26 maggio 2008
04 maggio 2008
13 aprile 2008
« Intorno alle Abitudini IDIOSINCRATICHE»

Giulia, da «Il profumo del most(r)o selvatico» (Giulia è anche di «Se non ora quando»), mi ha invitata la scorsa settimana a partecipare a un Meme!
Meme non meme, m’ama non m’ama?
Evviva i Meme dei bloggers che, in linea diaristica ma anche ironica, inducono a parlare di sé stessi.
Il bello è che ieri anche Daniela di Odelance mi ha invitata a un altro meme, e così ora sono a quota due meme a cui dar seguito, e il brutto della faccenda sapete qual è? Che, fra persone già coinvolte nel medesimo Meme, persone che strada facendo hanno chiuso il blog, persone che - seppure non lo abbiano chiuso- lo hanno fermato, e in aggiunta a ciò metto in causa la mia stessa latitanza dalla blogosfera, ne risulta di trovarmi spaesata nell’individuare a chi rivolgere il mio invito, e per due meme di seguito, non uno soltanto!
Quindi lor signori bloggers che riceverete la nomination, non storcete il naso, non sbuffate per cortesia, oppure sbuffate pure -non posso impedirvelo-, ma col sorriso al proseguimento v’invito! Obbligo naturalmente non c’è!
Questo è il Meme sulle abitudini idiosincratiche, quindi eccole qui:
sei abitudini, come da Regola di Meme.
- 1. Abitudine a non arrivare assolutamente in anticipo. Quindi tendenzialmente un'abitudine, fin da piccola, a fare tardi. La particolarità sta nel finire a correre imprecando e affannandomi –senza rendermene conto "puntualmente"- nell’ultima mezzora, quarto d’ora, cinque minuti, piuttosto che prepararmi con largo anticipo. È più forte di me! Ne risulta che vivo rincorrendo il tempo, facendo mille cose, anche fino all’ultimo istante.
- 2. Altra abitudine che potrebbe essere collegata alla precedente, e che emerge sempre più, è quella di non voler mai andare a dormire la notte. Persino se sto crollando di sonno tendo a tirare con me stessa, come se non volessi chiudere la giornata, e continuo a vagare per gli spazi della casa. Il silenzio notturno diviene una dimensione fuori tempo che sento appartenermi completamente e in cui finalmente godo la mia libertà. Per questo è di notte che scrivo.

- 3. Resto sul tema notturno: la terza è bermi dell'abbondante tea verde col miele, o una tazza fumante d'orzo-caffè all'americana amaro, quando ormai sto decidendo di spingermi a nanna (assolutamente non camomilla nè tisane, che detesto!). L’abitudine trasformata: forse una volta era un bicchiere di latte freddo. Il latte è uscito dalla mia vita, ma una bevanda prima di spegnere è rimasta! Per dare addio a un giorno finito.
- 4. Fare assolutamente una doccia prima di varcare le soglie del mondo esterno. Anche se il mio corpo ha rifiutato il richiamo della sveglia restando come piombo nel letto ed è tardissimo, l'abitudine essenziale è buttarmi sotto la doccia. Unico modo per essere presente e cominciare un nuovo giorno lavando via ogni cosa del vecchio e potermi gettare in pasto a nuove ore d'una vita che comincia da lì. Dal getto dell'acqua sotto la doccia. Al contrario, quando la giornata è libera, il ritardare il momento della toilette coincide con l’abitudine al relax, l'insidiante abitudine al poltrire più estremo, allo stacco completo dalla frenesia quotidiana. Un’abitudine che odora di se stessi!

- 5. Penultima, in coerenza con quanto enunciato (in fondo in fondo), e per chiudere il cerchio: l’abitudine a farmi passare ogni voglia di reagire e prendere in mano la situazione quando mi sento sopraffatta dagli infiniti impegni e cose da ricordare, portare avanti, fare, agire, andare, parlare, lottare, correre, appuntare, ricordare… Ecco: l’abitudine è quella di mollare. Passo sempre per questa fase, lenta, arrabbiata, tetra, prima di reagire e infine scattare.

- 6. Ultima! Non poter fare a meno di catturare ogni particolare. Abitudine peculiare, cresciuta con me. Osservo e catturo particolari. Li catturo visivamente e nell’ascolto, catturo toni, suoni, espressioni, movimenti e piccoli gesti, inflessioni della voce, poi, attraverso i particolari, anche cronologici, ricostruisco stati d’animo, eventi, storie interiori. È un’abitudine? Fa parte di me.


