti i paesi di 'ndrangheta, camorra, mafia e Sacra Corona Unita. E sono, a ben vedere, qualcosa in più del semplice specchio di una cultura maschilista. Nulla come quel codice sessuale dice forse come in terra di criminalità non possa esistere ambito che si sottragga alle logiche ferree di appartenenza, gerarchia, potere, controllo territoriale. Potere sulla vita e sulla morte, di cui la morte subita o data è posta a fondamento. E chi crede di poter esserne libero, si sbaglia. Il controllo della sessualità è fondamentale. Anche corteggiare diventa marcare il territorio. Avvicinarsi a una donna significa rischiare un'invasione territoriale.