Omaggio al Nonsense
- Ehi, Chuck!Urlava con rabbia da un capo all’altro d’una piazza gremita di gente.
- Sai quella scheda telefonica, sì, quella sim card che t’avevo regalato l’inverno scorso e che a maggio m’hai restituito?
- Sì, ho capito! ...Ma perché strilli da laggiù?
- Sei un bastardo! Un bastardo! Me l’hai ridata senza neppure cancellare un sms che avevi ricevuto!
- Cosa vai urlando? Cosa urli qui in mezzo a tutta questa folla? È passato un sacco di tempo!
- Non importa quanto ne sia passato! Me l’hai restituita con un sms in memoria, senti qui: «Ma che hai sbroccato? Perché non mi vieni a prendere stasera…sulla tua torpedo bleeu?».
- Allora? Che vuoi adesso?
- Il numero non era registrato sotto un nome! Tre-tre-nove, nove, quattro, zero, due, otto, uno, sette… Di chi è questo cellulare? A cosa t’è servita la sim card che t’avevo regalato per le nostre telefonate? Eh??
- Dina! Sta’ zitta! Stai armando una caciara! Non c’è persona che non si sia voltata a guardare!! Quanto ti odio!
Dina trasalì e improvvisamente aprì gli occhi. Un incubo. Aveva il collo bagnato di sudore. Si alzò, andò in bagno ad asciugarsi, poi in cucina a bere dell’acqua.
Chuck era partito per alcuni giorni. …Voleva parlargli di quell’orribile sogno. No, anzi. Doveva raccontarlo alla psicoterapeuta, quale inquietante significato celava?
Andò al tavolo cercando carta e matita e appuntò il sogno finché lo ricordava nei particolari. Cosa diceva l’sms? Ah sì, la torpedo blu… e il numero…incredibile! Si rammentava addirittura la sequenza numerica: 339…940, 28, 17 come la leggesse ancora dal cellulare!
Controllò l’appuntamento con la dottoressa, era per le 11,30. Bene. L’ansia si placò. Tornò a letto con un bicchiere d’acqua in mano e l’asciugamano appoggiato sulla spalla.

Alle 11,30 pigiava fremente sul nome «Dott.ssa Anna Gambiolini».
- Buongiorno Dina, come sta?I lineamenti del viso della dottoressa si irrigidirono, il suo busto si raddrizzò legnosamente sulla sedia.
- Sono abbastanza turbata dottoressa, ho avuto un incubo.
- Ah, bene, abbiamo materiale sul quale lavorare…
- Veramente, oltre al mio incubo, sono rimasta ancora più turbata quando ho sentito Chuck, il mio ragazzo…
- Dobbiamo lavorare sui sogni.
- Sì, infatti! La cosa particolare è che anche lui ha avuto un incubo, stamattina ce li siamo raccontati a vicenda!
- Ve bene, Dina… Però ho in cura lei, non il suo fidanzato.
- Dottoressa, so bene che tutto ciò è al di fuori del razionale, le assicuro però che questa particolare coincidenza mi scuote molta ansia…
- Se la può tranquillizzare, mi parli anche del sogno del suo “Chuck”…
- Lui non si chiama così, è il soprannome che gli ho dato io…
- Questo non interessa all’analisi, andiamo avanti.
- Chuck ha detto che ieri sera si è bevuto una birra fredda dopo cena, mentre era in digestione, perciò durante la notte si è sentito male…
- Dina, evitiamo particolari non pertinenti.
- Sto arrivandoci! Insomma, lui ha avuto un incubo contemporaneo al mio. Ha sognato un uomo in auto con la moglie, litigavano, e quello la buttava giù dalla vettura per poi cercare d’investirla. Chuck guardava la scena e vedeva che la donna restava a seno nudo sul cofano dell’auto, con i vestiti strappati nell’impatto. Poi si accorgeva che l’uomo nell’auto provava a investire anche lui…
- Non conoscendo il suo ragazzo non posso cogliere il significato di tali immagini, vogliamo parlare del motivo per cui la agita?
- Sì, ecco… Ho sognato che ero in una piazza grande, come un’antica agorà, affollatissima. Lì vedevo lui dall’altro capo della piazza, e da quella distanza prendevo a urlargli contro accusandolo forse d’avermi tradita. Gli rinfacciavo d’aver trovato sulla sim card il messaggino non cancellato d’una donna…
- Questa dimenticanza di cancellazione d’un sms la interpreta come qualcosa che l’inconscio vuole suggerirle? Ha forse sentore che il suo fidanzato vorrebbe farle sapere ciò che le ha precedentemente occultato?
- Non saprei… Aspetti, completo il racconto del sogno. La mittente del messaggio gli proponeva di passarla a prendere sulla sua “torpedo blu”. Nella piazza gli urlavo che era un bastardo, tutti ci guardavano, ero così furibonda che non mi importava! Pensi che stranezza: mi è rimasto impresso il cellulare che ho letto nel sogno, almeno mi sembra sia quello!
- Un numero che non ha dimenticato neppure cessando la fase onirica… – ripeté meccanicamente la psicoterapeuta, poi, quasi giungesse da altrove, replicò:- La donna diceva «vieni a prendermi stasera sulla tua torpedo blu»? …La canzone di Gaber?