- Mettere il link della persona che ti ha nominato (fatto, all’inizio)
- Mettere il regolamento del gioco sul proprio blog (sto facendolo)
- Indicare 6 abitudini o particolarità, non importanti (già elencate)
- Nominare 6 persone aggiungendo il link al loro blog e AVVISARLE.
- Daniela (Odelance)- mia cara! Tu memi me, io memo te!!
- Daniele Passerini (22 Passi d’amore)- carissimo, tu sei un Blogger di super produzione!
- Rosex (Carnival Town) – lo so, hai poco tempo, ma ti coinvolgo lo stesso!
- Angelo (Kairos) – so che hai cambiato tutto da poco, non so se accetterai il meme, spero di sì!
- Lophelia (Fotosensibile) – e se le fotografassi le tue abitudini?
- Pier (Frammenti di Pierpioggia) – latitante anche tu, come me, ti invito al meme!
Ed ecco qui i Nominati:

by
danDapit
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pensieri e risposte
07 aprile 2008
Mi manda ... Picone?

Quante vite abbiamo uomini e donne? Nove, come i gatti, o forse di più?
Un'esistenza che contiene infinite sfaccetature, ruoli cangianti, identità stratificate, un essere in trasformazione, ma anche un essere che è dolce e gentile con l’uno, aggressivo e insofferente con l’altro. Umani che nascondiamo le nostre fragilità, chi maggiormente, e chi in modo minore esponendo a rischio di sofferenza i propri sentimenti ed emozioni.
Così mi trovo ad attraversare il presente, lontana dalla primavera e dal garrito di rondini per un attimo captate nel cielo il primo d’aprile.
Lontana da passioni e da poesie, da racconti in cui lascio riflessioni sull’umano sentire.
Sono stata catturata da una tromba d’aria di fatti materiali e pratici, dai numeri, cifre in addizione e moltiplicazione, in percentuale, cifre di denari che escono senza tornare, denari rubati, denari senza i quali la vita è una pena colma di nuvole grigie. Nuvoloni pesanti che opprimono e spaventano col loro vento che fischia gelido, suggerendo che non ce la farai a giungere alla fine del mese…
Due anni fa, in un giorno di maggio, l’amministratore del Condominio se ne andò. Improvvisamente lasciò questa vita, e con essa Venticinque Condòmini allo sbaraglio, una moglie e un bimbo.
Arrivò una donna, alta, di bella presenza, nell’età di mezzo antecedente i fatidici “anta”, che col suo charme affascinò molti uomini, ophs, volevo dire: condòmini.
Da quei tempi il canone condominiale è raddoppiato, e se allora le rate d’un anno ammontavano a otto, ora sono dodici. I conguagli di chiusura esercizio sono state tombole, e alla fine del 2007 è stato chiesto a ciascuno un saldo fluttuante sui milletrecento/millecinquecento euro.
Guardavo i bilanci senza raccapezzarmi.
Cifre, tabelle, nominativi, millesimi, importi di fatture, e la testa che girava.
Capivo unicamente che non era possibile che il condominio fosse triplicato nel giro di 18 mesi!
Chiamai “K-a”, l’affascinante amministratrice new entry, e fui ricevuta nel suo studio al Centro di Roma. Mi accolse sorridente sui suoi tacchi da dieci centimetri, con una gonna nera dal vertiginoso spacco sulla lunga coscia, mentre dal suo raggiunto metro e ottanta con diplomazia e gentilezza mi diceva che ormai le spese si sarebbero abbassate. I conti sospesi dalla morte dell’amministratore erano terminati, certo, perchè lui aveva lasciato molti debiti, in più c’era il contenzioso con la Vedova, ma tutto era in mano al Giudice Tutelare che aveva congelato l’eredità. Sì, sapeva che c’erano persone in difficoltà, i pensionati si erano fatti aiutare dai figli, ma d’altronde in Italia tutto era aumentato, in special modo il Gas, e le rate condominiali erano troppo basse, l’altro amministratore non aveva chiuso i bilanci precedenti, altrimenti le avrebbe alzate lui!
Ecco come sono volati via in un turbine i primi mesi di questo 2008. Infilando il naso a forza in Consuntivi e Preventivi, iniziando a fare da Trade Union nel Condominio, a promuovere una sorta di carboneria interna, mentre si agiva per recuperare documenti e fatture reali.
Paladina di questo movimento una donna di 74 anni, mia madre, che pur non facendo parte del condominio si è dedicata nel ripassare al setaccio più e più volte i conteggi (a lei la matematica piace!), scoprendo così, con le fatture dell’Italgas alla mano, che “K-a” aveva arrotondato le spese del consumo di carburante quasi triplicandole, sia in consuntivo che in preventivo.
Al secondo match con “K-a” le feci notare che non poteva far pagare in preventivo una spesa mai effettuata.
Candida la sua risposta: “Ma quei soldi sono per l'importo, a fondo cassa, da restituire alla vedova!”.
Quale fondo?
Dove?
Non compare voce nei bilanci.
Improvvisamente, nel risveglio del Condominio Bell'Addormentato, emergono alla coscienza quesiti mai immaginati: “Perché siamo in contenzioso con la vedova? Come siamo arrivati alla causa legale?”
In realtà tali risvegli non sono avvenuti da sè.
In contatto con un altro amministratore, mi sono fatta guidare, prendendo appunti, sui diritti del Condominio e sul funzionamento amministrativo, e lungo tale sentiero sono giunta a porre la domanda ai miei colleghi condòmini.
Infine è scesa in campo Dandapit l’investigatrice che, arrivando a contattare la Vedova, è venuta a sapere che non esiste alcuna causa.
Tutto è fermo, in attesa d’una risposta che “K-a” non ha mai dato.
Il legale della Vedova era in procinto d’avviare la causa.
Perché non scrivo racconti poetici, ma lettere a condòmini e a vedove?
Perché mi trovo a prendere appunti al telefono con altri amministratori, invece di rilassarmi nel leggere un libro o i post dei miei amici bloggers? Perché il mio tempo è volato nello spiegare ai condòmini cosa sta succedendo?
Necessità fa virtù?
Se prima non capivo nulla di Amministrazione condominiale e Bilanci, ora ho abbandonato la poesia per dedicarmi alle relazioni sociali con i vicini di casa, che nel frattempo sono troppo impegnati per curare i propri interessi. Molti hanno pagato, altri no, nel malumore d'una situazione sospesa e sgradevole.
Sono a metà di questa navigazione di cifre e regole. Il giallo non è concluso, e non si concluderà a breve.
Dandapit per ora sta andando su e giù per le scale –senza ascensore- del suo condominio, a far firmare richieste per convocazioni urgenti d’assemblea, frenando l’ira davanti ai sorrisi di sufficienza del vicino della porta accanto, avvocato, che sa che i bilanci approvati ormai sono approvati.
L’Italia è fantastica!
Un popolo unito da Nord a Sud, e si sa che l'occasione fa l'uomo ladro!
... Ma oltre l'uomo, pure le donne...
Così è se vi pare...
ad eccezione del "Nudo" -di Francesca Woodman-,
sono «by danDapit»)
by
danDapit
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pensieri e risposte
Subject: Attualità, Diari, Riflessioni, Storie di vita
25 marzo 2008
My Birthday on 25th of March

Ebbene sì! Oggi è il mio compleanno, e lo festeggio virtualmente qui sul blog, fra immagini e colori, come piace a me! ...e perchè no? Con una spruzzata, q.b., di nonsense!!
Perchè non calarmi nei panni del Cappellaio Matto di
"Alice nel Paese delle Meraviglie",
e non cantare:
"Un Buon NON Compleannoooo, a me? a te! a me, a te, a me!..."

Invece, altro che "non compleanno"! Arriva il 25 marzo e scocca un anno in più...
L'anno scorso l'ho taciuto.
Quindi, secondo il principio di "Anno nuovo, vita nuova", pubblico un post solo per il compleanno!
Fra l'altro capita a seguito di Pasquetta, con la Pasqua ballerina che scivola da Marzo alla fine di Aprile!
Corsi e ricorsi: quando nacqui fu proprio nella settimana Santa, pochi giorni prima di Pasqua. ^__^

Gli anni passano, uh...come scorrono veloci!
All'inizio no! Per esempio eccomi qui diciasettenne (che pupetta!!), allora il tempo non era poi così veloce, e per me ne avevo in abbondanza! (infatti che bel viso rilassato!)


Qui ero in Spagna, a Ronda.
Chi è stato a Ronda? Una città che si erge su di un altipiano e, come si vede dalla foto, io sono in un punto alto, sotto c'è la vallata. E sapete perchè rido tanto?
Il vento che soffiava dalla vallata mi stava sollevando completamente il gonnellino (notare che è arrotolato su di un fianco), e mentre invitavo il fotografo a sbrigarsi a scattare, immaginavo la visione per chi si fosse trovato di sotto!

Gli anni passano... la foto successiva è questa.
Senza mostrare il volto.
Gioco, è un quadro di Magritte: niente male mostrarsi di spalle, e mai nel volto, no?
Invece, stessa posa che in Spagna, ma con minigonna non svolazzante, eccomi qui diversi compleanni dopo... Siamo ai giorni nostri, il sorriso è sempre lì!

Torniamo alle favole, orsù! Gli anni aumentano, e si vola viaaaaaaaaa!

Quando ero bimba ad ogni compleanno volevo fare una festa. Organizzavo addirittura delle favole da recitare, obbligando amichette e amici a fare la loro parte! Ma la mania di celebrare il mio 25 marzo è rimasta a lungo, anche fino a poco fa, e senza più feste e bagordi... Fantasia, fantasia!
tanti auguri a teeeeeee!!!"
Cantavo a bocca spalancata un paio di mesi fa al compleanno di mia madre, e così, per concludere la Rassegna del festeggiamento, mi posto anche in versione cantante!

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danDapit
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Subject: Foto, Gli Augurali, Riflessioni
16 marzo 2008
CARL WARNER = Buon appetito! o Buona visione in mostra? Viva la fantasia!