- Sì. C’è qualche indizio significativo?Anna Gambiolini si agitava con visibile disagio, lanciando insistentemente occhiate al pacchetto di sigarette sul tavolo.
- No, no… Interessante. Mi stava spiegando che le è rimasta impressa una sequenza numerica?
- Sì, eccola, l’ho scritta subito: tre-tre-nove, nove-quattro-zero, due-otto, uno-sette.
La dottoressa Anna Gambiolini parve impallidire.
- Ma non vedo collegamento tra il suo incubo e quello del fidanzato…
- Veramente io ho una strana sensazione… Guardi che caso! Ho sognato che lui mi teneva nascosto qualcosa e che aveva bluffato con me, mentre lui sognava una coppia che litigava e un uomo che voleva investire una donna. Nel suo sogno è espressa una forte aggressività nei confronti di quella donna, moglie o amante che fosse, ma la stessa aggressività l’ha diretta poi verso un uomo… Forse un altro se stesso?
- Brava Dina. – esordì la psicoterapeuta deglutendo - potrebbe sedersi sulla mia poltrona. È diventata abile nell’analisi dell’immaginario inconscio…
- Sono turbata, ci dobbiamo sposare... il sogno mi ha messo in allarme! Poi stamattina s’è aggiunto l’incubo di Chuck…
- “Chuck”. – ripeté la psicoterapeuta.
- Dottoressa? Mi sembra scossa anche lei… Come interpreta tutto ciò?

- Eh, Dina, dal tuo sogno emerge che non hai fiducia in Chuck. Più profondamente direi che non ti vuoi sposare. L’inconscio sta inviando chiari messaggi. Non vuoi chiuderti nel vincolo matrimoniale, temi d’essere tradita. Dovresti riflettere prima di fare questo passo! Inoltre, osservando il sogno del fidanzato in particolare coincidenza col tuo, ma è solo una banale casualità, sembrerebbe che anche lui tema il passo del matrimonio… Mi dispiace, l’orologio dice che la seduta è terminata. Abbiamo già un appuntamento per la prossima volta?La psicoterapeuta l’accompagnò alla porta.
Prima di uscire, con fare riflessivo, Dina precisò:
- Dottoressa, si è accorta che ha iniziato a darmi «del tu?»Finalmente sola. Appoggiata la schiena contro lo stipite scivolò con lentezza giù, fino a sedersi a terra. Non riusciva a capacitarsi. Il suo amante era il fidanzato di Dina. Era sotto shock. Come poteva essere che Dina avesse sognato il suo numero di cellulare? E la battuta sulla torpedo blu? Lei gliel’aveva fatta per l’acquisto della nuova auto! Cosa poteva saperne la sua paziente? Cosa stava accadendo nell’universo? Era l’inconscio collettivo? Quel bastardo!
- Oh! Mi è sfuggito… Mi scusi Dina. Buona giornata… -, ribattè Anna Gambiolini sorridendo affettuosamente e chiudendo l’uscio.
Non le aveva mai detto d’avere una fidanzata. Non solo, l’incubo di lui rivelava il desiderio di sbarazzarsi dell’amante, proprio di lei!Suonò il campanello. Guardò l’ora. Le 12,30. Non aspettava altri pazienti. Forse il postino con una raccomandata?
Aprì la porta. Dina le era davanti ferma sul pianerottolo.
- Dottoressa, mi scusi, ho ricordato un particolare. Per un periodo Chuck si sbagliava quando doveva pronunciare il mio nome. Senza accorgersene, interloquiva spesso con un «Anna». Pensavo si confondesse con la sorella che si chiama così…Nell’attimo in cui Dina interruppe la linea e notò contemporaneamente che la musica nell’aria si spegneva, lo sguardo volò sulla targhetta del campanello: «Dott.ssa Anna Gambiolini».
- Ah… ah… – La psicoterapeuta trattenne il respiro.
- Ascolti, desidero provare a digitare quel numero, ma voglio farlo qui con lei. Da sola mi sentirei stupida, posso? Ci metto un attimo, tanto non può rispondermi una Anna, sarebbe il colmo! Il mio era solo un sogno, che diamine!
Dina aveva già composto il numero e la Gambiolini era ancora con una mano in aria per fermarla, in un fallito intento.
Gli accordi d’una celebre “Per Elisa” presero a risuonare all’interno dello studio.
- Uh, dottoressa, sono veramente inopportuna! La stanno chiamando, forse è suo marito e io la sto disturbando. Vado…
Gli occhi cambiarono istantaneamente traiettoria, in un lampo furono sul volto sbigottito della psicoterapeuta.
Anna nel panico gridò: «Non sapevo nulla!», sbattendo la porta in faccia alla ragazza.
Dina non sposò Chuck. Sparì dalla sua vita. E smise di andare in analisi.
Anna Gambiolini tornò in terapia dal suo vecchio analista, cessando per anni di lavorare. Non si separò dal marito.
Chuck andò a vivere in un paesino dell’entroterra, si innamorò d'una fioraia e le regalò l’intero negozio. Fu con lei che scoprì l’amore, e per esprimerlo non gli sarebbe bastato un mazzo di rose, ma un luogo ricolmo di Fiori… sì.
















