Il fotografo Carl Warner ha creato una serie di fotografie utilizzando solo cibo per la formazione degli scenari. La cosiddetta "foodscapes" (unione delle parole cibo e paesaggio) mostra grotte sottomarine, foreste, spiagge isolate, cascate, utilizzando frutta, verdura, formaggi.
Gli ingredienti commestibili in questa scena ispirata alla campagna italiana includono un carretto fatto di parti di lasagna. Campi di grano e farro, e nuvole di mozzarella. Alberi di prezzemolo e basilico per completare il quadro. Sul fondo, un villaggio di formaggio.
In questa foresta, gli alberi sono fatti di broccoli, piselli basilico e le strade sono lastricate con kumina. - Montagne di pane e nuvole di cavolfiore ornano il cielo.
Per evidenziare la profondità, le foto sono scattate su tavoli di 1,2 metri per 2,4 metri. Inoltre, i cibi sono disposti in "strati", per evitare che il cibo cada prima della fine della fotografia.
Questa grotta è realizzata con frutti di mare e carote per stalattiti. La "pietra" è fatta di pane, nel fondo del mare ci sono cavolfiori.
Riso, noce di cocco, vari grani e un cielo color porpora di foglia di cavolo. Paesaggio bucolico.
La spiaggia rossa è fatta di fette di salmone. Patate e pane sono le rocce. Una barca fatta di piselli completa lo scenario.
Alberi di foglie di cavolverza, rocce di patate dolci, gola di pane e cielo di radicchio porpora.
Funghi, sesamo e altri cereali.
Case di formaggio, teloni e cestini di pasta, cereali, legumi e verdure per rendere colorato questo vicolo.
Cucina Italiana: verdure, pasta, formaggi.
La montagna è fatta di pane.
La creatività imperversa! Palloni di frutta e legumi, alberi di broccoli, rocce di patate, campi di spiga, mais e zucchine, città di formaggio, torre di carota.
Scenario alpino: Cielo di ghiaccio. Grissini e prosciutto crudo nella slitta. Tappeto e montagne di mortadella. Pini di pancetta e rocce di pane.
In questo paesaggio i principali componenti sono:
Prosciutto – cielo, montagna, cascata e fiume;
Pane – per le rocce;
Grissini – casa e pontile;
Salame – tetto.
Grissini per la staccionata, prosciutto crudo per il cielo. Un carretto (di grissini) su una strada di salame fiancheggiata da cipressi di bacon.
(da YouTube)
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danDapit
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Subject: Attualità, Curiosità, Foto, giochi, Link, Luoghi da vedere
11 marzo 2008
^^^^ Roma, 7 marzo 2008 ^^^^

Dora Salinas aveva corso nell’attraversare il viale, sui tacchi degli stivali, sgattaialondo veloce tra l’arrivo d’un auto e l’altra. Era giunta alla vettura posteggiata accanto al marciapiede con la borsa di traverso. Appena sul sedile, con lo sportello ancora spalancato, aveva sommariamente controllato che nulla le fosse balzato fuori dalla sua tracolla rossa sempre aperta e gonfia di cose infilate. Un’occhiata superficiale a cui era sembrato che nulla mancasse, quindi aveva chiuso la portiera ed era ripartita.
Erano giorni che s’affannava in corse contro il tempo che incalzava, con la testa zeppa di roba da non dimenticare. Un sospiro... aveva appena ritirato dall’amministratore la documentazione cartacea che le serviva. Fino al Circo Massimo era dovuta arrivare!
Adesso era la volta del bancomat, aveva solo pochi centesimi nel portamonete, poi doveva ricordarsi di fare benzina. Guardò l’orologio, mancava mezz’ora alla lezione di Pilates in palestra… sì, ce l’avrebbe fatta.
Soddisfatta per la riuscita degli incastri, nel giusto orario aveva varcato l’entrata della palestra e afferrato un tappetino, iniziando l'allenamento.
Ascoltava intenta il corpo e il funzionamento dei suoi muscoli nella piena concentrazione della prima metà della lezione, quando fece improvvisamente ingresso nella sala una delle promoter della palestra che, brandendo un cordless e scavalcando i corpi stesi a terra, chiese: “Qui fra voi c’è Dora Salinas?”
Disorientata Dora si volse, per qualche attimo riflettè all’inaspettata domanda, poi si scosse:
“Sono io!”.
Si alzò per andare incontro alla ragazza che le porgeva il telefono.
- Pronto?Dora, confusa, cercava di riordinare le idee, si avvicinò alla sua borsa appoggiata in un angolo sul parquet, e vi guardò dentro. Il cellulare non c’era.
- Mamma!? Hai perso il cellulare?
- Il cellulare? …no! …non penso!
- Sì, mamma, lo hai perso! L’ha trovato un signore, è uno straniero. Ha chiamato Cinzia, non so come e perchè proprio Cinzia! Lei ha provato a telefonare a casa, ma io non ero ancora tornata. Quindi sua figlia ha avvisato Elena appena è uscita di scuola, ed Elena ha chiamato me. Ho cercato il numero della palestra per rintracciarti! Sei veramente fortunata! Hai trovato una persona onesta… È al Circo Massimo, ma ha detto che adesso prenderà la metropolitana e tornerà a casa, a Ostia. Che vuoi fare? Gli dico che andrai a Ostia?
- Sì… è vero, non ho il cellulare… a Ostia? Eh, va bene, andrò a Ostia… Accidenti!In fondo alla borsa Dora aveva un vecchio cellulare che usava raramente. Lo accese.
- Allora? Che faccio? Dai! Lui deve prendere la metropolitana per tornare a casa!
- Aspetta! …Sta andando alla metropolitana? Allora digli se per piacere può scendere alla fermata di S. Paolo, io fra 10 minuti sarò lì. Accendo l’altro cellulare, richiamami per dirmi che cosa ti risponde.
Gli occhi che prima erano socchiusi e sdraiati sui tappetini, ora erano tutti puntati su di lei. Si giustificò: “Ho perso il cellulare!”
Qualcuno replicò: “E quello?”
- No, questo è uno vecchio, che non uso…Raccolse tutta la roba e si defilò nello spogliatoio. Squillò il vecchio cellulare.
- Mamma, sei proprio fortunata! È una persona buona e onesta! Veramente una persona gentile! Sta andando a San Paolo per riportarti il cellulare!In un battibaleno aveva di nuovo i vestiti addosso, e in un lampo era in auto diretta alla Basilica di S.Paolo. Quando si fermò, provò a comporre il proprio numero dal vecchio cellulare con la batteria già scarica. Squillò a lungo, un tempo interminabile. Infine una voce pacata, bassa, dal timbro straniero le rispose.
Dora improvvisò.
- Salve! Sono la proprietaria del cellulare che ha trovato…- Signora… non si preoccupi… sto arrivando, sto arrivando… Cinque minuti… signora, cinque minuti e sono lì. …Sono a fermata di Garbatella. Cinque minuti, signora.
- Va bene, grazie!
Dora Salinas entrò nell’atrio della Metropolitana. Si avvicinò alla barriera, e pensò che non sapeva come riconoscere quell’uomo. Sentì il rumore del treno che giungeva da Garbatella. Ormai stava per scendere.
Vide arrivare molte persone dalla scala mobile, pensò di richiamare per riuscire a individuarlo tra la gente. Dopo molti squilli sentì la voce straniera spazientita:
- Signora… Ecco… Ora!La batteria del vecchio cellulare cedette e si spense.
- No, la sto chiamando perché non so come riconoscerla…
Guardò le persone che a frotte arrivavano verso la barriera, cercò d'individuare volti stranieri. Sarà stato bianco o di colore? L’intuito le suggeriva bianco. Mentre osservava i volti che giungevano di fronte a lei, vide un uomo che lentamente abbassava il braccio, prima sollevato verso l’orecchio, e lo infilava in tasca. Fissò lo sguardo su di lui, gli puntò gli occhi negli occhi impunemente, lui si lasciò catturare dalla traiettoria visiva ma con perplessità. Dora invece fermò lì il suo sguardo, in quegli occhi di sconosciuto, senza distoglierlo all’avvicinarsi dell’uomo. Quando lui le fu ormai vicino, con sicurezza esclamò: “È lei!”.
Lo sguardo serio dell’uomo per un attimo divenne quasi divertito.
Prima di risponderle una pausa ancora, poi, nell’inizio d’un sorriso replicò: “No!”, burlandosi con gioco dell’audacia di Dora.
- È lei! -, ripetè Dora sorridendo certa.Dora lo prese incredula dalla mano dell’uomo, chiedendo notizie anche dell’involucro. Lui aprì l’altra mano, mostrandole la custodia rossa.
- È questo? - chiese lo straniero estraendo dalla tasca il suo piccolo trofeo, dando continuità al breve gioco di scambi.
- Ah, grazie! Grazie mille! È stato veramente gentile, non so come ringraziarla! Cosa posso offrirle? Non so come sdebitarmi!L’uomo sorrise, scosse la testa, la prese sottobraccio conducendola fuori dall’atrio della metropolitana.
- Signora, non importa. È stata fortunata! Ho visto che aveva molti numeri in rubrica, come faceva se lo perdeva?
- Sì, infatti! Per questo vorrei ringraziarla… Accetta dei soldi? Una ricarica per il suo cellulare? Come posso fare?
- Venga, Signora, cerchiamo un fioraio, con soldi compriamo due rose, una per lei, una per sua figlia… Domani è 8 marzo, festa della donna, sono io che devo offrire a lei!
Dora, che si era lasciata condurre, quando comprese sottrasse il braccio, pronta replicò:- Ah, no! Allora le offro un caffè! Un caffè lo accetta? Ecco, lì c’è un bar!L’uomo cambiò espressione, forse non aveva capito, ebbe un impercettibile dondolìo del capo, come un dissentire. Dora restò a guardarlo, lui riprese a parlare:
- Va bene, un caffè sì.
Entrarono, Dora ordinò.
Aspettando i due caffè presero a dialogare.
- Dove ha trovato il cellulare? M’era caduto mentre correvo!
- Era vicino al marciapiede, accanto a un auto posteggiata. La mia borsa era lì per terra, così. Poi aperto, e visti tanti numeri in rubrica… Fortunata signora, qualcun altro lo avrebbero potuto tenere! …Io invece non ho molta fortuna…
- Non ha fortuna? Da quanti anni è qui?
- Dal 2000, qui lavoro, sono solo…
- È solo? La sua famiglia è al suo paese?
- Sì, in Romania… Ho una figlia…
- Quanti anni ha?
- Il 28 marzo fa 23 anni…
- Ah, è dell’ariete, come me! Si intende dei segni zodiacali?
- Gli uomini rumeni come me, di 50 anni, o 45, o 40, hanno studiato molti anni, 20’anni. In Romania, con regime comunista, c’era obbligo di studiare tanto! Se io non andavo a scuola, veniva polizia ad arrestare mio padre… Oggi i ragazzi rumeni di 19, 20 anni, non sono come noi uomini più grandi, loro guardano ai paesi dove c’è democrazia… Ma non tutto ciò che c’è in democrazia è buono…Dora osservava il volto dell’uomo, volto segnato, ma mite. Gli occhi e la fronte esprimevano amarezza. Sembrava volerle trasmettere tanti pensieri, seppure le parole divenivano sintesi in una lingua che non gli apparteneva. Sembrava volesse dirle di non ritenere che i rumeni fossero cattivi, sembrava voler lavare, con la dolcezza dei suoi gesti, le idee infamanti scatenatesi sul proprio popolo. Lui aveva trovato un cellulare, lo aveva restituito.
Lei lo sapeva, e sapeva che quell’uomo aveva fatto molto più di ciò che avrebbe intrapreso qualsiasi altra persona della sua città. Addirittura glielo aveva riportato dopo essersi prodigato per rintracciarla.
Avrebbe voluto regalargli un dolce, c’era una pasticceria lì accanto, glielo propose, ma lui di nuovo rifiutò:

- Se dico no, resta no. Non insista - le rispose col sorriso.Si avviarono verso l’entrata della metropolitana in silenzio. La varcarono. L’uomo si volse verso di lei porgendole la mano.
- Va bene, smetto.
- Signora, la saluto.Dora gliela strinse forte sorridendo grata.
- Aspetti! Non so il suo nome! Come si chiama?
- Gheorghe. Giorgio…
- Le auguro buona fortuna, Gheorghe…
by
danDapit
12
pensieri e risposte
Subject: Attualità, racconti, Riflessioni, Storie di vita
02 marzo 2008
Da dandapit silente e latitante...Un sorriso per tutti!
Dare to believe there's a song in your heart
Dare to believe in your dreams
Nothing can stop you from playing your part
As long as you dare to believe.
Too many people hold themselves back
When they should be reaching out
Too many people on the wrong track
Led astray by a seed of doubt
We don't have to live that way
The sun is up on a brand new day.
Dare to believe...
Too many people say it's alright
Never see a need to change
Too many people hiding their light
Underneath a cloud of pain
We don't have to bow our heads
Lift them up sing for joy instead.
Dare to believe...
And there's no time like the present time
I'm gonna go non-stop
Right now
I've found something that I know is mine.
Dare to believe...
"OSA CREDERE"
Osa credere che c'è un canto nel tuo cuore.
Osa credere nei tuoi sogni.
Niente potrà impedirti di fare la tua parte
finché continuerai ad avere il coraggio di credere.
Troppe persone si tirano indietro
quando invece dovrebbero buttarsi
troppe persone sono sulla strada sbagliata
sviate dai semi del dubbio.
Noi non dobbiamo vivere così.
Il sole è sorto su un giorno nuovo di zecca.
Osa credere...
Troppa gente dice che va bene così
e non vede la necessità di cambiare.
Troppa gente cela la sua luce
dietro una nube di dolore.
Non dobbiamo chinare la testa.
Alziamola, invece, e cantiamo di gioia.
Osa credere...
Nessun momento vale quanto quello presente.
Voglio mettermi in moto e non fermarmi,
proprio ora.
Ho trovato qualcosa che so essere mio.
Osa credere...
[Tratto da "Alice", spettacolo composto e messo in scena dai membri della SGI-UK (Soka Gakkai Internazionale/Regno Unito) negli anni ottanta. Autori: Ian Whitmore, Indra Adnan e Philip Sawyer.]

Qualunque fiore tu sia,
quando verrà il tuo tempo, sboccerai.
Prima di allora, una lunga e fredda
notte potrà passare. Anche dai sogni
della notte trarrai forza e nutrimento.
Perciò, sii paziente verso quanto ti accade
e curati e amati, senza paragonarti
o voler essere un altro fiore.
Poiché non esiste fiore migliore
di quello che s'apre alla pienezza
di ciò che è.
E quando ti avverrà,
potrai scoprire che andavi sognando
di essere un fiore che aveva da fiorire.
[di Walter Gioia, da "Alle sorgenti dell'essere"]
by
danDapit
9
pensieri e risposte
Subject: Poesie
17 febbraio 2008
= = Carteggi 1900 # # Carteggi 2000 = =
Stati Uniti d’Europa - anno 2135 – Ricerca su scambi epistolari dei secoli 1900 e 2000.
Analisi da due fonti:
- archivi cartacei
- files da Diskteche

26 nov 1911 «Mia amata Mary, sarà un autentico Giorno di Grazia, perché stai venendo qui! Pensavo di invitarti personalmente, ma ho avuto paura di sentirmi rispondere un “no”, e ho pregato Charlotte di farlo per me. Mi ha detto che hai accettato. Allora durante tutti questi giorni non ho fatto che mettere in ordine la casa. Sto riordinando i mobili, ma, insieme, sto ripulendo le cose antiche del mio cuore e dei miei pensieri,liberandoli da vecchie ombre che non dovevano esserci più. Forse l’allontanamento che siamo stati costretti ad accettare durante questi giorni è stato benefico: le cose molo grandi si possono vedere solo a distanza.»
14 marzo 1915 «La vita non è solo “una storia raccontata da un idiota, piena di suono e di furia, ma che non significa niente”, come diceva Macbeth. La vita è un lungo pensiero. Ma non so perché, a me non piace condividere questo pensiero con gli altri. Loro lo tirano da un lato e io dall’altro, e nessuno può sostenere questa lotta mentale per lungo tempo. Mary, una delle tante cose che ci avvicinano è che il pensiero della Vita noi lo tiriamo dalla stessa parte, e non temiamo la solitudine che ciò comporta. Adesso devo uscire, e camminare al sole. Porterò con me il quaderno degli appunti, per scriverti. Quando lo faccio, riesco sempre a riordinare le idee.»

26 e 28 dicembre 1922 «In tutta la mia vita ho conosciuto solo una donna con cui mi sentissi intellettualmente e spiritualmente libero, e con la quale potessi essere soltanto me stesso: quella donna sei tu. Il momento più divino di un essere umano è quando riesce a meravigliarsi davanti alla vita, dinanzi alla totalità dell’esistenza, nella sua forma integra e pura. In te io ritrovo tutto ciò che cercavo: uno spirito che ha fatto spiccare il volo alla mia anima, che ha gettato nuova luce sulle cose antiche, che ha offerto il proprio grembo perché il mio capo potesse riposare. Adesso tu sei più vicina di prima, e sento che Dio si manifesta in tutto ciò che ci unisce.»
26/27 maggio 1923 «Il matrimonio non permette a nessuno di schiavizzare l’altro, se non in quelle aree dove tu permetti di essere soggiogato. Tantomeno concede altra libertà oltre quella che tu stesso hai deciso di consentire. Noi possiamo ricevere solo quello che diamo. Per le persone intelligenti la base del matrimonio è un’amicizia schietta, in cui si lotta per i propri sogni e per i sogni della persona che si ama. Senza questi sogni, il rapporto matrimoniale si trasforma in una serie di pranzi e cene nella cucina di casa. Non esistono due anime gemelle. Nell’amicizia e nell’amore, le due persone alzano le mani insieme per afferrare una cosa che, se fossero separate, non riuscirebbero a raggiungere.»
23 giugno 1923 «Il dolore può essere creativo. Cerchiamo di essere franchi e analizziamo il nostro caso: io ho sofferto molto per causa tua, e lo stesso è accaduto a te. Ma proprio grazie a questo abbiamo scoperto delle cose, dentro di noi, di cui non conoscevamo neppure l’esistenza. Certuni ottengono quanto di meglio esiste nella vita servendosi della gioia, altri usano la sofferenza. Ma la maggior parte degli esseri umani non si permette né una cosa né l’altra: queste persone, allora, non ottengono niente, e si limitano solo a passare per questa vita.»


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2006 - 2010 C@rteggio fra Giacomo Fortis e Gemma Arduino
10 marzo 2006 «Allora, Gemma, pensi che ci vedremo? Lascia perdere di preoccuparti dei sentimenti, e viviamoci le nostre 3 o 4 ore felici insieme! Aspetto fiducioso la tua risposta, bacini bacini»
11 marzo 2006 «Giacomo, amore, volevo chiederti una cosa… Fra pochi giorni è il mio compleanno, è da molto tempo che vorrei farmi un tatuaggio sulla caviglia e mi piacerebbe che fossi tu a regalarmelo, così mi resterebbe il tuo ricordo… Che dici, amore, ti va? Un bacio appassionato»
12 marzo 2006 «Gemma, perché non rispondi alle mie domande? Pensi che ci vedremo? Sai che i nostri incontri mi fanno molto bene, mi rinvigoriscono lo spirito!
Mi chiedi un tatuaggio per il compleanno? Ma certo, sì, ti faccio questo regalo. Non domandarmi però di venire ad accompagnarti mentre stanno lì a bucherellarti! …Allora ci si vedrà? Rispondi senza rigirare i discorsi. Tuo, almeno per il momento, Giac»
7 luglio 2006 «Ho capito d’amarti, Giacomo, e sono felice, felice d’amarti!»

7 luglio 2006 «Tu sei pazza Gemma! T’avevo avvertito di non innamorarti, ora te la dovrai cavare da sola. Per me l’amore non esiste, se esistesse, chi ama dovrebbe fare tutto ciò che desidera l’amato. Tu sei disposta a fare ciò che io voglio?»
4 settembre 2007 «Mi sono spaventata nel sapere dei tuoi problemi di salute, ed io che ero distante! Ti voglio molto bene Giacomo, e desidero che adesso restiamo in contatto»
5 settembre 2007 «Mi ha fatto piacere risentirti. Anch’io ti voglio molto bene. Sei la mia amica di sempre, Gemma, e sempre lo sarai»
31 gennaio 2008 «Cara la mia Gemma, tu che mi chiami “amore” e che dici d’amarmi, non fai che scrivere cose brutte di me! Che non mi piacciono i cambiamenti, che preferisco che ogni cosa resti ferma, dici che sono un individuo pieno di paure, parli di mie imposizioni… In conclusione sulle tue lettere risulto essere quello che vuole gestire e tenere tutto sotto controllo! Ma ti sei chiesta chi ami, Gemma, un barbaro del genere? Questo è amore, per te, cara Gemma?»

12 febbraio 2010 «Giacomo... mi hai detto che desidereresti rivedermi, ma io non vorrei che lo scopo fosse unicamente sessuale. Mi piacerebbe che ci facessimo le coccole, e scambiassimo parole, sorrisi, sguardi… Ti andrebbe se ti invitassi a pranzo? Preparerei un bel piatto di pasta al forno, come facevo una volta, verresti uno di questi giorni?»
13 febbraio 2010 «Tesoro, sì, a pranzo verrei volentieri, ma tu sai che per me non sono importanti le coccole e la pasta al forno, vero? Sai bene che è altro di te ciò che voglio assaporare… Gemma, non te la tirare! Dimmi, tesoro, mi desideri? E quanto? Già il mio corpo è sull’attenti al solo pensiero… Ti bacio con passione»
**(14 febbraio 2010)**
15 febbraio 2010 «Amore, desidero coccole, carezze, baci e tenerezze, sguardi affettuosi, momenti dolci. Ci vogliamo bene, molto bene, e mi fa piacere rivederti dopo così tanto tempo. Sono stata io a ricercarti nonostante le cose accadute, e le coccole le ho chieste a te, non a a caso… Vediamoci, viviamoci i nostri bei momenti, poi sai, dalle coccole si può arrivare in modo naturale ad altro…»
15 febbraio 2010 «Gemma, tu mi stai ricattando! Mi stai dicendo che, o ti faccio le coccole, o non me la dai, non mi sta bene come poni la faccenda. Se io vengo da te non voglio solo coccole. Sai che non ti amo e che il coccolarsi non è roba per me, ma ti desidero. Anche tu una volta mi desideravi, mi ricordo quali cose carine mi dicevi per invitarmi a venire da te… Non penso ci vedremo se continui con questo ricatto! Non più tuo, Giacomo.»

**Riferimento Parentesi**:
La data del 14 febbraio 2010 viene riportata in seguente segmento, risultando elemento discordante nella seguenza dello scambio tra il Fortis e l’Arduino.
Dalla registrazione del file emergerebbe che in tale data Giacomo Fortis inviò a Gemma Arduino un video con una canzone cantata da celebrità di metà del ‘900: Frank Sinatra.
Gemma Arduino avrebbe riposto inviandogli la traduzione del testo in italiano.
Si riporta integralmente contenuto e-mail dell’Arduino:
"Come Rain or Come Shine" (traduzione)

«Sto iniziando ad amarti, come nessuno ti ha amata
Venga la pioggia o venga il sole a brillare
Alto come una montagna, profondo quanto un fiume
Venga la pioggia o venga il sole a brillare
Immagino che quando mi hai incontrato, era soltanto una delle tante cose
Ma non hai mai scommesso su di me, ché sto iniziando ad essere vero se tu me lo permetti
Tu stai iniziando ad amarmi come nessuno ha amato me
Venga la pioggia o venga il sole a brillare
Saremo lieti insieme, infelice insieme
Ora non si vorrebbe che ci sia solamente lo star bene?
I giorni possono essere nuvolosi o soleggiati
Noi siamo con o senza denaro
Ma io sono sempre con te
Sono con te con la pioggia o il brillare del sole
I giorni possono essere soleggiati o nuvolosi
Noi siamo con o senza soldi
io sono con te, baby
sono con te con la pioggia o il sole che brilla»

La ricerca condotta è puramente a fini di studio analitico-comportamentale nell’ambito dello sviluppo affettivo dell’individuo attraverso l’evoluzione storico-sociale.
- a cura di "Elite scientifica Stati Uniti d'Europa"-
by
danDapit
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pensieri e risposte
Subject: Carteggi, Esercizi di Scrittura, Riflessioni, Storie di vita






